29 gennaio: Processione dei facchini della balla – una storia milanese

cappella aquilino milanoQuesta storia che vado a raccontare, era una processione che si svolgeva a Milano il 29 gennaio, festa di Sant’Aquilino, organizzata dalla corporazione dei facchini.

Su questo Santo le informazioni sono piuttosto incerte, si sa tuttavia che quando venne in Italia, prima si fermò a Pavia per predicare contro i Catari, poi raggiunse Milano, stabilendosi presso la chiesa di San Lorenzo.

Nella città meneghina trovò la morte per mano dei Catari, i quali lo uccisero presso Porta Ticinese, precisamente in Via della Palla. È divenuto il protettore dei facchini poiché il suo corpo fu ritrovato proprio da alcuni di loro con una spada infitta nella gola. Trovato il corpo, i facchini corsero a informare il Vescovo, il quale ordinò di portare la salma nella cattedrale. I facchini misero il corpo su una barella e, preceduti dal Vescovo che reggeva una croce, iniziarono il cammino e, a mano a mano che procedevano, la folla aumentava sempre più. Non si sa per quale motivo, il corteo, anziché dirigersi verso la cattedrale, imboccò un’altra via, trovandosi davanti alla chiesa di San Genesio, che poi fu inglobata nella Basilica di San Lorenzo, e qui depositarono il corpo.

Oggi è visibile al suo interno e conosciuta come la “cappella di Sant’Aquilino”. Questo fatto diede inizio, con cadenza annuale e nel giorno del 29 gennaio, alla processione dei facchini, che lo elessero loro santo protettore. Il fatto non tardò a entrare nella tradizione milanese, che coniò il termine “facchinata” per indicare la processione e i festeggiamenti che seguivano. Negli scritti si ricorda una “facchinata” straordinaria organizzata in occasione delle nozze tra l’arciduca Ferdinando d’Austria e Maria Beatrice d’Este. Il progresso che avanzava, ridusse sempre più questa corporazione, sino a che si giunse al suo scioglimento.

Ecco come si svolgeva la processione. Ogni 29 gennaio, i facchini, abbigliati con divise bianche e blu, il colore della confraternita, cappelli con pennacchi e grembiuli ricamati d’argento e d’oro, si radunava nella contrada di Sant’Ambrogio alla Palla, chiesa ora scomparsa, e che oggi corrisponde alla via San Maurilio, e davano il via alla processione. Proseguiva sino a raggiungere la Chiesa di San Giorgio al Palazzo, oggi situata lungo via Torino, imboccava la contrada della Lupa, poi della Lupetta, per giungere alla Chiesa di San Alessandro in Zebedia, da qui procedevano verso il Carrobbio, incrocio di quattro vie, per giungere alla Basilica di San Lorenzo, dove era deposto un otre di cinquanta chili di olio, che serviva per alimentare la lampada alla tomba di Sant’Aquilino. Il percorso era tutto addobbato con drappi bianchi e rossi, il colore della città di Milano. Terminata la processione, i facchini si dedicavano alle “facchinate”, ossia al divertimento e alle bevute.

Una curiosità: come mai il nome “facchini della Balla”? Le ipotesi prevalenti sono due, una afferma che i milanesi chiamavano “balla” i bagagli imballati alla bella meglio portati dai facchini, e che poi sarebbe diventato il nome dato al luogo dove si ritrovavano. Un’altra ipotesi fa risalire il nome a un luogo, chiamato “piazzetta della balla”, posta lungo la via Torino, e dove pare ci si ritrovasse per praticare un gioco della palla, ritrovo anche dei facchini.

Oggi la processione non esiste più, tuttavia è rimasta la consuetudine, il 29 gennaio, di portare un’ampolla di olio, proprio per ricordare quest’antica tradizione milanese.

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