Al Teatro Libero Hedda Gabler e il male di vivere

 

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Non è semplice per lo spettatore contemporaneo lasciarsi attrarre da Hedda Gabler, cupo e decadente dramma di Henrik Ibsen, da questi composto in un'epoca (fine del XIX secolo) apparentemente così lontana dalla nostra. Un'epoca scossa dal fremito di una profonda crisi valoriale che, nelle opere del drammaturgo norvegese, trovò efficacissima espressione tramite personaggi indimenticabili come Peer Gynt, Nora e appunto la stessa Hedda Gabler. Figure queste, tutte strenuamente in lotta con le convezioni e le regole caratteristiche della società del loro tempo.

Non è semplice provare a entrare nell'opprimente atmosfera del salotto «borghese» di casa Tesman, gigantesco acquario nel quale nuotano sommersi i personaggi della storia il cui dibattersi senza apparente via d'uscita nell'intrecciarsi ansioso delle loro vicende, è oggetto di osservazione curiosa, divertita e lievemente angosciata di un pubblico, noi, abituato a gustare con rassicurante compiacimento drammi e tragedie altrui proprio perché non sembrano riguardarci direttamente.

Non è semplice, ma fa gioco farlo. Perché quando permettiamo alla «quarta parete» di dissolversi e ci caliamo con partecipazione emotiva in ciò che accade sulla scena, anche noi non possiamo fare a meno di sentirci come pesci dentro una boccia di vetro, fiamme destinate a bruciare intensamente per poi spegnersi piano, come i frammenti del libro di Lovborg che Hedda distrugge, sperando di suscitare nell'amante un gesto eroico/romantico che non avverrà.

L'allestimento proposto dalla regista Cristina Pezzoli con scene e luci di Paolo Calafiore e costumi di Rosanna Monti, rende con buona efficacia la tensione subacquea del testo di Ibsen in cui brilla una fragile e altera Monica Faggiani nel ruolo di Hedda Gabler affiancata da un cast di ottimo livello composto da Laura Anzani, Marco Brinzi, Monica Menchi, Dario Merlini, Angelo Tronca con la partecipazione straordinaria di Rosalina Neri.

La figura di Hedda Gabler racconta la «noia», il male di vivere, la perenne insoddisfazione legata alla percezione della trivialità del tutto. L'incapacità, comune a molti al giorno d'oggi di dare una dimensione alla propria esistenza, di fare progetti e scelte, nell'illusione di vivere in un romanzo meraviglioso le cui pagine, però, non abbiamo il coraggio di scrivere.

Hedda Gabler è in scena al Teatro Libero dal 14 al 28 aprile (dal lunedì al venerdì ore 20.30, domenica ore 16.00, riposo 21, 22, 23 aprile)

 

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