Al Mercato

mercato milanoÈ il mattino, ore sei, un’arietta fresca ti accarezza il viso, dal balcone osservo le prime bancarelle del mercato che sono poste negli appositi spazi, e sulle quali, presto, sarà deposta la mercanzia.

Un’ora dopo la maggior parte delle bancarelle sono ormai sistemate e i mercanti sono pronti alla fatica quotidiana. Osservare le bancarelle che espongono frutta e verdura è davvero uno spettacolo. Le tipologie diverse di verdure, sistemate al meglio, e le varietà di frutta, anche queste non sistemate a casaccio, ma con un determinato criterio, offrono un affresco di colori davvero gradevole. La natura sa dare spettacolo!

Lo ammetto, il mercato esercita, sul mio animo, un suo fascino particolare, e non solo visivo, ma anche uditivo e olfattivo, infatti, quando il via vai della gente si è fatto più vivo, più intenso, ecco che iniziano a spandersi lungo il mercato, robuste voci che lanciano richiami ai passanti perché si fermino e acquistino la loro merce. Se li ascolti, riesci a percepire i vari dialetti con cui i mercanti t’illustrano la loro merce invitandoti alla compera. Ascoltarli è interessante, questo mischiarsi di dialetti, per l’occasione un poco italianizzati, mi fa apprezzare ancora di più il nostro bel paese. Oggi, per la verità, questo vociare, almeno nei nostri mercati milanesi, è un po’ scemato, i commercianti sono cambiati, infatti, il mercato è divenuto più internazionale. Molti sono gli espositori marocchini, poi ci sono altri che giungono da paesi diversi dell’Africa, i cinesi che, a dire il vero, non li ho mai sentiti esaltare, con richiami a voce alta, la loro mercanzia.

In qualche altra bancarella trovi dei peruviani, anche loro molto discreti. Un richiamo che però rimane, è quello della bancarella del pesce, qui si può ancora sentire l’italianità in un appassionato invito all’acquisto del pesce. È doveroso rilevare che i commercianti del sud, in questo, sono molto più sanguigni, più caldi di noi del nord. Parlavo anche di olfatto, e sì perché percorrendo il mercato, quando ancora non è troppo affollato e l’afa non ti mette a dura prova, se ci si ferma alle diverse bancarelle, si possono percepire i profumi, gli odori; e non parlo solo del pesce, il cui odore è impossibile non percepire, ma anche di altre mercanzie, ad esempio il profumo fresco delle pesche, oppure quello intenso del basilico, che il solo odorarlo ti fa venire voglia di un piatto di pastasciutta al pesto, o, in autunno, quello invitante delle caldarroste. Così anche alla bancarella delle scarpe, dove il profumo del cuoio lascia il segno; nei tessuti, perché anche questi hanno il loro odore. Purtroppo la nostra civiltà tecnologica non è più abituata ad assaporare gli odori, ed è un peccato, perché anche tramite loro si possono percepire e/o vivere emozioni e ricordi. Insomma, l’andare al mercato è bello, non solo per fare acquisti, ma per gustarsi emozioni.

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