Barbapedana: chi era Enrico Molaschi, il cantastorie delle osterie milanesi

Il Barbapedana è una delle figure più amate del folclore milanese: un musicista di strada che tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento girava per le osterie della città intrattenendo i clienti con canzoni popolari e filastrocche. Il più celebre, e quello a cui si riferiscono tutte le testimonianze, fu Enrico Molaschi.
Chi era Enrico Molaschi
Enrico Molaschi nacque a Milano il 1° gennaio 1823 e morì il 26 ottobre 1911. Secondo i racconti biografici lasciò Milano ancora bambino per Paullo, dove lavorò come garzone in una locanda e incontrò un menestrello girovago che cantava ai clienti brani allegri; da lui imparò i trucchi del mestiere. Tornato a Milano nel 1862, a 39 anni, con la moglie e diversi figli, alternava la chitarra al lavoro di ciabattino.
Girava per le osterie, dove la sua comparsa metteva allegria. Arrigo Boito lo citò in uno scritto lodando la sua chitarra, capace di un suono che ricordava quello dell’arpa, e si ricorda anche una sua esibizione davanti alla regina Margherita di Savoia alla Villa Reale di Monza.
Il significato del nome
Nel dialetto milanese “Barbapedana” ha finito per indicare il cantastorie girovago delle osterie, ma l’origine della parola resta incerta. Il termine era già in uso nel Seicento, con un significato diverso: compare nel Barone di Birbanza di Carlo Maria Maggi per indicare giovani spavaldi che portavano il mantello a mo’ di bandiera sulla spada. Non si sa quanti artisti abbiano adottato nel tempo questo nome d’arte: Molaschi è l’unico di cui tutte le fonti parlano.
L’inconfondibile costume
La sua figura era riconoscibile a colpo d’occhio: indossava una lunga zimarra e un cappello a cilindro di feltro, e per distinguersi infilava nel nastro del cappello una penna di gallo o una coda di scoiattolo. Viene descritto come un tipo eccentrico, non indifferente ai piaceri di una buona bottiglia di vino e “senza arte né parte”, che prendeva la vita con allegria e spensieratezza.
La chitarra al Castello Sforzesco
La sua chitarra è oggi conservata nel Civico Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco, dove è descritta al numero 54 del catalogo. Dopo la morte di Molaschi fu acquistata dal maestro Natale Gallini e, nel 1958, dal Comune di Milano. All’interno, un cartiglio riporta il nome del costruttore Antonio Rovetta e l’anno 1823.
La filastrocca del gilet
Il Barbapedana è ricordato anche da una filastrocca in dialetto milanese che prende in giro il suo abbigliamento povero: il gilet era corto davanti, senza il dietro, senza bottoni e lungo una spanna.
El barbapedana gh'aveva un gilèt
cürt sül davanti con sensa el de drè
sensa butun, lung una spana
l'era 'l gilet del Barbapedana.
“El de dré” significa “la parte dietro”.
Domande frequenti
Chi era il Barbapedana?
Il Barbapedana per eccellenza fu Enrico Molaschi (Milano 1823 – 1911), chitarrista e cantastorie che si esibiva nelle osterie milanesi tra Ottocento e Novecento.
Che cosa significa “Barbapedana”?
Nel dialetto milanese indica il cantastorie girovago delle osterie. L’origine della parola è incerta e nel Seicento aveva un altro significato.
Dove si trova la chitarra del Barbapedana?
Al Civico Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano, al numero 54 del catalogo.
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