Alla Darsena

Darsena MilanoTempo addietro, quando la darsena di Milano era ancora uno specchio d’acqua in cui ci si poteva specchiare e, i barconi, carichi di sabbia o appena scaricati, sostavano in attesa di poter riprendere la navigazione lungo il Naviglio Grande, sostare un attimo a osservare era davvero un piacere.

Questo porticciolo era stato voluto da uno spagnolo, e precisamente dal nobile P.E. de Acevedo, governatore, nel 1603 anno di realizzazione della darsena, della città di Milano. Sappiamo che la darsena riceveva acqua dal Naviglio Grande e la dava al Naviglio Pavese, così come sappiamo che la navigazione delle barche, che avevano fondo piatto, partiva dal paese di Tornavento, che è una località in provincia di Varese, per arrivare, dopo un viaggio che poteva durare poco meno di dieci ore, ad ancorare alla darsena.

Le barche che solcavano il naviglio erano classificate a secondo della loro stazza, ed erano identificate con dei nomi particolari. Quelle più grosse, lunghe 24 metri e larghe 5,darsena milano1905 erano chiamate “ Cagnone”,  le imbarcazioni di stazza media: “Mezzane” e quelle più piccole “Borcelli o Baffelle”.

Se vi capitava di arrivare alla darsena quando il campanile della chiesa annunciava il mezzogiorno, era possibile vedere gli operai che, seduti sul barcone o sui muretti della darsena, si preparavano per gustarsi il loro pranzo. Un pranzo molto semplice, preparato magari la sera prima dalle mogli e messo in quel contenitore che i vecchi operai milanesi conoscono come “schiscèta”, o, per chi era ancora solo, un paio di panini e, per tutti, l’immancabile fiasco di robusto vino nero. Vedendo questa scena si potrebbe benissimo immaginarla come dipinta in un quadro da qualche artista del “realismo”.

Realismo che trovo ben descritto anche in questa semplice poesia dal titolo:


SCORCIO DÌ VITA

Il barcone ormeggiato

nella pacata darsena

lentissimamente ondeggia

e il barcaiolo,

seduto sul grigio cemento,

al suono della campana del mezzodì,

si apre una scatoletta di tonno,

mentre un fiasco sturato

libera il suo aroma.



La darsena, uno specchio d’acqua che raccontava la storia di Milano e uno scorcio di vita dei milanesi. Purtroppo qualcuno ha deciso che questa presenza doveva sparire per lasciare posto al progresso su quattro ruote, solo che nulla dell’immaginato si è realizzato, e la darsena sta agonizzando nell’incuria generale.

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