Tropicana a Teatro i

  • Viviana Gariboldi

tropicana lowDal 1983, anno della sua uscita, il brano Tropicana di Gruppo Italiano ha accompagnato i momenti più allegri delle nostri estati, giungendo a assurgere a simbolo del divertimento spensierato intergenerazionale. Difficile in effetti resistere all'accattivante ritmo calypso che scandisce il ritornello bevila perché è Tropicana, yé!

Tropicana è effettivamente una marca di succhi di frutta. Una marca di successo, che distribuisce pressoché in tutto il mondo.

Il brano omonimo però non è stato pensato per pubblicizzare questa bevanda, e non tratta minimamente della bevanda e della sua storia. Anche se quello che rimane in mente ascoltandolo è proprio un messaggio pubblicitario.

Incomincia ad emergere il nucleo di un nuovo Tropicana, uno spettacolo teatrale stavolta, in scena a Teatro i dal 7 al 9 e dall'11 al 19 ottobre, ovvero la storia di un cortocircuito comunicativo.

Con uno stile giovane e colloquiale che ben si addice alla dimensione amicale del dinamico teatro situato a due passi dalla Darsena, Francesco Alberici, Salvatore Aronica, Claudia Marsicano e Daniele Turconi ripercorrono le vicende e i piccoli drammi personali dei componenti di Gruppo Italiano e la genesi di quella che è rimasta l'unica canzone di successo nella breve vita di questo complesso, scioltosi solo un paio di anni dopo.

Mirando alla produzione di un brano vendibile, di successo, si optò per un ritmo orecchiabile ed uno stile canoro ed interpretativo diretto, non ricercato né "bello". Lo stile jazzistico della front girl ne uscì frustrato, ma, come dicevamo, tutti si ricordano ancora oggi il brano.

Ma è davvero così? Al di là della pubblicità della bevanda trasmessa dalla televisione, cosa ci ricordiamo del testo? Ben poco. Eppure ad un ascolto attento ci si accorge che vi si consuma un cataclisma: acqua del mare che ribolle, abbronzature atomiche, lava, uragani, città che bruciano. Sono gli istanti prima della fine. Bisognerebbe scappare, bisognerebbe ascoltare le comunicazioni della radio. Urlate, non si sa se per disperazione o nell'estremo tentativo di attrarre l'attenzione. Niente da fare. Ciò che rimane in testa è il jingle pubblicitario trasmesso dalla tv, così dolce, ritmato e spensierato. Ipnotizzante. Anestetizzante. Quello che rimane da fare è solo guardare, senza reazioni. E pensare che la tragedia che si consuma di fronte a noi, e che presto ci travolgerà, è proprio come quella vista nei film.

La realtà dei media, ora diremmo virtuale, si sostituisce alla realtà vissuta.

L'impressione è quella di un'umanità ridotta a falena, attratta dalla luce, dissociata dall'essere.

Tropicana è una riflessione sulla comunicazione, sul marketing e sulla gestione dell'attenzione. Che sia la società dei jingle o la società dell'immagine, poco importa, l'effetto è lo stesso. Vendi il packaging, vendi la forma.

Lentamente nella mente dello spettatore la riflessione trasla dal suono all'immagine. Al green screen così violento e preponderante sul palco.

Su un green screen si può proiettare di tutto. Grazie ad esso l'azione compiuta dall'attore potrà essere ambientata su Marte o nella giugla senza grande fatica e senza spese di trasferta. Il green screen è la struttura perfetta. Come quella ricercata dall'arrangiatore per vendere le sue canzoni. Tropicana docet. Ma se non vi si proietta nulla, il green screen è solo un telo verde. Non è traduzione, è cortocircuito comunicativo. Di nuovo, è Tropicana.

 

Teatro i

Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano

dal 7 al 9 e dall'11 al 19 ottobre

prezzi: 18 / 12 / 11,50 / 9 euro

Spettacolo inserito nell'abbonamento Invito a Teatro

info e prenotazioni: 02 8323156 - 366 3700770

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