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Falstaff alla Scala: un Verdi che non ti aspetti

small 3779396006Superate le polemiche sul perché ad aprire la stagione 2012/2013 del Teatro alla Scala sia stata un'opera di Wagner anziché del nostrano Verdi. Lasciata l'atmosfera sognante del Lohengrin e avvicinandoci al carnevale ambrosiano, ci si rende sempre più conto di quanto un'opera come il Falstaff sia la più azzeccata da rappresentare in questo particolare periodo dell'anno.

Sarà l'aria giocherellona e faceta di sir John Falstaff, il suo fare trasandato, la pancia gonfia e l'igiene carente; sarà che la prima di quest'ultima opera del maestro di Busseto è avvenuta a Milano e proprio nell'ambito dei festeggiamenti per il carnevale e la quaresima, fatto sta che fin dalla prima scena un sorriso divertito rapisce tutti gli spettatori, per trasformarsi alla fine in applausi di viva ammirazione.

Statua Falstaff - Stratford Upon AvonFalstaff infatti non è la solita opera di Verdi. Qui non ci sono drammi, se non quello ridicolo del protagonista che pensa di poter prendere in giro delle allegre comari dalle quali però viene diabolicamente burlato. Non ci sono morti tragiche e arie malinconiche ma solo un'atmosfera che solletica e strizza l'occhio a un mondo fin troppo perbenista. Il tutto reso ancora più british, come se non bastasse l'ispirazione shakespeariana dell'opera, dalla regia di Robert Carsen e dalla direzione, qui sì assolutamente britannica, di Daniel Harding.

Mancano anche i leitmotiv tanto cari a Verdi, lo zumpappà dei detrattori del maestro italiano e il pathos di Aida, Otello o Macbeth. Solo lo spirito brioso di tutti i personaggi e una partitura che lascia disarmati immergono lo spettatore nella mente geniale di un musicista che, per suo stesso dire, compose questa commedia lirica per puro piacere personale, come più che mirabile completamento di una carriera onorata.

Giuseppe verdiA rendere i festeggiamenti del bicentenario verdiano ancora più spettacolari tre baritoni di fama mondiale, Ambrogio Maestri, Bryn Terfel ed Elia Fabbian, che si avvicendano sul palco scaligero fino al 12 febbraio, e una scenografia moderna e particolareggiata di un'Inghilterra anni '50 ma sempre legata a un modo vittoriano di vedere la società. C'è il nobile decaduto, Falstaff appunto, i nuovi borghesi, ancora in lotta per il riconoscimento del loro status, e poi l'amore soffocato dai rigidi costumi e infine la cecità di chi non riconosce un mondo che cambia.

Insomma, chi ben comincia è a metà dell'Opera! E se quest'anno la stagione della Scala la si vuole vedere come una personalissima lotta, ad armi pari s'intende, tra la severità teutonica di Wagner e la leggiadria di Verdi, pare proprio che il punteggio sia di 0 a 1.

Giuseppe Piccolo

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