LOLITA: in scena al Teatro Libero il classico di Nabokov

Lolita

L'attrazione feroce per Valentina, giovane studentessa del suo corso, e la fascinazione letteraria per il celebre capolavoro di Nabokov, spingono un professore di letteratura comparata a elaborare il folle progetto di rivivere il viaggio di Lolita e Humbert attraverso le strade d'America trascinando con sè la sua allieva, irresistibilmente sedotta dalla personalità del suo mentore.

Un'America che nell'adattamento curato da Marcello Gori, per la regia di Paolo Giorgio, diventa paese senza tempo nè confini. Sequenza di immagini indistinte di un film interiore proiettato sulla squallida superficie del materasso sospeso a centro scena, parte essenziale di quel microcosmo peccaminoso fatto di stanze di motel, ristorantini a poco prezzo e assolate spiagge semi-deserte, dove si consuma la passione senza speranza di Valentina e del professore.

Lo spettacolo, a un primo sguardo, parrebbe essere caratterizzato da una ricerca naturalistica simil-freudiana volta alla descrizione delle dinamiche fin troppo note in cui si articola il desiderio irrefrenabile di un uomo «maturo» per una ragazza più giovane, peraltro interpretata con straordinaria vitalità da Veronica Franzosi. Ma c'è di più.

Accanto a quella che potrebbe sembrare un'apparente tirata contro la tendenza del maschio alla ricerca della donna «bambola» un po' amante, un po' figlia, sempre pronta ad assecondare tutte le sue voglie e a farne un oggetto di devozione incondizionata, emerge la prorompente forza della seduzione come cifra indiscutibile della civiltà contemporanea.

Sia il professore che Valentina, infatti, sono vittime dell'incapacità a sottrarsi al desiderio che li trascinerà con violenza verso la fine perché, come nella frase della Kristof citata da Valentina: «Un libro per triste che sia, non può essere triste come la vita».

D'altra parte cos'è l'uomo contemporaneo se non un essere perennemente desiderante? Ostaggio di una voglia di libertà che non è altro che una strada senza fine, un viaggio senza meta da un desiderio all'altro, una sterile messa alla prova del proprio potere decisionale libero sì ma, senza veri ideali, schiavo di sè stesso. Scriveva Waldo Emerson: «La vita è un viaggio non una destinazione».

Lolita è in scena al Teatro Libero dal 12 al 24 febbraio (dal lunedì al sabato ore 21.00, domenica ore 16.00)

 

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