Il Calapranzi di d'Elia a Teatro Libero fino al 2 maggio

calapranziCorrado d'Elia saluta Teatro Libero con una versione de «Il Calapranzi» di Harold Pinter molto fedele allo spirito del testo. 

C'è tutta l'essenza del lavoro del grande drammaturgo inglese in quest'opera, tutta la sottile trattazione del tema della violenza che non sempre e non solo necessita di manifestarsi in forme eclatanti e conclamate, ma riesce ad esercitare tutta la sua forza oppressiva anche restando in silenzio, come sottotraccia. Un rumore di fondo quasi impercettibile che condiziona e marca indelebilmente le vite degli uomini che ne sono vittime.

Gus e Ben, interpretati con efficacia da Alessandro Castellucci e Francesco Maria Cordella, sono prigionieri del loro ruolo. Sicari? Forse. Terroristi? Può darsi. In ogni caso sono al servizio di un'organizzazione che si serve della violenza e dell'efferato omicidio come strumenti per raggiungere i propri obiettivi che, però, non sono indicati. In fondo non è importante che lo siano. Il punto non è il cosa, ma il come.

Fare e farsi domande è una scelta scomoda per chi la compie. Specialmente quando si vive dentro un sistema che non ammette contraddittorio. Non importa quanto appaia assurdo, a tratti addirittura surreale. Bisogna solo tacere ed eseguire soffocando qualsiasi «inopportuna» e «fastidiosa» voce della coscienza.

Le insensate richieste culinarie che pervengono tramite il calapranzi alla squinternata coppia di protagonisti, rappresentano metaforicamente tutto quell'insieme di prescrizioni e verità che chiunque di noi, abitanti del migliore dei mondi possibili del XXI secolo, si trova ad accettare senza dubbi e discussioni. Anche quando tali verità e prescrizioni apparirebbero, ad uno sguardo minimamente attento, come nient'altro che il prodotto grottesco di un folle delirio.

Il pubblico viene attratto dentro la stanza di Gus e Ben e ne respira tutta l'atmosfera soffocante e gonfia di inquietudine. Le risate che si avvertono sporadicamente qua e là tra le fila degli spettatori di fronte alle situazioni più assurde, testimoniano più una disarmata difesa di fronte al non senso che non un rilassato divertimento. E, tuttavia, qualcosa tiene tutti inchiodati alle loro sedie. Un'ansia che neppure il finale, più aperto che mai, riesce a dissipare. Da vedere, senz'altro.

Teatro Libero,
Via Savona 10, Milano

dal 19 aprile al 2 maggio
lunedì-sabato ore 21.00 

domenica ore 16.00

lunedì 25 aprile riposo

BIGLIETTI 
intero € 21,00
under 26/over 60 € 15,00 
studenti universitari (con tesserino) € 10,00

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