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  • Dio Pluto. Ferrini, Aristofane e la distribuzione della ricchezza in scena al Carcano

Dio Pluto. Ferrini, Aristofane e la distribuzione della ricchezza in scena al Carcano

  • Viviana Gariboldi

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Money makes the world go around cantava Liza Minnelli in un celeberrimo film, dipingendo grottescamente una società nella quale i soldi riescono a lenire qualsiasi sofferenza.

Marx ne Il Capitale evidenziava il legame indissolubile che vincola il denaro e i sistemi di produzione che caratterizzano una società alla struttura formale che tale società assume, siano esse schiavismo, feudalesimo o liberismo.

Senza entrare in politica, bisogna ammettere che il tema della ricchezza è giunto ormai ad assumere quasi connotati morali, legandosi alla dignità di una nazione o di un individuo, che a seconda delle disponibilità economiche e della capacità di solvenza vengono giudicati più o meno "credibili", di fatto assogettando un termine morale alla materialità.

La stessa incidenza che le tematiche economiche hanno ormai assunto nei discorsi quotidiani di fronte a un caffè e una brioches mostra come esse abbiano monopolizzato riflessioni e aspirazioni di tutti noi, sino a rendere ormai comuni termini tecnici come spread, inflazione, decrescita (più o meno felice), BCE, Fondo Monetario Internazionale.

La questione della distribuzione della ricchezza non è comunque una scoperta dell'era industriale, ma è connaturata alle origini dell'uomo, e come spesso accade, proprio a chi si è occupato dell'Uomo, ai classici antichi, bisogna tornare per aiutarci a rielaborare il presente.

In questo caso Jurij Ferrini con Dio Pluto, in scena al Carcano dal 14 al 25 marzo, torna ad Aristofane, massimo esponente della Commedia Attica Antica, adattandone il Pluto con minimi accorgimenti volti a semplificare gli interventi all'epoca affidati ai Cori (intermezzi cantati e danzati) e a modernizzare i momenti di satira e dileggio, già abbondantemente presenti nelle Commedia Antica, con bersagli facilmenti riconoscibili dallo spettatore moderno.

Il risultato è riuscitissimo, il 388 a.c. di Aristofane e il 2018 d.c. nostro e di Ferrini si sovrappongono senza sfaldature. Una piacevole scoperta per chi non ha dimistichezza con il teatro antico e una conferma per gli amanti della cultura classica, che già sanno quanto il pensiero greco sia sempre fecondo di riflessioni utili per i nostri giorni. In effetti il motivo della loro attualità è semplicissimo e affascinante: gli antichi si concentravano sull'Uomo. Non c'è tecnologia mille-punto-zero che tenga: la natura dell'Uomo, le sue paure, i suoi ideali e i suoi opportunismi è sempre quella, e in Dio Pluto ci si specchia con graffiante realismo.

Spaventato dalla possibilità che il figlio possa sacrificare la propria integrità morale al desiderio di ricchezza, e preoccupato dalla constatazione che ricchezza e onestà non sembrano andare di pari passo, Cremilo si reca a Delfi assieme al suo assistente Carione per consultare l'oracolo. La risposta dell'oracolo è, al solito, enigmatica: Cremilo dovrà seguire la prima persona che incontrerà. Costui sarà uno straccione cieco, che poi si rivelerà essere nientemeno che Pluto, dio della ricchezza. Convintosi che proprio nella menomazione della divinità, che non gli consente letteralmente di vedere i meriti delle persone, risieda l'iniqua distribuzione della ricchezza, Cremilo si adopera per ottenerne la guarigione. A nulla valgono i moniti di Madonna Povertà (Povertà, non Miseria) che rivendica la sua parentela con Moderazione e avverte contro la mollezza che può assalire una società sazia, in cui non esista più il bisogno a spingere la gente a lavorare. Cremilo è un integro, la sua utopia funziona sulla carta, ma la natura dell'Uomo (e anche quella delle divinità) non sempre si accorda alle utopie.

Illuminati da luci crude, che sembrano volerci suggerire un mondo in cui è tutto bianco o tutto nero, Ferrini (autore dell'adattamento, interprete di Cremilo e regista), Francesco Gargiulo, Rebecca Rossetti (a cui va un plauso per l'eclettismo dei vari personaggi a cui dà corpo), Federico Palumieri e Andrea Peron si muovono, corrono, danzano e cantano in un mondo di pietraglie e rovine, degno specchio dell'umanità ritratta nella commedia, fatte di sacchi ammucchiati.

L'accumulo che è alla base dell'iniqua distribuzione dei beni ci guarda dal palco.

Da vedere.

 

Teatro Carcano

corso di Porta Romana 63, Milano

dal 14 al 25 marzo

prezzi: da 34 a 13,50 euro

info e prenotazioni: 02 55181377 - info@teatrocarcano.com

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