Castegnatt e fironàtt: i venditori di castagne della vecchia Milano
Ghe disen castegnatt impunement
a chi catta sù castegn e a chi ne vend
e la quistion in fond la interessa nient.
Forse on quajghedun el podariss imprend
che a Milan, tra i vari mestée ambulant,
gh’eren i vendidor de castegn lessàa,
pelàa o cont el guss e rostii oltertant.
Incoeu j gent... d’alter gust hin sopressàa!!
Traduzione dal dialetto milanese: viene chiamato castagnaio, senza tanti complimenti, sia chi raccoglie castagne sia chi le vende, e in fondo la distinzione importa poco. Forse qualcuno può imparare che a Milano, tra i mestieri ambulanti, c’erano i venditori di castagne lessate, pelate o col guscio, e arrostite altrettanto. Oggi la gente… ha gusti diversi!

Per secoli l’autunno milanese ha avuto un odore preciso: bucce abbrustolite e fumo di braciere. A produrlo erano i castegnatt, i castagnai ambulanti, e insieme a loro una piccola folla di mestieri specializzati — fironàtt, maronàtt, straccadent — ciascuno con la propria merce, il proprio grido e il proprio angolo di strada.
Erano figure povere e insieme indispensabili, in una città dove la castagna non era una golosità di stagione ma un alimento che sostituiva il pane. Qui trovi la loro storia, che cosa vendevano esattamente, come si preparavano brüsàde, peladej e fironi, e il lessico milanese che ci hanno lasciato.
La castagna, il pane dei poveri
Prima di diventare un mestiere di strada, la castagna è stata un’economia. Documenti compresi tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo attestano la coltivazione dei castagneti come fonte di sostentamento per intere comunità, e dal XVII-XVIII secolo si moltiplicano le citazioni su superfici coltivate, rese e usi alimentari.
Il motivo è semplice: costo basso, disponibilità larga, valore nutritivo alto. La castagna ha sostituito i cereali in tavola tanto a lungo da guadagnarsi il nome di “pane dei poveri”, e il castagno quello di “albero del pane”.
La raccolta cominciava tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre e proseguiva fino a novembre, rigorosamente a mano. Tra i sistemi di conservazione spiccavano i firon: fili di castagne infilate con lo spago e appese a pareti e balconi per l’essiccazione. Da lì al banco di un venditore ambulante il passo era breve.
Castegnatt: il mestiere a Milano
Tra i mestieri ambulanti dell’autunno-inverno meneghino, il castegnatt era un’istituzione: braciere, padella forata, sacchetti di carta arrotolati a cono, mani annerite di fumo e una scorta di maroni e castagne.
Il lavoro iniziava ai primi freddi e teneva banco fino a Sant’Ambrogio e Natale, quando la città si riempiva del profumo delle bucce abbrustolite.
Come ricorda la poesia in apertura, il termine non distingueva chi raccoglieva da chi vendeva: castegnatt era l’uno e l’altro, e la differenza interessava poco.
Fironàtt, maronàtt e straccadent: chi vendeva cosa
Dietro l’etichetta generica si nascondevano specializzazioni precise, spesso legate alla provenienza geografica del venditore.
- Fironàtt: preparavano e vendevano i fironi, castagne essiccate e cotte al forno, infilate a collana su più fili. Arrivavano spesso dal Cuneese e animavano il banco con una piccola lotteria.
- Maronàtt: scendevano dal Lago Maggiore ed erano gli specialisti delle scòtt calde, le castagne arrosto servite in caratteristici imbuti di carta.
- Straccadent: vendevano le castagne pèste, lessate con sale e semi di finocchio. Si trovavano vicino alle scuole ed erano le “caramelle degli studenti”: dure da masticare — da cui il nome, “spaccadenti” — ma capaci di scaldare le mani prima ancora dello stomaco.

Le grida e la lotteria dei cuni
Milano viveva di grida, richiami cantilenati che servivano ad attirare i passanti da lontano. Ogni mestiere aveva il proprio, e quello dei fironàtt era tra i più riconoscibili:
«Gh’hemm i cuni de Cuneo! Cinqu ghéi trii numer! Trii ballett cinqu ghej! Bèi fironni!»
Il richiamo non era solo folclore: alludeva alla lotteria dei tre numeri. Estraendo tre numeri da un sacchetto si potevano vincere castagne in omaggio, chiamate i cuni. Un modo semplice ed efficace per trasformare un acquisto in un piccolo gioco, e per fermare la gente al banco.
Gli straccadent avevano il proprio:
«Peladej! Oh i peladej! Oh bèi cotti, col saa e l’erba bonna! Cinqu ghej e mezza! E bujen!»
Dove l’erba bonna era il finocchio e bujen significava che bollivano ancora.
Proverbi e modi di dire
- “Acqua de bellegott”: si diceva di una cosa priva di valore. Era l’acqua di cottura delle castagne secche vendute lesse: scura, leggera, povera.
- “A San Martìn, castagne e vin”: l’11 novembre segnava il momento migliore per l’accoppiata.
- “Castagna e vin bon fa belan el barbùn”: castagne e vino buono mettono di buon umore anche il più scontroso.
- Maroni o castagne? I maroni sono varietà selezionate: più grandi, più dolci, con setti interni meno sviluppati. Sono quelli che si prestano meglio all’arrosto.
Come si fanno: caldarroste, peladej e fironi
Caldarroste (brüsàde)
- Incidi a croce il lato bombato, in profondità ma senza intaccare la polpa.
- Ammolla 20-30 minuti in acqua tiepida: evita che si secchino.
- Padella forata o braciere ben caldo, fiamma viva all’inizio e poi media. Muovi spesso.
- Vapore finale: avvolgile in un canovaccio umido per cinque minuti e la buccia si staccherà molto meglio.
Peladej (lessate profumate)
- Incidi la buccia e tuffale in acqua con sale e semi di finocchio, eventualmente con una foglia di alloro.
- Cuoci 25-35 minuti secondo la pezzatura. Si servono calde, già pelate o da pelare.
Fironi (collane di castagne)
- Scegli castagne ben asciutte ed essiccale: tradizionalmente al metato, oggi in forno ventilato a bassa temperatura per diverse ore.
- Completa la cottura in forno, poi infilale con spago robusto su più file.
Dove trovarli oggi a Milano
Il caldarrostaio non è scomparso. Tra ottobre e dicembre i banchi ricompaiono in centro — Duomo, Cordusio, San Babila — lungo le vie dello shopping e in occasione di mercatini e feste rionali.
I fironi si vedono invece molto di rado: vanno cercati nelle fiere autunnali, nei mercati contadini o tra gli ambulanti specializzati. La figura del fironàtt sopravvive soprattutto in alcune fiere e sagre e nelle rievocazioni storiche.
Due occasioni milanesi in cui è più facile incrociare la tradizione:
- Oh Bej! Oh Bej!, la fiera di Sant’Ambrogio a dicembre;
- la Festa di San Biagio, il 3 febbraio.
Glossario milanese
- Castegnatt: castagnaio, sia il raccoglitore sia il venditore.
- Brüsàde: caldarroste.
- Peladej: castagne lessate e pelate.
- Firon / fironi: castagne essiccate e infilate a collana.
- Fironàtt: venditori di fironi.
- Maronàtt: venditori di castagne arrosto, provenienti dal Lago Maggiore.
- Scòtt: le castagne arrosto servite calde nell’imbuto di carta.
- Straccadent: castagne “pèste”, lessate e durette, letteralmente “spaccadenti”.
- Cuni: nel gergo dei fironàtt, le castagne vinte in omaggio con la lotteria.
- Ghei: spiccioli, dalle antiche monete.

Domande frequenti
Chi erano i castegnatt?
Erano i castagnai ambulanti milanesi. Il termine dialettale indicava indifferentemente chi raccoglieva le castagne e chi le vendeva per strada, con braciere e padella forata, dai primi freddi fino a Natale.
Che differenza c’è tra fironi e caldarroste?
I fironi sono castagne essiccate e cotte al forno, poi infilate a collana su spago. Le caldarroste, o scòtt, sono castagne arrostite e servite calde nel cartoccio di carta.
Perché le castagne venivano infilate in collane?
Per essiccarle e conservarle a lungo, ma anche per rendere più pratici la vendita e il trasporto. Le collane si appendevano a pareti e balconi.
Chi erano i maronàtt e gli straccadent?
I maronàtt scendevano dal Lago Maggiore e vendevano castagne arrosto negli imbuti di carta. Gli straccadent proponevano le castagne pèste, lessate con sale e semi di finocchio, molto amate dagli studenti perché scaldavano le mani.
Che cos’era la lotteria dei cuni?
Un piccolo gioco proposto dai fironàtt: estraendo tre numeri da un sacchetto si potevano vincere castagne in omaggio, chiamate appunto cuni. Il grido tipico era «Gh’hemm i cuni de Cuneo! Cinqu ghéi trii numer!».
Che differenza c’è tra castagne e maroni?
I maroni sono varietà selezionate: frutti più grandi e dolci, con setti interni meno sviluppati. Sono i più adatti alla cottura arrosto.
Che cosa significa “acqua de bellegott”?
Indicava una cosa di scarso valore. Deriva dall’acqua di cottura delle castagne secche vendute lesse: scura, leggera e povera di sostanza.
Si trovano ancora i fironi a Milano?
Raramente. È più facile incontrarli nelle fiere autunnali, nei mercati contadini e nelle rievocazioni storiche. I caldarrostai, invece, tornano ogni anno in centro tra ottobre e dicembre.
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