El Brumista: storia del vetturino di Milano e del “ragionatt” (antenato del tassametro)

Chi era il brumista
El Brumista era l’autista di carrozze (vetturino) che conduceva le eleganti vetture a nolo per le vie di Milano. Figura professionale diffusissima tra fine Ottocento e primi Novecento, è scomparsa tra gli anni ’20 e la fine degli anni ’30 con l’avvento sistematico dell’automobile e dei taxi a motore.
Il nome: dal Brougham al “brum”
L’etimo più accreditato collega brum al Brougham, carrozza chiusa e molleggiata ideata (o resa popolare) in Inghilterra nell’Ottocento e trainata da un solo cavallo. La forma inglese, passata nel parlato milanese, sarebbe stata “milanesizzata” in brum, da cui brumista per indicarne il conducente. La diffusa spiegazione popolare che riconduce “brum” al lume sul tetto della carrozza resta una pseudo-etimologia affascinante ma non documentata.
Divisa, stile e clientela
Il brumista vestiva in genere scuro, con bombetta o cilindro nelle occasioni mondane. Era il cocchiere delle famiglie benestanti e dei clienti “di rappresentanza”: postura composta sul cassett, guanti, frusta corta e redini erano parte del galateo della guida.

Il “ragionatt”: antenato del tassametro
Accanto alle carrozze private c’erano i brum a nolo, veri antesignani dei taxi. A Milano, dal 1877 circa, comparve un “orologio controllore” detto in dialetto el ragionatt: uno strumento che calcolava l’importo della corsa. Al momento di partire il cliente diceva: «Brumista, dagh ona sbèrla al ragionatt!» e il contatore scattava. Un gesto che oggi ricorda l’avvio del tassametro.
Il tramonto del mestiere
Tra anni ’20 e ’30 le amministrazioni cittadine incentivarono la sostituzione delle vetture a cavallo – per ragioni igieniche e di modernizzazione – con i taxi a motore. In pochi anni el brumista lasciò spazio al taxista, segnando la fine di un’epoca.
Una strofa in dialetto
«Fà el brumista mi vel disi l'è on mestee de maledett
Quand el pioeuv son tutt bagnaa ma sto fermo sul cassett
Pocch quattaa da l'ombrelon — quand fa cald son tutt sudaa
Dai calzett a la camisa, ma sont lì come inciodaa…»
Le fatiche del mestiere in quattro versi: pioggia, caldo, immobilità sul sedile di guida e disciplina impeccabile.
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