Castegnatt a Milano: caldarrostai, fironàtt e antichi mestieri delle castagne
Ghe disen castegnatt impunement
a chi catta sù castegn e a chi ne vend
e la quistion in fond la interessa nient.
Forse on quajghedun el podariss imprend
che a Milan, tra i vari mestée ambulant,
gh'eren i vendidor de castegn lessàa,
pelàa o cont el guss e rostii oltertant.
Incoeu j gent... d'alter gust hin sopressàa!! 
Traduzione dal dialetto milanese: (IL CASTAGNAIO. Vien chiamato castagnaio, senza tanti complimenti, sia chi raccoglie castagne sia chi le vende: e in fondo la distinzione importa poco. Forse qualcuno può imparare che a Milano, tra i mestieri ambulanti, c’erano i venditori di castagne lessate, pelate o col guscio, e arrostite altrettanto. Oggi la gente… ha gusti diversi!)
Castegnatt: il mestiere a Milano
Tra i mestieri ambulanti dell’autunno-inverno meneghino, il castegnatt era un’istituzione: braciere, padella forata, sacchetti di carta arrotolati a cono, mani annerite di fumo e una scorta di maroni e castagne. Il lavoro iniziava ai primi freddi e teneva banco fino a Sant’Ambrogio–Natale, quando la città si riempiva di profumo di bucce abbrustolite.
I fironàtt e i maronatt
Oltre ai caldarrostai, Milano accoglieva i fironàtt, venditori dei fironi: castagne essiccate, cotte al forno e infilate a collana (più file), molto amate per la conservazione. I fironàtt spesso arrivavano dal Cuneese e animavano la piazza con piccole lotterie: chi pescava tre numeri vinceva altre castagne (i cuni).
Dal Lago Maggiore scendevano i maronatt, specialisti delle scott calde (castagne arrosto) servite in imbuti di carta. Vicino alle scuole si incontravano i venditori delle castagne peste, i straccadent: lessate con sale e semi di finocchio, “caramelle per studenti” che riscaldavano le mani e lo spirito.

Voci e “grida” dei mercati
Milano viveva di grida, richiami cantilenati per attirare i passanti. Il grido dei fironàtt: “Gh'hemm i cuni de Cuneo! Cinqu ghei trii numer! Trii ballett, cinqu ghej! Bèi fironni!” Altre voci ricordate: “Peladej! Oh i peladej! Oh bèi cotti, col saa e l’erba bonna!”
Curiosità e proverbi
- “Acqua de bellegott”: si diceva di una cosa senza valore. Era l’acqua di castagne secche vendute cotte: scura, leggera, povera.
- Proverbi: “A San Martìn, castagne e vin” – “Castagna e vin bon fa belan el barbùn”.
- Maroni o castagne? I maroni sono varietà selezionate (più grandi, più dolci, setti interni meno sviluppati), ideali per arrosto.
Come si fanno: caldarroste, peladej e fironi
Caldarroste (brüsàde)
- Incidi a croce il lato bombato (profondo ma senza intaccare la polpa).
- Ammolla 20–30 minuti in acqua tiepida (aiuta a non seccarle).
- Padella forata o braciere ben caldo; fiamma viva all’inizio, poi media. Muovi spesso.
- Vapore finale: avvolgile in un canovaccio umido per 5′; la buccia si stacca meglio.
Peladej (lessate profumate)
- Incidi la buccia e tuffa in acqua con sale e semi di finocchio (anche alloro).
- Cuoci 25–35′ (dipende dalla pezzatura). Servi calde, già pelate o da pelare.
Fironi (collane di castagne)
- Scegli castagne ben asciutte. Essiccale (tradizionalmente al metato, oggi forno ventilato basso per più ore).
- Forno per completare la cottura, poi infilatura con spago robusto a più file.
Dove trovarli oggi a Milano
Tra ottobre e dicembre i banchi dei caldarrostai compaiono in centro (Duomo, Cordusio, San Babila), lungo vie dello shopping e in occasione di mercatini e feste rionali. I fironi si vedono più di rado: cercali nelle fiere autunnali, nei mercati contadini o tra gli ambulanti specializzati.
Glossario milanese
- Castegnatt: castagnaio (raccoglitore o venditore).
- Brüsàde: caldarroste.
- Peladej: castagne lessate e pelate.
- Firon/Fironi: castagne essiccate e infilate a collana.
- Fironàtt: venditori di fironi.
- Maronatt: venditori di castagne arrosto dal Lago Maggiore.
- Straccadent: castagne “peste”, bollite (durette), “spaccadenti”.
- Ghei: spiccioli (antiche monete).
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La castagna: proprietà e usi
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