La Notte che il nulla inghiottì la terra

notte che il nulla

La drammatica vicenda degli alpini italiani, inviati in Russia nel 1942 a combattere sul fronte del Don dal quale ben pochi fecero ritorno, decimati come furono, dal freddo, dalla fame e dalle pallottole russe, viene rievocata dall'intenso e appassionato monologo di Michele Bottini che, nello spettacolo in scena in questi giorni al Teatro Libero, «La Notte che il nulla inghiottì la terra» prodotto dalla Skenè Company di Milano, rivive attraverso il personaggio dell'alpino Trentini Orlando tutte le tragiche tappe di quella disperata e disgraziata impresa.

 

Lo spettacolo, curato nella sua parte drammaturgica da Emanuele Fant e Marco Merlini che ne firma anche la regia, si inserisce in un filone letterario nel quale spiccano «Il Sergente nella neve» di Mario Rigoni Stern e gli scritti di Nuto Revelli, riprendendone molti dei temi caratteristici, la memoria storica, il cameratismo e l'inutilità di una guerra assurda voluta dai potenti e combattuta dalla gente comune.

Non ci si stanca mai di ricordare quelle storie. Ancora oggi, riusciamo a sentirle nostre e a viverne il pathos fino in fondo. Perchè saremmo potuti essere noi quei soldati. Noi avremmo potuto lasciare la nostra terra, i nostri affetti, la nostra vita, per essere spediti a combattere, male equipaggiati e per mero calcolo politico, una guerra impossibile da vincere. Noi saremmo potuti morire distesi nella neve gelata ubriachi di cognac o gonfi di liquido refrigerante scambiato per liquore. Noi.

Eccoci allora a camminare, un passo dietro l'altro, assieme all'alpino Trentini Orlando, in una notte così buia dove tutto è nero, mossi solo da una cieca speranza e dal mero istinto di sopravvivenza, circondati da cadaveri e trafitti da folate di vento gelido in direzione di una meta impossibile da distinguere.

I Russi senza Dio e ansiosi di essere liberati dai soldati italiani, così come narrato dalla folle propaganda fascista, mano a mano che la storia procede, perdono i loro connotati umani e diventano quasi l'incarnazione di una forza superiore, di un destino troppo forte per essere fronteggiato, ma che viene combattuto nella disperata e sanguinosa battaglia di Nikolaevka in cui gli alpini tentano con tutte le loro forze di spezzare l'accerchiamento nemico.

L'interpretazione brillante di Michele Bottini riesce a tenere desta dall'inizio alla fine l'attenzione del pubblico grazie ad un sapiente utilizzo del ritmo narrativo e alla capacità di dare allla storia toni e colorazioni diverse che permettono di apprezzarne ogni passaggio nella sua specificità.

«La Notte che il nulla inghiottì la terra» è in scena al Teatro Libero dal 19 al 25 maggio (dal lunedì al venerdì ore 21.00, domenica ore 16.00)

 

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