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Storie milanesi: villa La Simonetta

villa la simonetta 1726 milanoVi voglio raccontare una storia che risale a molto tempo fa, e che vede protagonista la nostra città di Milano.

Dovete sapere che in città è presente, già dall'inizio del XVI secolo, una villa, detta Villa La Simonetta, che era posseduta dalla nobile Casa Simonetta, la quale possedeva, al suo interno, la caratteristica di avere un formidabile eco il quale riproduceva la voce sino a settantacinque volte, infatti, si racconta che i milanesi domandavano all'eco: "Eco, come si fà a fà tanta robba?" e per cinquanta volte si sentivano ripetere: "robba, robba, robba!" Ossia, ruba, ruba, ruba! La villa fu commissionata da un certo Gualtiero Bascapè, che era il cancelliere di Ludovico il Moro, il quale aveva acquistato un fondo agricolo coltivato a vigna dall'Ospedale Maggiore di Milano. Il nome della villa  fu "La Gualtiera", ma poi, durante il prosieguo della storia, la villa passò al governatore di Milano Ferrante Gonzaga, successivamente alla famiglia Simonetta che mutò il nome della villa e che, nonostante altri passaggi di proprietà, conserva sino ad oggi questo nome. Ebbene, si racconta che la villa fu presa in affitto dalla Compagnia della Tèppa, che la usava come suo ritrovo. Il termine lombardo tèpa significa musco – muschio, mentre tèppa è il nome botanico della "borracina" appartenente alla classe dei muschi. A Milano, sotto il periodo natalizio si sentivano i venditori gridare: "tèppa e làòr", ossia comprate muschio per la capanna di Natale.

Verso il 1816/17 si costituì appunto una compagnia di giovani, definita dall'Angiolini, l'autore di un vocabolario milanese-italiano: "una compagnia di giovinastri, prepotenti, crudeli, che fanno il male per amore del male e per smania di sbravazzare". Inizialmente la compagnia si riuniva nei pressi del Castello Sforzesco di Milano, nei cui prati vi era parecchio muschio. Pare tuttavia che nella compagnia vi fossero anche personaggi appartenenti all'aristocrazia e alla borghesia, spesso per evitare di essere mira delle loro burle e vandalismi. Si ricorda ad esempio il pittore Filippo Comerio. Il capo di questa combriccola pare fosse un certo Mario Bichinkommer, di origini svizzere, che però nacque a Milano in via de' Pennacchiari. Un personaggio astuto e pieno d'iniziativa, che odiava gli austriaci occupanti la città. Un giorno attaccò alla statua romana posta sotto i portici di corso V. Emanuele II, che i milanesi chiamavano: "Scior Carera o Omm de preja", alcuni versi in onore dell'imperatore austriaco che veniva in visita alla città.

Dicevano così:

- Tutti si lagnano, io non mi lagno

perché ho Francesco per compagno.

Evidente la presa per i fondelli.

Partito l'imperatore, ecco apparire un altra invettiva, che diceva così:

- Verona, città giuliva

l'applaude quando arriva;

Milano che sa l'arte

l'applaude quando parte.

L'altre città, che la pensan bene

l'hanno in c... quando parte e quando viene.

Comunque, il personaggio che affittò La Simonetta, era soprannominato "el mazzasés o Barone Bontempo", e forse sovvenzionava pure la Compagnia della Tèppa, che comunque fu sciolta nel 1821 dalla Polizia in seguito a questo episodio.

Si racconta che un giorno decisero di sequestrare un nano, piuttosto violento e prepotente, detto "el nan Gasgiott". In milanese il "Gasgiott" è il Ghiandaiotto o Passerotto. A questi ne unirono altri e li rinchiuserono nella villa La Simonetta, poi, non si sa se convinte o con la forza, vi portarono alcune signore di dubbia moralità facendole vestire sontuosamente per un gran pranzo, un ballo e sollazzi vari. Fatto ciò le introdussero dai nani, i quali le considerarono delle prelibate prede. Nacque un tafferuglio indescrivibile e apparvero armi e coltelli. Il tutto culminò con l'arrivo della Polizia.

Sfrattati quelli della Tèppa, La Simonetta divenne casa e laboratorio dei lavandai, che la ridussero in condizioni pietose.

Durante la Prima Guerra Mondiale la villa ospitò, suo malgrado, una compagnia di soldati, che finì di completare l'opera iniziata dai lavandai.

Un altro pezzo di storia della nostra bella Milano. Tutto vero? Forse si o forse in parte, così ci raccontano alcune vecchie pagine.

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