Uomo: sommo male?

Divergenze di opinione (I parte)

Prima di tutto permettetemi di motivare la parentesi: l'ho aggiunta successivamente perché credo che con un titolo del genere si possa raccontare all'infinito, data la notevole pluralità di opinioni che esistono in merito ad ogni concetto, grazie alla filosofia greca e soprattutto a Socrate e ai suoi interrogativi, che purtroppo conosciamo solo nella veste platonica.
In realtà questo articolo nasce dalla decisione di condividere una riflessione suscitata da un'affermazione emersa durante un dialogo con una persona a me molto cara, conosciuta a Milano, nell'ambito universitario.
L'espressione era: “Io, essere umano, sono sommo male, colmato di bene solo dalla infinita bontà divina”.
Premetto, come continuo a ripetere ai miei amici, che la forma scritta non rende giustizia a questi pensieri e riflessioni che si giustificano solo nel dialogo e nella meditazione congiunta, come diceva Platone nella celebre Epistola VII, inviata al tiranno di Siracusa.
In ogni caso, in estrema sintesi, non condivido assolutamente che l'uomo sia sommo male, sulla base della Scrittura, con particolare riferimento a Genesi, in cui viene detto a proposito della creazione dell'uomo: “Dio vide la sua opera e vide che era cosa molto buona” non molto malvagia. Pertanto non mi sento di pormi in contrasto con essa. 
L'uomo ha in sé lo Spirito di Dio, il soffio vitale e poi è creato a immagine di Dio, quindi può e deve scegliere cosa essere sempre e in ogni momento, proprio in nome della libertà, prerequisito divino, che gli è donato come presupposto della facoltà della mente denominata volontà.
Una immagine di qualcosa di buono non può essere assolutamente malvagia, se lo diventa è conseguenza di una libera scelta.
La creatura che Dio ha posto al centro del mistero della creazione, al punto da passare da un initium a un principium, per riprendere i termini agostiniani del problema, io non la posso concepire come sommo male.
Se, viceversa, scegliesse del tutto liberamente di essere tale, nulla si potrebbe tentare per dissuaderla.
Solo una personale decisione al bene, porta frutti di bene. Se poi questo bene non è perfetto o non si realizza come da progetto... Un filosofo medievale ampliando la riflessione di Agostino dice che davanti a Dio la volontà corrisponde con la realizzazione dell'atto.
Non credo che si possa dare una spinta maggiore di questa al positivismo per ottenere un vero impegno al bene.
Quanto alla mia affermazione precedente potrei supportarla con la mia esperienza personale, avendo tentato per due anni di distogliere una persona da una scelta negativa, senza esserci riuscita minimamente e avendo solo danneggiato me stessa in modo del tutto inconsapevole. Sono convinta, però, che ogni caduta ha il solo fine di farci rialzare più forti e più determinati di come eravamo in precedenza.
Gesù Cristo condivide con noi la sua vita immortale, ma il bene è già in noi.
Egli ha rivelato che Dio abita nei nostri cuori, come afferma Didachè 9; non ce l'ha fatto abitare a forza...
Tant'è che mi viene in mente proprio un caso che ho avuto sott'occhio di recente preparando il catechismo: l'incontro di Gesù col giovane ricco.
Certo, l'incontro con Dio cambia la vita, ma solo se chi lo incontra è disposto ad accoglierLo con tutte le novità che comporta il suo passaggio.
Concludendo, io sono pienamente convinta di incontrarLo nelle persone che incontro ogni giorno.
Ognuno è portatore di un messaggio e depositario di un compito che è tenuto a svolgere al meglio.
Ogni percorso a suo modo porta alla meta, nostro dovere è camminare, confidando sempre in Colui che ci da la forza (citando Paolo), lungo la nostra via, per giungere laddove Egli è.
E allora diamoci la mano e tutti insieme camminiamo!! (Citando da “Acqua siamo noi” di C. Lubich)

Anna Chiara Ronchi

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