Benedizione degli animali per la festa di Sant'Antonio Abate

maiale pixaUna tradizione che si perde nella notte dei tempi quella che si ripete  in occasione dei festeggiamenti di Sant’Antonio Abate, il santo Patrono protettore degli animali.

Il 17 gennaio è ancora una data molto sentita per gli allevatori italiani e soprattutto nelle comunità rurali questa ricorrenza liturgica vede l'organizzazione di eventi sia liturgici che tradizionali nell’ambito dei festeggiamenti. 

La terza Domenica di Gennaio avviene la “benedizione degli animali”. Bovini, equini, ovini, caprini, conigli, galline e criceti e naturalmente anche il maiale, una delle figure nell’iconografia da sempre presenti nelle rappresentazioni votive di Sant’Antonio Abate, non possono mancare in questa giornata. Le parrocchie infatti organizzano una speciale funzione religiosa che si conclude con la benedizione di tutti gli animali presenti sul sagrato della Chiesa dove i cittadini sono stati invitati a portare i propri animali domestici e da cortile che in ricordo del giorno di Sant’Antonio ricevono la benedizione dal parroco. E' ancora ai nostri giorni un rito molto sentito a Milano e in Lombardia.

Le origini della festa

falo sant antonio 2Oltre a ricordare l'importanza degli animali, questa ricorrenza scandisce anche il tempo tra la semina ed il raccolto in agricoltura. E' anche la notte dei falò:  in diverse zone d’Italia la sera si accendono i classici falò che simboleggiano la volontà di rinnovarsi per il nuovo anno abbandonando il passato. 

Sant’Antonio Abate da infatti il via all'allungamento delle giornate che porteranno poi i campi a nuova vita. Così come il solstizio o anche l’epifania, queste sono feste dedicate alla luce e al fuoco rituale. Si chiude il vecchio anno con un bel falò e si ricomincia con la cenere, purificatrice e fertile. Sia la benedizione degli animali che i falò hanno origine dal Medioevo.

 

Sant’Antonio, proverbi e modi di dire

Sant'Antonio, da non confondere con l’omonimo santo del 13 giugno, Sant’Antonio da Padova, nasce a Coma, in Egitto attorno al 250 d.C. e sebbene di anni ne siano passati davvero molti, in tutta Italia esiste una fortissima venerazione per il santo, come dimostrano gli svariati eventi organizzati in suo onore il 17 gennaio, data della sua morte, da nord a sud. La sua festa è stata arricchita da numerosi proverbi e modi di dire sulla stagione invernale. Proprio per non confondere i due santi, nella cultura popolare, Sant'Antonio Abate è da sempre stato raffigurato con accanto un piccolo maiale e veniva anche chiamato "Sant'Antoni del purscell".

Si dice che Sant'Antonio avesse il potere di guarire malattie incurabili e che aiutasse a riottenere le cose perdute. Un detto conosciuto anche tutt'oggi recita infatti “Sant'Antoni dalla barba bianca fam trua quel che me manca”. Lo stesso detto ma spostandoci più a sud recita “Sant'Antonio di velluto, fammi ritrovare quello che ho perduto”.

Sant’Antonio dalla barba bianca, se non piove, la neve non manca. Sant'Antonio dalla barba bianca, se non nevica non si mangia.

“A Sant’Antoni, frècc da demoni, a San Sebastian, frècc da can, a San Bias, el frècc l’è ras” (A Sant’Antonio freddo da demonio, a San Sebastiano freddo da cane, a San Biagio il freddo è colmo)

Sant'Antonio è anche protagonista di diversi modi di dire sulle giornate che si allungano.

O salsicce o salsicciotto,
vino crudo e vino cotto,
sia pur l’osso del prosciutto,
Sant’Antonio accetta tutto.
Sant’Antuono, Sant’Antuono
tecchete ‘o bbiecchio e dance ‘o nuovo.
Sant’Antuono,
lampe e tuone.
Sant’Antonio fa il ponte
e San Paolo lo rompe.
Deve aver rubato il porco di sant’Antonio!
L’è un sant’Antone!
Va di porta in porta
come il porco di sant’Antonio.
A sant’Antoni di zenâr,
un’ore bielaual.
A sant’Antoni,
il frêt al va in demoni.
O ricissetti ‘i Sant’Antoniu
nesci ‘a gran friddura e trasi ‘a gran calura.
Sant’ Antoni di sinaai,
al ciaradou a l’a luus asai.

Curiosità

Secondo detti popolari durante la notte di Sant’Antonio Abate gli animali avrebbero la facoltà di parlare la stessa nostra lingua e si dice che per questo motivo sia meglio stare lontani dalle stalle poiché ascoltare quello che hanno da dire non è di buon auspicio. Forse gli animali si lamenterebbero per le condizioni in cui certi agricoltori li tengo e li sfruttano. Chissà quante parolacce!
Per i chierichetti era festa grande, infatti avevano il permesso di saltare il giorno di scuola per seguire il parroco nella benedizione delle stalle.

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