El Cadregatt (Cadreghee): il riparatore di sedie impagliate nella Milano di una volta
El Cadregatt (o el Cadreghee) era una di quelle figure che, solo a pensarci, riportano subito alla Milano dei cortili e delle case di ringhiera: l’artigiano ambulante che aggiustava le cadreghe, cioè le sedie impagliate di casa. Quando la seduta “mollava”, non si buttava via nulla: si chiamava lui, e con pazienza rimetteva tutto a posto.
Chi era el Cadregatt
Cadrega in dialetto milanese significa sedia (voce legata alla famiglia di “carega/cadrega”, con radici antiche). Il cadregatt era quindi, letteralmente, “quello delle sedie”: l’artigiano che riparava, stringeva e soprattutto reimpagliava le sedute rovinate.
Il suo lavoro era prezioso perché faceva risparmiare: una sedia buona (di legno solido) si teneva “per anni e anni”, e quando cedeva la seduta si interveniva lì, senza cambiare tutto il mobile.

Come lavorava il Cadregatt
Il cadregatt era spesso un artigiano ambulante. Si spostava dove c’era bisogno (cortili, portoni, botteghe), con la sua attrezzatura: martello, chiodini, punteruoli, piccoli attrezzi da falegnameria e, soprattutto, il materiale per rifare la seduta.
Prima la struttura, poi l’intreccio
Il lavoro iniziava quasi sempre così:
- si toglieva la vecchia impagliatura (o ciò che ne restava);
- si controllava la struttura in legno (incastri, giunzioni, “ballamenti”);
- se serviva, si rinforzava il telaio con piccoli interventi mirati;
- infine si passava alla parte più affascinante: l’intreccio.
La seduta impagliata: paglia, giunco e “paglia di Vienna”
Con gesti precisi e ripetuti, il materiale veniva inumidito (per renderlo più elastico), poi teso, incrociato e fissato al telaio. In molte sedie “classiche” l’intreccio richiama la cosiddetta paglia di Vienna, una lavorazione molto resistente realizzata con fibre naturali (spesso a base di giunco o materiali affini), capace di durare anni se ben mantenuta.
Era un lavoro che richiedeva mano ferma, forza nelle dita e un occhio preciso: una seduta fatta bene non doveva solo essere bella, ma soprattutto reggere la vita vera di tutti i giorni.
Un mestiere che racconta Milano
Il cadregatt faceva parte di quel mondo di mestieri “di strada” che oggi sembra quasi impossibile immaginare: artigiani che arrivavano “a chiamata”, trasformando un angolo di cortile in una bottega. Attorno a lui si fermavano i bambini a guardare, e intanto volavano due parole tra vicini: la sedia da aggiustare era anche una scusa buona per fare comunità.
In fondo, il cadregatt racconta una Milano concreta: quella in cui si aggiustava, si riusava, si faceva durare. Non era nostalgia “da cartolina”: era economia domestica, era buon senso, era rispetto per le cose comprate con fatica.
Oggi, cosa è rimasto?
Con la produzione industriale e i mobili a basso costo, l’abitudine a riparare è diminuita. Spesso sembra più semplice comprare una sedia nuova che farne reimpagliare una vecchia.
Eppure il mestiere non è sparito del tutto: oggi lo ritrovi in forma diversa, nelle botteghe di restauro e presso alcuni artigiani che reimpagliano sedie, soprattutto quando si tratta di pezzi di famiglia, sedie antiche o mobili di qualità.
Quando vale la pena farlo?
- se la struttura è solida e ben fatta;
- se la sedia ha valore affettivo (la “cadrega della nonna”);
- se vuoi un oggetto che dura e non “usa e getta”.
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Domande frequenti sul Cadregatt
Perché si chiamano “cadreghe”?
Cadrega è una parola del dialetto milanese per indicare la sedia. Da qui il nome del mestiere: cadregatt, cioè colui che aggiusta (e spesso reimpaglia) le sedie.
Che materiali usava per l’impagliatura?
In base al tipo di sedia e alla tradizione, si usavano fibre naturali (paglia/giunco o lavorazioni simili). La resistenza dipendeva molto dalla qualità del materiale e dalla mano dell’artigiano.
Esistono ancora oggi artigiani che fanno questo lavoro?
Il mestiere ambulante è quasi scomparso, ma alcuni laboratori di restauro e botteghe artigiane offrono ancora impagliatura e riparazione di sedie, soprattutto su pezzi antichi o di affezione.
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