El magnàn a Milano: il riparatore di pentole in rame, stagnino o calderaio

A Milano el magnàn, chiamato anche ramée, era il riparatore e fabbricante di pentole in rame: un artigiano che raddrizzava, ribatteva e stagnava paioli, pignatte e casseruole consumati dall’uso.
Era un mestiere duro, fatto di fuliggine, braci, martelli e stagno, ma essenziale nelle case di una volta, quando ogni oggetto veniva riparato più volte prima di essere sostituito.
Chi era il magnano
Il magnano lavorava in una piccola bottega oppure si spostava di cortile in cortile con un’attrezzatura portatile. A Milano era conosciuto come magnàn o ramée; in altre zone della Lombardia veniva chiamato anche calderaio o stagnino.
Il calderaio poteva costruire e modellare recipienti in rame, mentre lo stagnino era specializzato soprattutto nella stagnatura della superficie interna. Nella pratica, però, questi mestieri spesso si sovrapponevano.
Il rumore del martello sull’incudine annunciava la sua presenza nei cortili. Come molti artigiani ambulanti, il magnano richiamava l’attenzione delle famiglie offrendo di “stagnà i pignatt”, cioè stagnare e riparare le pentole.
Il mestiere raccontato dal magnano
Un vecchio racconto in prima persona ci restituisce la voce immaginaria di Pietro, un magnano milanese, mescolando italiano e dialetto. Il testo, originariamente pubblicato da Oliviero Spada, permette di entrare nella bottega e nella vita quotidiana di questo antico artigiano.
Vorii savè il mestee che foo mi? Faccio il magnàn o ramée, ossia il calderaio, colui che fabbrica o aggiusta le pentole di rame. Mi chiamo Pietro, anche se i più sofisticati dicono “Peder il ramaio”. La sostanza, però, non cambia: sempre con il rame, che è un metallo, devo lavorare.
Possiedo una piccola bottega lungo il Naviglio, abbastanza isolata dalle altre abitazioni perché con il mio lavoro produco un po’ di rumore. Insomma, fasevi on po’ de frecàss, che a lungo andare metteva a dura prova le orecchie di chi abitava vicino.
Pinsa, tenaja, s’cesora e martell, cioè pinze, tenaglie, cesoie e martelli, sono gli strumenti del mio mestiere. Soprattutto con il martello, quando devo battere con vigore per modellare il rame, faccio davvero un gran fracasso: pim, pum, pam, picchia di qua, aggiusta di là, sopra e sotto, controllando sempre che la forma sia quella giusta.
È un lavoro faticoso, non soltanto da artigiano, ma anche da artista. Non bisogna sbagliare lo spessore, che deve essere uniforme; servono precisione nelle rifiniture e una forma aggraziata, capace di soddisfare l’occhio. Altrimenti, si salvi chi può dalle resgiore, le padrone di casa!
Quando entro in una cucina e vedo esposte sopra il camino o appese al muro le mie pignatte, provo una grande soddisfazione. Mi dico: “Guarda, Pietro, ammira il tuo lavoro d’artista”. In quel momento mi sento ripagato di tutta la fatica fatta.
Con me lavora anche mio figlio Ginetto. Ha appena tredici anni, ma gli insegno il mestiere perché un domani possa avere di che riempirsi lo stomaco. Ho però l’impressione che questo lavoro prima o poi non si farà più. Per adesso, comunque, el se fa ancamò: si fa ancora.
Le signore della buona borghesia vogliono le pentole di rame belle e lucide come uno specchio. La povera gente, invece, per cucinare usa recipienti di legno, terracotta o alluminio: il rame è un lusso che non tutti possono permettersi.
Per fortuna il rame permette a me di mangiare e di mantenere la famiglia; altrimenti nello stomaco si vedrebbe la ragnatela. Adesso, però, basta parlare e mettiamoci al lavoro. Forza Ginetto, impegnati: un giorno potrai superare il maestro!
Oh, mi raccomando: quando vi capita di vedere qualche vecchia pignatta di rame, pensate a me e alla fatica del magnano.
Strumenti e tecniche del magnano
Il magnano usava martelli a palla e a penna, incudini, pinze, cesoie, tenaglie e tasselli di forme diverse. Con questi strumenti poteva raddrizzare le pareti di una pentola, eliminare le ammaccature e modellare il rame.
Una delle lavorazioni principali era la ribaditura, con cui il metallo veniva battuto e riportato alla forma corretta. Era necessario colpire il rame con forza, ma anche con grande precisione, per non assottigliare eccessivamente alcune parti.
Per la superficie interna dei recipienti si eseguiva invece la stagnatura: una sottile copertura di stagno idoneo all’uso alimentare che separava il rame dagli alimenti, in particolare da quelli acidi o salati.
La lavorazione prevedeva diverse fasi:
- pulizia e preparazione della superficie interna;
- riscaldamento uniforme del recipiente;
- stesura dello stagno sulla superficie;
- finitura e controllo dell’aderenza;
- eventuale raddrizzatura e lucidatura della parte esterna.
Era un lavoro di precisione: troppo calore poteva rovinare lo stagno, mentre una temperatura insufficiente non permetteva al materiale di aderire correttamente. Una buona stagnatura appariva uniforme e argentea, senza colature e senza zone di rame scoperte.
Oggi per i recipienti destinati alla cucina deve essere utilizzato esclusivamente stagno idoneo al contatto alimentare. La ristagnatura non è un lavoro domestico e deve essere affidata a un artigiano qualificato.
Il paiolo e le pentole di rame
Una pentola di rame era un oggetto prezioso e poteva essere tramandata di generazione in generazione oppure portata in dote dalle giovani spose.
Una delle opere che davano maggiore soddisfazione al magnano era il pairoeu, cioè il tradizionale paiolo da polenta. Aveva un fondo arrotondato e una forma che si restringeva verso il basso, studiata per distribuire il calore e permettere di mescolare a lungo la polenta.
La realizzazione richiedeva abilità ed esperienza: la forma doveva essere regolare, il fondo resistente e lo spessore del rame uniforme. Un errore nella lavorazione poteva compromettere la cottura.
Il rame conduce il calore rapidamente e in modo uniforme. Per questo casseruole, paioli e recipienti in rame sono ancora utilizzati nelle cucine professionali e ricercati dagli appassionati, purché siano in buone condizioni e adatti alla preparazione prevista.
Quando rifare la stagnatura
La stagnatura interna deve essere controllata periodicamente. È opportuno rivolgersi a un professionista quando compaiono:
- zone di rame a vista;
- graffi profondi o abrasioni;
- parti scure che non tornano pulite;
- stagnatura irregolare o sollevata;
- incrostazioni persistenti;
- segni evidenti di usura.
In attesa della ristagnatura è prudente non utilizzare il recipiente, soprattutto con alimenti acidi o salati.
I canti popolari del magnano
Come molti mestieri ambulanti, anche quello del magnano è entrato nelle canzoni e nelle filastrocche popolari lombarde. Un antico canto recitava:
«L’è chi el magnàn
ch’el vegn de luntàn
ch’el vegn da Purlèza
ch’el stagna
ch’el pèza
ch’el pèza de ram
ch’el moeur de la fam…»
Un’altra canzone milanese raccontava in modo ironico le disavventure di un magnano chiamato a riparare una pignatta:
«Donne donne gh’è chí el magnano
che’l gh’ha voeuja de lavorà
e se gh’aví quajcoss de fà giustà
tosann gh’è chí el magnan
che’l gh’ha voeuja de lavorà.Salta foeura ona sposotta
cont in man ’na pignatta rotta:
“E se me la giustii propi de galantòmm
mí sì ve la daría de nascost del mè omm.”El marito apos a l’uscio
el gh’aveva sentito tutto
el salta foeura cont on tarèll in man
e pirn e pum e parn su la crapa del magnan.El magnano el dis nagotta
e ’l va via con la crapa rotta
senza ciamà dottór nè avocatt
el s’è stagnàa la crapa al post di sò pignatt…»
Modi di dire e dialetto
Il magnano lavorava tra fuoco, carbone, fumo e fuliggine. Per questo nella Milano di una volta si diceva:
“Tenc come on magnan”
L’espressione significa “nero come un calderaio” e veniva usata per indicare una persona molto sporca o annerita dal fumo.
Tra le parole legate al mestiere troviamo:
- magnàn o ramée: magnano o ramaio;
- pignatta: pentola;
- pairoeu: paiolo;
- ramm: rame;
- martell: martello;
- tenaja: tenaglia;
- s’cesora: cesoia;
- stagnà i pignatt: stagnare le pentole.
Dalla Milano di ieri a oggi
Il magnano era una presenza abituale nella Milano dei cortili, delle botteghe e dei Navigli. Il suo mestiere sopravvisse finché le pentole di rame rimasero comuni nelle cucine.
Con la diffusione dell’alluminio e, successivamente, dell’acciaio inossidabile, tra gli anni Cinquanta e Settanta, il rame divenne meno comune e il lavoro del magnano diminuì progressivamente.
Anche il cambiamento delle abitudini contribuì alla scomparsa del mestiere: gli oggetti industriali erano meno costosi e, invece di essere riparati, venivano sempre più spesso sostituiti.
Oggi questa attività sopravvive grazie ad alcuni artigiani specializzati nel restauro e nella ristagnatura delle pentole di rame, oltre che nelle rievocazioni storiche dedicate agli antichi mestieri.
Curiosità e manutenzione
- Il rame distribuisce il calore in modo rapido e uniforme.
- Le pentole di rame erano considerate beni preziosi e potevano far parte della dote matrimoniale.
- Molti magnani erano ambulanti e trasportavano incudine, martelli e piccolo braciere su un carretto.
- Le botteghe si trovavano spesso lontano dalle abitazioni a causa del rumore prodotto durante la lavorazione.
- La parte esterna può essere pulita con prodotti adatti al rame e panni morbidi.
- Sulla stagnatura interna non devono essere utilizzate pagliette abrasive o sostanze aggressive.
- Quando si vede il rame sotto lo strato di stagno, il recipiente deve essere controllato da un professionista.
Domande frequenti sul magnano
Che differenza c’era tra magnano, ramaio, calderaio e stagnino?
I termini potevano cambiare secondo la zona. Il ramaio e il calderaio fabbricavano e riparavano oggetti in rame, mentre lo stagnino era specializzato soprattutto nel rivestimento interno delle pentole. Il magnano poteva svolgere tutte queste attività.
La stagnatura è sicura per gli alimenti?
Sì, quando viene eseguita da un professionista con stagno idoneo al contatto alimentare. È meglio evitare vecchie stagnature di origine incerta e non tentare riparazioni domestiche.
Ogni quanto deve essere rifatta?
Non esiste una scadenza fissa. Dipende dalla frequenza d’uso e dalle condizioni del recipiente. Deve essere rifatta quando compaiono zone di rame a vista, graffi profondi o una superficie interna non più uniforme.
Si può cucinare nel rame non stagnato?
Il rame non stagnato non è adatto a tutte le preparazioni, in particolare a quelle acide o salate. Alcuni recipienti tradizionali, come determinati paioli da polenta, possono essere realizzati senza stagnatura, ma devono essere utilizzati correttamente e mantenuti in buone condizioni. In caso di dubbi è opportuno chiedere consiglio a un artigiano qualificato.
Esistono ancora i magnani?
Il magnano ambulante è quasi scomparso, ma esistono ancora artigiani specializzati nella riparazione, nel restauro e nella ristagnatura professionale delle pentole in rame.
Ascolta e approfondisci
Ascolta la musica dedicata al mestiere: El Magnano.
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