• TEATRO
  • Festen: una storia di normale drammaticità al Teatro Fontana

Festen: una storia di normale drammaticità al Teatro Fontana

  • Mariella Bussolati

L'ironia si percepisce già dal titolo, ma si tratta di una ironia greve, pesante, brutale. Festen, la festa, indaga infatti sui tabù scomodi che affollano la realtà e affronta il rapporto con il potere e con le convenzioni che non permettono mai di dire che il re è nudo.

La storia è quella di una famiglia dell’alta borghesia danese, i Klingenfeld, magnati dell'acciaio,  che si riunisce in una villa lussuosa per festeggiare il sessantesimo compleanno del patriarca Helge (Danilo Nigrelli). Ma l'uomo non è solo un imprenditore di successo. E' anche un orco.

festen ridotto

L'atmosfera è molto convenzionale, una tipica situazione borghese in cui tutti cercano di mostrare familiarità e calore, ma le risate sembrano finte. In questa commedia classica del benpensantismo Christian, uno dei figli, interpretato da Elio D'Alessandro, ha il coraggio di ribaltare la situazione. Invitato a proporre un brindisi; si alza e ringrazia, brinda al padre, ma all'interno di un discorso che sembra di elogio riesce a infilare una polpetta avvelenata: rivela infatti che, quando erano bambini, per anni il padre ha abusato di lui e della sorella Linda, morta suicida l'anno prima.

Il re dunque ha un lato che finora era rimasto nascosto. Ha succhiato la vita dei figli, ha costretto la moglie al silenzio, costringendo tutti a una vita di facciata che è molto lontana dalla realtà. 

La trama dunque scava all’interno dei tabù più scomodi, affrontando la relazione con la figura paterna, ma anche il rapporto con il potere e l’autorità imposta. E non è un caso se all'inizio dello spettacolo viene raccontata la storia dei Fratelli Grimm, che come tutte le fiabe agisce di traverso e traspone la cattiveria dei genitori in quella della strega.

Il testo è frutto di un adattamento di un film del 1998, premio della Giuria al Festival di Cannes. di Thomas Vinterberg, uno dei fondatori di Dogma 95, del quale fa parte anche Lars von Trier, un movimento che prevede una cinematografia cruda: niente luci artificiali, nessuna scenografia, assenza di colonna sonora, camera a mano. E' andato in prima a Londra e ha girato l'Europa. In Italia è stato prodotto daTPE–Teatro Piemonte Europa,Elsinor Centro di ProduzioneTeatrale,Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia,Solares Fondazione delle Arti,  Il regista italiano, Marco Lorenzi, non si limita a trascriverlo ma aggiunge un nuovo modo di costruire la scena, costruendo un teatro filmico, frutto di una fitta collaborazione con il regista.

Un telo davanti al palco permette, grazie a una telecamera che gli stessi attori manovrano, di rendere la rappresentazione doppia, con due realtà che corrono parallele, proprio come la finzione e la nuda realtà del racconto. Un gioco interessante, ossessivo, forse troppo marcato, ma che diventa superbo nel momento in cui gli attori vanno oltre la sala e si spostano nel cortile esterno.  La finzione viene portata fino allo stremo e nessuno sembra vincere, se non le convenzioni. Ma qualcosa succede e finalmente il velo cade. Nel finale cade anche quello tra attori e spettatori, il fondale si annulla, la vista si apre e la realtà riprende forma. 

Teatro Fontana, Via Gian Antonio Boltraffio, 21  

dal 18 al 27 giugno 2021 

Durata: 120 minuti senza intervallo

Orari:

mar-sab ore 20.30
domenica 20 giugno ore 15.45
dom ore 17.00

Prezzi: 21 euro, giovedì sera 17 euro, over 65/under 14 10 euro, under 26 15 euro, teatro in bici 15 euro

prevendita e prenotazione 1 euro

Informazioni: tel 0269015733

mail: biglietteria@teatrofontana.it

Copyright © 2006 - 2021 MilanoFree.it, testata registrata Trib. Milano n. 367 del 19/11/2014  IT11086080964