Il cantastorie è una figura che ha accompagnato e accompagna ancora oggi lo sviluppo della nostra cultura. La sua storia affonda le radici nell'era preistorica, quando le persone si riunivano attorno al fuoco per ascoltare le storie cantate dai più esperti.

Gli antichi cantastorie erano narratori di storie e leggende, ma anche educatori e insegnanti. Attraverso le loro storie, trasmettevano saperi e valori, mettendo in guardia i più giovani dai pericoli della vita e incoraggiandoli a comportarsi bene.
1. Il Significato del Vocabolo nel Dialetto Milanese
Il vocabolo **Barbapedana**, nel dialetto meneghino, è sinonimo di **cantastorie**. Ma la figura che evoca è molto più specifica: quella di un artista di strada della fine dell'Ottocento, bizzarro e filosofico.
Il Barbapedana era spesso descritto come un uomo non indifferente ai piaceri di una buona bottiglia di vino e "senza arte né parte", che girava da un'osteria all'altra. Vestito poveramente, prendeva la vita con allegria e spensieratezza, intrattenendo i commensali delle osterie milanesi con canzoni popolari e filastrocche.
2. Enrico Molaschi: L'Uomo Dietro la Leggenda
Il Barbapedana più famoso fu **Enrico Molaschi**. La sua figura era inconfondibile: girava vestito con una lunga zimarra e un cappello a cilindro di feltro. Per distinguersi, era solito infilare nel nastro del cappello una penna di gallo o una coda di scoiattolo.
La sua chitarra, simbolo del suo mestiere, è oggi conservata nel **Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco** di Milano, a testimonianza della sua importanza nel folclore cittadino.
La Canzone del Gilet (In Dialetto)
El barbapedana gh'aveva un gilèt
cürt sül davanti con sensa el de drè [el de dré = la parte dietro]
sensa butun, lung una spana
l'era 'l gilet del Barbapedana.