Disgraced. Jacopo Gassmann esplora ipocrisie e drammi dell'intercultura ai Filodrammatici

  • Viviana Gariboldi

disgraced leggeraDisgraced, una produzione Fondazione Luzzati / Teatro della Tosse e Teatro di Roma in scena a Teatro Filodrammatici dal 20 al 25 marzo con la regia di Jacopo Gassmann, è uno spettacolo da vedere. Non solo per l'indubbia bravura degli attori (Hossein TaheriFrancesco VillanoLisa GalantiniSaba AnglanaMarouane Zotti) sempre perfetti in una credibilissima recitazione intensa e mai forzata, ovviamente non tanto per il richiamo del nome del regista, che si dimostra abile nel compensare il realismo recitativo e scenografico con lo straniamento delle scelte musicali, distorte e disturbanti, e con la progressiva metamorfosi delle proiezioni video, che virano dal supporto didascalico per il ritratto del moro Juan di Velasques alle metaforiche ombre che si spargono sul lucidissimo e patinato spazio scenico, attraverso un peregrinare di folla e passi alla ricerca di una identità che coniughi radici e narrazione di sé.

Disgraced è uno spettacolo da vedere perché scomodo. Scomodo è riflettere su ciò che implica emigrare alla ricerca di un futuro migliore, scomodo è avere di fronte agli occhi gli effetti del desiderio di accettati, scomodo è pensare che l'integrazione passi attraverso un coagulo di vergogna, orgoglio, frustrazione e risentimento. Scomodo è pensare alla persistenza di pregiudizi anche tra gli ambienti più liberali e multiculturali. Scomodo è interpretare l'integrazione come assimilazione. Scomodo è pensare che per l'utopico desiderio di essere come gli altri, accettato come gli altri, di successo come gli altri si possa perfino rinunciare al proprio nome. Perché il nome oltre ad essere il segno tangibile nel mondo della nostra esistenza è un augurio e un indicatore di direzione. Scomodo perché tutto ciò avviene, anche se facciamo finta di non vederlo.

Nella upper class newyorchese pienamente realizzata nel connubio abilità - possibilità, ancorché ferita dagli attentati terroristici di matrice islamica, Amir Kapoor, avvocato di successo di origine pachistana ma che si dichiara indiano, dopo aver passato una vita a occidentalizzarsi e ad abiurare la fede islamica di cui sembra riuscire a vedere solo gli aspetti meno consoni alla vita americana, per compiacere la moglie Emily, bionda artista invece affascinata proprio dalla cultura e dall'arte islamica, presenzia al processo contro un imam accusato di raccogliere fondi dalla dubbia destinazione. Complice un impreciso articolo di giornale, per Amir inizierà una parabola discendente che lo porterà ad esacerbare i rapporti con chi gli è più prossimo, nel vano tentativo di mantenere quella narrazione di sé sulla quale aveva costruito un'intera vita di maschere e camuffamenti psicologici, che vediamo sgretolarsi davanti ai nostri occhi fino a lasciare come unica traccia di sé un quadro dipinto al modo di Velasques. Ritratto di un uomo a metà, appiattito nella sua stessa immagine.

Disgraced è un testo complesso e intelligente scritto da Ayad Akhtar, autore statunitense di origine pachistana, ed ha vinto numerosi premi, tra i quali il Premio Pulitzer 2013 per il Teatro e l'Obie Award 2013 per la Drammaturgia.

Uno specchio delle inquietudini contemporanee nel quale non si può non riflettersi.

 

Teatro Filodrammatici

via Filodrammatici 1 ( ingresso Piazza Paolo Ferrari 6), Milano

dal 20 al 25 marzo

prezzi: da 22 a 11 euro - biglietto dinamico online da 10 euro

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