Fantine. Hugo a prova di adolescenti a Teatro Libero

  • Viviana Gariboldi

fantineNel 1862 veniva pubblicata una delle opere più rappresentative del Romanticismo francese, I Miserabili di Victor Hugo, spaccato di un'umanità ai margini, in perenne bilico sul crinale che divide i poveri senza più speranza dai delinquenti per necessità, i perduti alla società da chi cerca e spera che un nuovo inizio possa giungere a cancellare il passato e a concedere un perdono alla vita.

Come qualsiasi storia, anche l'esistenza umana si può narrare in tre tappe: in principio – poi - infine. In punto di morte, sia essa definitiva o solo una tappa per passare ad una nuova identità (tante ne ha cambiate il protagonista del romanzo Jean Valjean) un pensiero disperatamente umano ci accomuna e lascia trapelare tutta la nostra finitezza: che senso ha avuto la mia vita. Nell'imponente romanzo di Hugo, il personaggio che forse più muove a compassione per l'infinita miseria della vicenda umana e per innocenza di quell'amore che la marchierà come una colpa è Fantine. La sua storia, narrata a ritroso proprio dal letto di morte, è in scena a Teatro Libero dal 18 al 22 febbraio.

Per chi non avesse dimestichezza con il personaggio, ci limiteremo a descriverla come senza famiglia, sedotta e abbandonata, ragazza madre. Ovviamente Fantine è molto di più e la sensibilità di Hugo non è parca di episodi che muoverebbero a compassione persino il più glaciale benpensante ottocentesco, ma limitiamoci agli aspetti elencati, poiché sono quelli che determinano lo stigma sociale e fanno apparire il destino della ragazza già segnato. 

Michele Mariniello, autore e regista di Fantine - Quando dal Caos nacque l'Amore, ha avuto il coraggio di scardinare completamente il personaggio omonimo dal contesto ottocentesco per trasportarlo nella realtà di oggi, in cui il degrado si respira nei grigi palazzi alveare dalle mura di carta che costituiscono lo slittamento tra la desolazione di terreni incolti, che si faticherebbe a chiamare campagna se non fosse per la puzza di letame che da lì l'aria solleva e porta con sé, e la città. Città enormi, vitali, a portata di autobus ma mai veramente raggiungibili.

In queste periferie anonime, erette per l'immigrazione proveniente dal Sud Italia e ora casa di ogni immigrazione, tra spaccio, disoccupazione, alcolismi e "gratta e perdi", lì dove la scelta di vita è simboleggiata dal fronteggiarsi di bar e oratorio, e la casa non è un luogo protetto ma un crocevia di urla da ogni pianerottolo, cresce la moderna Fantine.

Non un'orfana, ma una figlia abbandonata a se stessa da una madre scappata con un nuovo amore e un padre reso apatico dal dolore di quella fuga. Nello suo sforzo di riscrittura attualizzante Mariniello ha intelligentemente optato per il tema della genitorialità latitante.

Ovviamente i tempi sono cambiati, e alle moderne Fantine è concessa una, seppur minima, scelta. Ovviamente ogni scelta ha delle conseguenze. Tiranti, pesi e contrappesi affollano il palco e richiamano nell'immaginario una bilancia, il cui piatto non sarà mai in equilibrio, come del resto inclinato è il giaciglio di Fantine.

Basta poco a far precipitare tutto. Bastano quattro minuti per innamorarsi, basta spostare un peso e non rimetterlo al suo posto. Basta che quel peso non sia un inerte pezzo di metallo ma sia una boccia con due vitali pesci rossi. Una realtà diversa, una prospettiva, il prodotto di un contatto. Ciò che per Fantine è amore, per il figlio di patrizi è digressione momentanea dalle orme familiari. Probabilmente nessuno è assolutamente libero nelle sue scelte. Probabilmente sul piatto della bilancia l'Amore è la forza che può compensare l'Universo, può abbatterlo, ridicolizzarlo, abbruttirlo ma può anche salvarlo.

Fantine – Quando dal Caos nacque l'Amore è uno spettacolo energico, che ha il pregio di togliere le polveri pietistiche ottocentesche che ad una lettura superficiale potrebbero far apparire Hugo datato e parlare dritto alla pancia dei genitori e degli adolescenti di oggi, che si avvale di una comunicazione senza inibizioni, che non disdegna frequenti incursioni nel rap, e trae giovamento dall'atletica interpretazione di Sara Drago, che si dimostra in grado di padroneggiare spazi e personaggi senza concessioni a mollevolezze o sentimentalismi, ma trovando la sua chiave in un'asciuttezza davvero apprezzabile.

Uno spettacolo che restituisce linfa vitale a uno dei più bei personaggi di un caposaldo della letteratura romantica, e lo cala nuovamente nelle sue vesti originarie: un'adolescente ai margini.

 

Teatro Libero

Via Savona 10, Milano

dal 18 al 22 febbraio 2018

prezzi: 18 / 13 /10 euro

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