Edith

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Quando penso ad Edith Piaf non posso fare a meno di emozionarmi. Sono tra coloro i quali hanno amato e amano Parigi alla follia perché, come disse il grande Hemingway: «Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile». Ed Edith Piaf è stata è e sempre sarà la voce di Parigi. 

Di Parigi assai più che della Francia. Perché Parigi ha sempre avuto qualcosa di non meramente riducibile al suo status di capitale dello stato francese, un'aura internazionale, artistica, romanzesca e di sogno che nessun'altra grande città al mondo possiede. I tragici fatti che l'hanno sconvolta recentemente sanno di profanazione proprio perché sono apparsi aver intaccato non solo un luogo fisico, ma un luogo dell'immaginario di intere generazioni.

Per questo all'indomani di quei terribili eventi, al fiume di banalità e commenti fuori luogo che si sono riversati su facebook, pensai di rispondere postando «Sous le ciel de Paris» proprio di Edith Piaf. Ritenni, infatti, che solo la voce di Parigi avrebbe potuto legittimamente piangere sé stessa.

Questo lungo preambolo mi è servito per introdurre «Edith», il bello spettacolo in scena al Teatro Libero in questi giorni, dedicato alla figura della celebre cantante francese di cui si celebrano i cent'anni dalla nascita. La bravissima Sarah Biacchi con la sua splendida voce interpreta la Piaf, narrando in un lungo monologo le tappe fondamentali della sua vita, illustrate anche grazie al ricorso ad alcune delle più celebri canzoni dell'artista francese. Il pregevole accompagnamento al pianoforte è a cura di Alessandro Panatteri.

Mi sono lasciato completamente catturare dall'atmosfera di questo spettacolo e per un'ora e mezza ho assaporato la Parigi di Montmartre con i suoi artisti squattrinati, i suoi bistrot di ubriaconi senza speranza, i suoi cabaret pulsanti di vita. Ho visto Edith, bambina, cantare la marsigliese per raccogliere qualche spicciolo in compagnia del padre contorsionista e piangere nel suo Hymne a l'amour, il pugile Marcel Cerdan, protagonista con lei, di una delle storie d'amore più incredibili e strazianti di tutti i tempi.

Ho visto Edith. L'ho vista anche nel suo leggendario ritorno in scena all'Olympia, dove sfidando la salute ormai declinante, regalava al pubblico quella perla canora che è Non, je ne regrette rien e insegnava a tutti noi che di arte viviamo che sì, l'arte può vincere la morte e consegnarci all'eternità. L'ho vista e ho pianto dentro, di gioia.

Edith è in scena al Teatro Libero dal 16 al 21 dicembre (dal lunedì al sabato ore 21.00, domenica ore 16.00)

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