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Verdi: Giovanna D’Arco, I due Foscari e Il corsaro

viva verdiRiprendiamo, dopo qualche tempo, il nostro viaggio attraverso le opere del Cigno di   Busseto con tre titoli che appartengono al periodo degli “anni di galera”, quando Verdi  venne costretto a lavorare a ritmi serrati per far fronte agli impresari e ai   numerosi  creditori.

 La prima è Giovanna d’Arco, dramma lirico in un prologo e 3 atti, su libretto di  Temistocle Solera, dal dramma Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Schiller. La  prima rappresentazione avvenne il 15 febbraio 1845 alla Scala di Milano.

protagonisti sono: Carlo VII, il re di Francia - Giovanna, la figlia di Giacomo - Giacomo, un pastore - Delil, un ufficiale del re - Talbot, il comandante degli Inglesi - Ufficiali del re – Borghigiani - Popolo di Reims - Soldati francesi - Soldati inglesi - Spiriti eletti - Spiriti malvagi.

Trama:

Nella Francia della Guerra dei Cent’Anni la pastorella Giovanna, figlia dell’umile contadino Giacomo, viene prescelta da Dio per aiutare il re Carlo VII a sconfiggere le truppe inglesi e riconquistare il regno. Malgrado l’opposizione del padre, che teme che la figlia abbia venduto l’anima al diavolo, Giovanna decide di aiutare il re nella sua impresa. Ma, dopo le prime vittorie sul campo di battaglia, la forte fibra interiore della ragazza inizia a vacillare, in quanto inizia a dubitare della sua missione e inoltre si è innamorata, ricambiata, di Carlo. La situazione precipita quando Giacomo, durante l’incoronazione del re, accusa la figlia di essere una strega, spingendo il popolo a consegnarla agli inglesi, che la condannano a morire sul rogo. Ma Giacomo, pentito della sua azioni, libera la figlia che morirà durante uno scontro tra i Francesi e gli Inglesi.

Dalla scena Terza, atto Primo:

GIOVANNA:

Qui! qui!... dove più s'apre
Libero il cielo, e l'aere puro aleggia.
Nella festante reggia
Svania la mente! - Le mie fibre scuote
Un senso, un turbamento,
Che interrogar pavento. -
Gravi m'eran gli applausi. - Oh! ma compiuto
Non è l'incarco? - Salve
Non son le franche arene?...
Perché rimango or qui?... chi mi trattiene?...
O fatidica foresta,
O mio padre, o mia capanna,
Nella semplice sua vesta
Tornerà tra voi Giovanna;
Deh ridatele i contenti
Che più l'alma non sentì!
Ho risolto...

La seconda è I due Foscari, tragedia lirica in tre atti, su libretto di Francesco Maria Piave, dalla tragedia The two Foscari di George Byron. La prima rappresentazione avvenne il 3 novembre 1844 al Teatro Argentina di Roma.

protagonisti sono: Francesco Foscari,  il Doge di Venezia - Jacopo Foscari, figlio del doge - Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo - Jacopo Loredano, un membro del Consiglio dei Dieci - Barbarigo, senatore e membro della Giunta - Pisana, l’amica e confidente di Lucrezia – un fante del Consiglio dei Dieci -  Servo del Doge - Membri del Consiglio dei Dieci e Giunta - Ancelle di Lucrezia - Dame veneziane - Popolo  - Maschere 

Trama:

Nella Venezia del 1457 Jacopo Foscari, esiliato per un delitto che non aveva commesso, torna segretamente in città per rivedere la moglie e i figli. Ma ben presto viene scoperto e processato dal Consiglio dei  Dieci, di cui fa parte il perfino Loredano, nemico politico del padre di Jacopo, il doge di Venezia Francesco, Nonostante gli sforzi del padre e della moglie Lucrezia, Jacopo, viene condannato ancore una volta all’esilio perpetuo da Venezia. Ma poco prima della partenza, il giovane muore per il dolore di abbandonare per sempre la sua famiglia. Anche il destino del Doge sarà tragico, dopo aver appreso dell’arresto del vero colpevole del delitto di cui era stato accusato il figlio, viene costretto ad abdicare su ordine di Loredano, per morire subito dopo tra le braccia di Lucrezia.

Dalla scena Prima, atto Secondo:

JACOPO:

Notte! Perpetua notte che qui regni!
Siccome agli occhi il giorno,
potessi almen celare al pensier mio
il fine disperato che m'aspetta!
Tôrmi potessi alla costor vendetta!
Ma, o ciel! . . . che mai vegg'io! . . .
Sorgon di terra mille e mille spettri!
Han irto crin . . .
guardi feroci, ardenti!
A sé mi chiaman essi! . . .
Uno s'avanza! . . . ha gigantesche forme!
Il suo reciso teschio
ferocemente colla manca porta! . . .
A me lo addita . . . e colla destra mano
mi getta in volto il sangue che ne cola!
Ah! Lo ravviso! . . . è desso . . .
è Carmagnola!
Non maledirmi, o prode,
se son del Doge il figlio;
de'Dieci fu il Consiglio
che a morte ti dannò!
Ah! Me pure sol per frode
vedi quaggiù dannato,
e il padre sventurato
difendermi non può . . .
Cessa . . . la vista orribile
più sostener non so.

La terza è Il Corsaro, melodramma tragico in tre atti, su libretto di Francesco Maria Piave, dal poema The Corsair di George Bryon. La prima rappresentazione avvenne il 25 ottobre 1848 al Teatro Grande di Trieste.

I protagonisti sono: Corrado, il capitano dei corsari - Giovanni, corsaro - Medora, l’amante di Corrado - Guinara, la schiava prediletta di Seid - Seid, il pascià di Corone - Selimo, l’agà - Un eunuco nero - Uno schiavo  - Anselmo, Corsaro – Cori – Corsari – Schiavi – Odalische - Ancelle di Medora.

Trama: 

Agli inizi del XIX secolo, Corrado, un giovane ed ambizioso corsaro, vive in un’isola nel mare Egeo con i suoi compagni e la bella Medora, sua amante. Durante una scorreria, il giovane incontra Guinara, la favorita del pascià Seid, che si innamora di lui. Ma Corrado viene fatto prigioniero dal pascià, che è intenzionato ad ucciderlo per vendicarsi delle sue scorrerie. Tuttavia Guinara decide di uccidere Seid e di fuggire con il corsaro. Il piano riesce ma, all’arrivo nell’isola, Corrado apprende che Medora, credendolo morto, si è avvelenata. Disperato, il corsaro si uccide lanciandosi in mare da una scogliera.

Dalla scena Quarta, atto Primo:

MEDORA:

Egli non riede ancora!

Oh come lunghe, eterne,

Quando lungi è da me,

l'ore mi sono!

Arpa che or muta giaci,

Vieni, ed i miei sospiri
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento
Al cor del mio fedel, sull'ali al vento.
Non so le tetre immagini
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere
All'ombra d'un mistero:
E se di speme un pallido
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce
Di lampo ingannator.
Meglio è morir! Se l'anima
Se 'n voli in seno a Dio;
Se il mio Corrado a piangere
Verrà sul cener mio:
Premio una cara lagrima
Chieggo all'amor soltanto,
Virtù non vieta il pianto
Per chi moria d'amor.

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