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Detti e Proverbi di Settembre: tradizione, saggezza contadina e curiosità

detti di settembre milano

Settembre e la saggezza popolare

Con la fine di agosto e l’arrivo di settembre, la campagna lombarda e milanese si riempiva un tempo di profumi, colori e raccolti. Non a caso la cultura contadina ha lasciato in eredità una ricca serie di detti e proverbi legati a settembre, che uniscono osservazione della natura, ironia popolare e insegnamenti pratici. Oggi queste espressioni sono preziose non solo per riscoprire le radici culturali della nostra terra, ma anche per ricordarci il valore della stagionalità e del contatto con la natura.

Settembre e i frutti della terra

Settembre era considerato uno dei mesi più attesi dai contadini, perché portava con sé la vendemmia e la raccolta dei frutti più abbondanti. Non a caso si diceva:

  • “Settember ghe fussel semper” – fosse sempre settembre! Un augurio che riflette la gioia per l’abbondanza di mele, pere, fichi, patate, cipolle, rape e fagioli, tutti raccolti in questo periodo.

In questi giorni le campagne si animavano di lavoro: l’uva pronta per la pigiatura, i fichi maturi da consumare freschi o essiccati, le patate conservate per l’inverno. Ogni frutto aveva un ruolo preciso nella vita quotidiana e non mancava mai nei proverbi.

I fichi nei proverbi milanesi e lombardi

Il fico è forse il protagonista assoluto dei detti settembrini. Il modo migliore per riconoscere un frutto di qualità era ben noto:

  • “Longh de còll, ròtt de pell e con la gotta” – lunghi di collo, con la buccia screpolata e con la goccia melata sotto: così sono i fichi davvero buoni.
  • “Te troo là come ona pell de figh” – ti schiaccio come una pelle di fico: un avvertimento scherzoso ma deciso a non infastidire troppo.
  • “Te immadòni come ona pell de figh” – ti spiaccico sul muro come un affresco sacro: espressione colorita che univa sacro e profano.

Funghi e arrabbiature: i modi di dire più curiosi

Settembre è anche il mese dei funghi, altro grande protagonista delle tavole lombarde. Non stupisce che il termine “fungo” fosse usato anche in senso figurato:

  • “Settember l’è anca la stagione de i fonsg” – settembre è la stagione dei funghi, ma serve attenzione a distinguere quelli buoni da quelli velenosi.
  • “Te me fee vegnì el fonsg” – mi fai venire il fungo: modo di dire per esprimere un forte fastidio o arrabbiatura.

Le noci e i proverbi antichi

Tra i frutti autunnali più ricorrenti nei detti c’erano anche le noci. Non solo alimento, ma simbolo di abbondanza e di giochi popolari.

  • “Pan e nos mangià de spos” – pane e noci, cibo da sposi. Richiamo ad antichi usi romani in cui le noci erano protagoniste di giochi matrimoniali.
  • “Nos e pan l’è on mangià de villan” – pane e noci sono un cibo da contadini: semplice, ma nutriente e autentico.
  • “L’acqua de Santacros la slenza tucc i nos” – l’acqua della Santa Croce fa cadere tutte le noci: un detto che si rifà al calendario agricolo e alle credenze religiose.

Le noci venivano raccolte a settembre e consumate fresche o conservate. Ancora oggi restano protagoniste di ricette tradizionali lombarde, dai dolci al pane casereccio.

Settembre e le feste religiose

La vita contadina era scandita anche dalle festività religiose. In settembre si ricordava:

  • Il 14 settembre – festa dell’Esaltazione della Santa Croce, occasione di riti popolari e giuramenti tra ragazzi con il gesto delle dita incrociate e la formula “crosin crosetta” o “giurin giuretta”.

L’equinozio d’autunno

Il 21 settembre segnava l’equinozio d’autunno, altro momento chiave del calendario rurale. Non a caso si diceva:

  • “De settember nòtt e dì, già el savii, sòttsora hinn lì” – a settembre, la notte e il giorno hanno la stessa durata.

San Michele e i traslochi

Il 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo, era collegato a usanze pratiche come i traslochi. In città come in campagna, quella data coincideva con la scadenza degli affitti e la stipula dei nuovi contratti. Da qui nacque l’espressione:

  • “Fà Sanmichee” – fare trasloco. In senso più pungente, si diceva anche “fà spazzetta”, ovvero liberare, sgomberare.

Che valore hanno oggi i detti di settembre?

Molti di questi proverbi appartengono ormai a un mondo rurale che sembra lontano, ma conservano ancora oggi un valore attuale. Ci ricordano l’importanza della stagionalità, della natura come maestra di vita e del legame tra lavoro e comunità. Leggere e tramandare i detti popolari significa mantenere viva una parte della nostra identità culturale e storica.

La saggezza contadina è un patrimonio da non dimenticare: settembre, con i suoi frutti, i suoi raccolti e i suoi proverbi, resta il mese perfetto per riscoprirla.

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