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Due osterie storiche della vecchia Milano

trattorie milanesiOsteria, da oste, tratto dal latino hospitarius, quindi "colui che alberga" e da qui ecco derivare il termine di " chi gestisce un'osteria". Nella  nostra bella Italia le Osterie non mancano neppure al giorno d'oggi, e credo di poter affermare rispetto al passato in cui il termine osteria qualificava un posto di bassa categoria, che oggi l'osteria è non più ritenuta di secondo ordine ma ha acquisito, nel panorama della ristorazione, un ruolo di tutto rispetto, soprattutto in quelle osterie a conduzione familiare dove si trova una cucina davvero ottima e a prezzo contenuto. Anche la nostra Milano ha avuto e continua ad avere le sue Osterie, e proprio di due di queste vado a raccontare poiché inserite nella storia della nostra città.

La prima osteria è il rinomato "Bar Jamaica" sito in quel di Brera al numero civico 32.  Il ritrovo nasce a giugno di 108 anni or sono dotato di macchina per caffè espresso e di telefono, che per l'epoca era una sciccheria. All'inizio il suo nome era "Ponte di Brera", il nome di Jamaica si deve al critico musicale Giulio Confalonieri che, ispirato da un film del 1939 che vedeva protagonista la bella attrice O'Hara, dal titolo "la taverna della Jamaica", spinse l'artista a mutare il nome in "Bar Jamaica".

Nel 1948 il Jamaica assume il ruolo di "Caffè degli artisti", grazie alla mostra "Premio Post Guernica" organizzato da Elio Mainini, figlio della proprietaria, identificata nella leggendaria "Mamma Lina", la quale acconsentiva che anche clienti senza una lira in tasca trovassero da bere e mangiare a credito. Moltissimi gli artisti, in campi diversi, che frequentarono, e ancor frequentano, il "Caffè degli Artisti", ecco alcuni nomi che hanno fatto la storia non solo di Milano.

Tra i fotoreporter abbiamo Carlo Bavagnoli, Mario Dondero, Ugo Mulas, Uliano Lucas, Alfonso Castaldi con la moglie Anna Piaggi, famosa per aver utilizzato il concetto di vintage prima che il termine fosse coniato.

Tra gli scrittori, poeti e giornalisti ricordo Camilla Cederna, Germano Lombardi, Giulia Niccolai, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Irwin Allen Ginsberg, poeta statunitense, Dino Buzzati, Ernest Hemingway.

Tra i pittori Ibrahim Kodra, Lucio Fontana, Gianno Dova, Ernesto Treccani.

Questo solo per citarne alcuni, ma dal Jamaica sono davvero passati uomini e donne che hanno portato e fatto cultura.

Un'altra Osteria, al tempo famosa, era quella delle "sorelle Pirovini", in via Fiori Chiari, ricavata da una ex latteria che conservava ancora le pareti rivestite di piastrelle bianche. All'inizio secolo l'osteria era di una certa signora Genoveffa, frequentata già da giovani allievi dell'Accademia di Brera, tutti piuttosto squattrinati e che a volte pagavano con i quadri che dipingevano, ma il cui valore era praticamente zero. La Signora cedette l'esercizio alle nipoti sorelle Pirovini. La cucina di queste tre arzille proprietarie era semplice e casalinga, e il loro piatto più famoso era il minestrone alla milanese, tuttavia l'elenco dei creditori non veniva meno nemmeno per loro. A tal proposito si racconta questo curioso aneddoto: un loro cliente abituale era il pittore Ibrahim Kodra, pittore di origine albanese ma attivo in Italia in ambito milanese. Il pittore era debitore, con le Pirovini, di un conto  piuttosto lungo, che però non era in grado di saldare. Le sorelle, di provata fede cattolica, sapevano che l'artista era di fede musulmana e decisero di fargli questa proposta: se si fosse convertito al cristianesimo il suo chilometrico conto si sarebbe azzerato. Pare che il Kodra accettò l'offerta, ma solo sul finire della sua vita. Col passare del tempo anche le sorelle Pirovini cedettero il locale che divenne "Ristorante Franco il cacciatore".

A volte basta anche una Osteria per entrare nella storia. 

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