Ai Filodrammatici una stagione all'insegna dei mostri

  • Viviana Gariboldi

filodrammatici mostriIl teatro è fatto di... mostri! È il titolo della stagione 2018-2019 del Teatro Filodrammatici, che nelle intenzioni dei direttori Tommaso Amadio e Bruno Fornasari si propone di interrogarsi e interrogarci sulle nostre convinzioni più profonde e sul pre-giudizio di sentirsi sempre dalla parte del giusto, togliendoci dalla nostra posizione di comodità per farci vedere la complessità del reale da diverse angolature. Si tratta di un ulteriore passaggio rispetto all'idea alla base della grottesca commedia all'italiana di Risi a cui si pensa immediatamente quando si parla di “mostri”, infatti non è più solo un disvelamento della mostruosità insita nella nostra quotidianità, ormai i mostri sono tra noi, lo sappiamo, e sappiamo anche di esserlo talvolta noi stessi, nelle nostre azioni. Il punto della stagione è scoprire quanto e perché possiamo essere mostruosi nella non-azione, nella pretesa di essere migliori e nel giusto, e nel presupporre sempre che quella porzione di conoscenza che ci è assegnata possa essere considerata come il tutto.

Da questi presupposti la stagione dei Filodrammatici snocciola titoli di enorme appeal, in equilibrio tra le riletture dei classici e la drammaturgia contemporanea, avvelendosi anche dello scambio con altre realtà della scena milanese quali Teatro dell'Elfo, Teatro della Cooperativa e Teatro-i con il suo progetto di drammaturgia europea Fabulamundi-Playwriting Europe, collaborazioni pensate per ampliare e variegare l'offerta per il pubblico di riferimento.

Spazio allora a riletture gioiose come Jekyll on Ice di Paolo Nani, una visual-comedy che narra la trasformazione di un timido gelataio dedito agli esperimenti in un rocker assatanato; il pluripremiato La Lettera, sempre di Nani, ispirato ai celeberrimi Esercizi di Stile di Queneau; Racconto del Mostro, in cui Elio De Capitani narrerà il punto di vista della creatura nel duecentesimo anniversario del Frankestein di Mary Shelley, accompagnato dai disegni di Ferdinando Bruni, di cui tra l'altro dal 6 novembre al 19 dicembre si potrà ammirare negli spazi del teatro una personale di opere ispirate a De Sade; Per la Ragione degli Altri, tratto da Pirandello, produzione della giovane compagnia Alchemico Tre, doppia vita di un padre e marito nello spaccato della provincia che si erge a pubblica piazza. La stessa provincia che si ritrova nella rielaborazione di un recente fatto di cronaca, il delitto Rosboch, visto attraverso il filtro del mito di Eco e Narciso da Giuliano Scarpinato in Se Non Sporca il Mio Pavimento – Un Mélo. Grande interesse riveste poi l'attesa data unica del 26 novembre di Uccidete Socrate! Ovvero come la democrazia ateniese si liberò di un personaggio scomodo di Ermanno Bencivenga, che ripercorre la fondamentale figura di Socrate, filosofo che tanto ha contribuito al pensiero non solo europeo, qui visto nel suo aspetto di cittadino che chiede conto ai potenti di quali siano le fondamenta del proprio potere, "tafano che tormenta un grosso e placido cavallo", straniero nella propria terra, scomodo eppure dignitoso nell'accettare una morte ingiusta ma coerente con le leggi. Senza dimenticare gli spettacoli proposti per le scuole: E intanto Enea; Antigone -non solo una tragedia; Iliade-due voci per un canto, tutti per la regia di Tommaso Amadio

Grandi classici legati all'attualità, come si vede, bilanciati da un'attenzione alla drammaturgia coontemporanea: Il giorno del mio compleanno (So Here We Are) di Luke Norris, premio Bruntwood 2013, sulla difficoltà ad accettare la vita adulta; Fragile intreccio di sette storie di immigrazione a Londra, portata in scena della neonata compagnia Caterpillar, formata da giovani diplomati under 30 dell'Accademia dei Filodrammatici, La Prova di Bruno Fornasari, testo che sviluppa all'interno dei conflitti uomo-donna, lavoro-vita privata l'urgenza di riflettere sui predatori sessuali ma anche sulle opinioni scambiate per verità. Differenze di genere (o di etnia) che invece non importano in Un Intervento del pluripremiato giovane drammaturgo inglese Mike Burtlett, che vede l'intervento militare in Iraq irrompere nelle vite di due amici, mentre il mondo intorno continua apparentemente il suo corso. In effetti, cosa fa virare le nostre vite? Sembra essere questa la domanda alla base di Ritratto di Dora M di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: Dora M, Dora Maars, amante di Picasso e da questo forse troppo condizionata.

Nessuna pietà per l'arbitro di Emanuele Aldrovandi sembra quasi disvelare quel residuo di finzioni teatrali in cui amiamo celarci per catapultarci in una realtà famigliare e post-ideologica (termine forse abusato ma immediatamente riconoscibile nelle sue implicazioni) quotidiana, in cui un fallo non fischiato in una partita di calcio è il punto di partenza per una riflessione sulla nostra società e i suo valori rivendicati o dimenticati.

Una fotografia cinica, impietosa e grottesca anche rivolta verso la cellula base della nostra società, la coppia, quella proposta con intelligenza dai direttori dei Filodrammatici, sicuramente non scevra da proposte apertamente leggere come il musical Appiccicati (in senso letterale!), ridicolizzanti come Ore D'Amore che vede la camera da letto trasformarsi in un ring di pugilato, o psicosomatiche come in Senza Glutine.

Un mix eterogeneo e diversificato, che sembra quasi un contraltare alla società omologata e priva di conflitti anelata in Beyond Fukuyama – felici-bum-tà! del giovane drammaturgo austriaco Köck.

Non resta che addentrarcisi e rispecchiarcisi come in un prisma, alla ricerca del proprio mostro personale.

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