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Ettore Petrolini: testi, personaggi e battute celebri del teatro italiano

Ettore Petrolini è stato uno dei grandi protagonisti del teatro comico italiano del Novecento, capace di creare personaggi, tormentoni e parodie entrati stabilmente nell’immaginario collettivo. Più che raccontarne qui la biografia in modo completo, vale la pena soffermarsi su ciò che ancora oggi rende viva la sua voce: i testi, le macchiette, il gusto per l’assurdo, la satira e il gioco linguistico.

Petrolini non era soltanto un attore brillante. Era anche un autore che sapeva deformare la realtà con intelligenza, trasformando tipi umani, pose sociali e vezzi teatrali in materia comica. Ed è proprio per questo che, a distanza di tanti anni, le sue battute continuano a suonare riconoscibili.

Ritratto illustrato di Ettore Petrolini
Ettore Petrolini fu tra i maestri del teatro comico italiano del primo Novecento.

Chi era Ettore Petrolini

Romano, attore, autore e interprete di straordinaria personalità, Petrolini è stato uno dei nomi più originali della scena italiana. Il suo teatro nasceva dal varietà, ma andava oltre il semplice sketch comico: nei suoi personaggi c’erano satira sociale, caricatura, ritmo, musica e un uso personalissimo della parola.

Tra i suoi personaggi più celebri ci sono Gastone, emblema della vanità vuota e affettata, Giggi er bullo, maschera di spacconeria popolare, e Nerone, parodia surreale e teatrale che ancora oggi è tra le sue invenzioni più ricordate.

Perché leggere Petrolini oggi

Un articolo costruito solo come raccolta di citazioni rischia di restare fermo. Ma se i testi di Petrolini vengono letti dentro il loro stile, allora acquistano un altro peso. La sua comicità non è solo “d’epoca”: è una comicità che smonta le pose, prende in giro i personaggi troppo sicuri di sé, i toni enfatici, i cliché teatrali e perfino il linguaggio altisonante.

In questo senso, Petrolini anticipa un modo modernissimo di fare satira: non punta soltanto sulla battuta, ma sulla costruzione del personaggio, sulla ripetizione comica, sul nonsense, sul contrasto tra eleganza apparente e vuoto sostanziale.

Macchiette, parodie e personaggi memorabili

Una parte della fortuna di Petrolini sta proprio nella sua capacità di creare figure che sembrano quasi delle maschere moderne. Non semplici personaggi, ma tipi umani, immediatamente riconoscibili.

Giggi er bullo mette in scena lo spaccone romano, tutto atteggiamento e sicurezza ostentata. Gastone è il vanitoso per eccellenza, elegante e ridicolo allo stesso tempo. Nerone è invece una parodia che ribalta il personaggio storico in chiave teatrale e grottesca. In ognuno di loro c’è un tratto universale: la vanità, la posa, il bisogno di apparire.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui Petrolini funziona ancora: perché dietro il costume scenico riesce a cogliere debolezze molto umane.

Alcuni testi celebri di Ettore Petrolini

Giggi er bullo

Uno dei personaggi più noti delle sue macchiette è Giggi er bullo, in cui Petrolini tratteggia il tipico spaccone romano. Alla fine della sua spacconata, si rivolge al maestro di musica con la battuta: “Attacca, Giovacchì, che ce ne annamo.”

Affaccete alla finestra
o grugno sfranto
der bene mio conosci
er sentimento
der bene mio conosci
er sentimento
tu pagheme la cena
ch’io t’amo tanto.

I salamini

Tra i pezzi più curiosi del repertorio petroliniano c’è anche I salamini, dove comicità, canto e gusto per l’assurdo si fondono perfettamente:

Mi chiamo Ambrogio
ho l’orologio
che segna sempre
le ventitré
Chi sa perché?
E quando piove
riparo dove

l’acqua non cade

sopra di me.
Chi sa perché?
Forse perché io non sono biondo,
ma ho gli occhioni belli…
e sono tondo tondo
e canto gli stornelli.

Verso alla censura

In un suo atto unico, Petrolini ironizza sulla censura, e nel prologo dice:

Far la censura nel ragionamento:
dir le cose a metà, dirle e non dirle,
fingere di capire e non capirle.
Se, per esempio, vi dicessi che
tutte le settimane vado da …
mi metto sulla … e subito mi fa …
quattro puntini … ed io le faccio le …
Mi spiegherei benissimo, però
voi che ne capireste? Un par de co…?
(censura)
Che nessuno s’accorge a prima vista
Se vado da un’amante o da un callista.

Nerone

Nell’atto unico "Nerone", la scena si apre nel triclinio imperiale, e si sente un coro che canta:

Viva il vino spumeggiante
di Frascati e di Marino,
viva ognor l’Asti spumante,
lo Champagne ed il Bordeaux.
E fra il bere ed il mangiare
con le donne a noi vicino
ci faremo sollazzare
sulle molle del sofà.

Gastone

Al teatro Arena del Sole di Bologna, nell’aprile del 1924, Petrolini presenta "Gastone". Riporto una parte della celebre canzone, portata in scena anche da altri attori:

Gastone, son del cinema il padrone,
Gastone,
Gastone,
Gastone, ho le donne a profusione
e ne faccio collezione,
Gastone,
Gastone.
Sono sempre ricercato
per la filme più bislacche,
perché sono ben calzato,
perché porto bene il fracche.
Con la riga al pantalone …
Gastone,
Gastone.
Tante mi ripeton: sei elegante!
Bello, non ho niente nel cervello!
Raro, io mi faccio pagar caro:
specialmente alla pensione,
Gastone,
Gastone.

Benedetto fra le donne

Al teatro Filodrammatici di Milano, il 23 dicembre 1927, viene rappresentata la commedia in tre atti "Benedetto fra le donne", dove Benedetto è il nome del protagonista. La commedia si conclude con queste parole:

Col coretto piano piano
perché il pubblico dedica,
tutti qui è Petroliniano
fatto sol perché si rida.
Sia qual vuolsi brutta o seria,
la commedia è ben da poco
io non cerco la materia,
la ragion la curo poco.
Non c’è niente di profondo
tutto è vecchio come il mondo,
c’è qualche attimo vivace
qualche cosa di mordace.
Benedetto a voi s’affida,
tutto è buon perché si rida,
ma non rido delle gonne
le considero colonne.

Parodia di Amleto

Concludo con una parodia di Petrolini su Amleto. All'apertura del sipario, il "prence danese" recita così:

Io sono il pallido prence danese,
che parla solo, che veste a nero.
Che si diverte nelle contese,
che per diporto va al cimitero.
Se giuoco a carte fo il solitario
Suono ad orecchio tutta la Jone.
Per fare qualcosa di ameno e gaio
col babbo morto fo colazione.
Gustavo Modena, Rossi, Salvini
stanchi di amare la bionda Ofelia
forse sul serio o forse per celia
mi han detto vattene, con Petrolini, dei salamini.

(Nota: "Jone" è un melodramma di Enrico Petrella)

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