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Filastrocche milanesi: testi in dialetto con traduzione

  • Redazione MilanoFree.it
Bambini che giocano con filastrocche milanesi in dialetto
Le filastrocche in milanese: gioco, ritmo e lingua di casa, tramandate di generazione in generazione.

Una selezione di filastrocche milanesi tramandate di generazione in generazione: testi originali in dialetto, traduzione italiana, note di pronuncia e brevi spiegazioni. Ideali per bimbi, scuole, laboratori creativi e per chi vuole riscoprire l'identità milanese attraverso il gioco e la parola.

Le filastrocche in dialetto milanese non sono solo un patrimonio nostalgico: sono documenti vivi di come si viveva, si giocava e si parlava in questa città per secoli. In molte di queste rime trovi cibo, quartieri, santi protettori e personaggi della Milano popolare, raccontati con quel ritmo inconfondibile che le rendeva facili da imparare e da trasmettere.

Cos'è una filastrocca milanese

Le filastrocche milanesi sono poesie popolari in dialetto meneghino, costruite su rime, ritmi e giochi di suono, nate per intrattenere i bambini e insegnare loro le prime parole ed espressioni della città. Spesso accompagnavano giochi di mani, conte per sorteggiare, ninne nanne o semplici momenti di gioco tra fratelli e cugini.

Molti testi esistono in varianti: ogni rione, ogni famiglia, ogni generazione tramandava la propria versione. Qui riportiamo le forme più diffuse e leggibili, ricordando che non esiste una sola versione "ufficiale" e che la bellezza di queste filastrocche sta proprio nella loro vitalità orale.

Tra le più note ci sono Crapa Pelada (diventata persino una canzone degli anni '30), la serie dei Didalìn (gioco delle dita) e le variazioni sul Duomo di pietra. Alcune sono nonsense puro, altre raccontano scene di vita quotidiana — il falò, la fiera, la vecchietta al mercato — con quella vena ironica tipicamente milanese.

Come si legge (pronuncia rapida)

  • gh' ≈ g dolce aspirata ("g" + soffio leggero): gh'è si legge "ghé".
  • oeu come "ö" lombarda, suono tra "o" e "e" strette: oeucc ≈ "öcc".
  • sc davanti a "e/i" suona come "sc" di "scena"; davanti a "a/o/u" suona duro.
  • Apostrofo ': indica elisione (l'è = "è", el = "il").
  • ü: suono "u" francese, come in "lune" — arrotonda le labbra dicendo "i".

Le grafie variano da autore ad autore e da zona a zona (Milano città, Brianza, Lodigiano…). Non esistendo un'ortografia ufficiale consolidata, si accettano diverse forme scritte per la stessa parola.

Raccolta di filastrocche (testo + traduzione)

BARBAPEDANA

Barbapadana
el gh'aveva un gilè
senza el dinnanz
e cont via el dedrè,
cont i oggioeu lungh una spana:
l'era el gilet de Barbapadana.
Traduzione (italiano)

Barbapadana aveva un gilet senza davanti e senza dietro, con gli "occhielli" (asole) lunghi una spanna: era proprio il gilet di Barbapadana. Nonsense giocoso tipico delle filastrocche milanesi: il humor sta nell'assurdo del capo d'abbigliamento che non ha né parte anteriore né posteriore.

CRAPA PELADA

Crapa pelada l'ha faa i turtèi
ghe ne da minga ai sò fradei,
i sò fradei han faa la fritada
ghe ne dan minga a crapa pelada.
Traduzione

Testa pelata ha fatto i tortelli, non ne dà ai suoi fratelli; i fratelli hanno fatto la frittata, e non ne danno a testa pelata. La logica circolare — tu non mi dai, io non ti do — diventa una morale tragicomica. È una delle filastrocche milanesi più famose, diventata anche canzone popolare negli anni '30. Approfondimento su Crapa Pelada.

EL DOMM (o TUTT EL DÒMM)

Tutt el Dòmm l'è faa de sass,
sass in alt e sass in bass,
sass de soura, sass de sota,
sass de foura, sass de denter,
sass i scal, i fil, i scoss…
sass, insoma — sass tuscoss!
Traduzione

Il Duomo è tutto fatto di pietra: sopra e sotto, fuori e dentro, in alto e in basso, scale, spigoli, pilastri… insomma, pietra dappertutto! La filastrocca riflette lo stupore popolare per la grandiosità del Duomo e la sua costruzione monolitica in marmo di Candoglia. La ripetizione ossessiva di "sass" (pietra/sasso) è il cuore ritmico del pezzo.

SANT'ANTÒNI

Sant'Antòni del porscèll,
ch'el sònava el campanèll,
el campanèll el se s'cepaa,
Sant'Antòni l'è scapaa…
che ogni ann ghe fann la fèra.
Traduzione

Sant'Antonio "del porcellino" (Sant'Antonio Abate, tradizionalmente raffigurato con un maialino) suonava il campanello; il campanello si è spaccato, il santo è scappato… e ogni anno gli fanno la fiera. La filastrocca fa riferimento alla fiera di Sant'Antonio (17 gennaio), uno degli appuntamenti popolari storici milanesi.

PIN PIN CAVALIN

Pin pin cavalin
sòtta al pè del tavolin
pan poss
pan fresch
mi indovini che l'è proppri quest!
Traduzione

Din don cavallino, sotto il piede del tavolino: pane secco, pane fresco… indovina qual è! Filastrocca-indovinello usata come conta o gioco di mani tra bambini.

AULÌ ULÈ

Aulì, ulè che ta musee
che ta profita lusinghee
tulilèm, blèm, blom
tulilèm, blèm blam
Traduzione

Nonsense cadenzato con suoni prevalentemente musicali, usato come ninna nanna o filastrocca di gioco. Il senso è volutamente oscuro: il valore è tutto nel ritmo e nel suono, non nel significato letterale.

TU BILÌ BILÌ BILÒ

Tu bilì bilì bilò
dam i legn de fa el falò
el falò l'è gianmò faa
cont i legn de l'an pasàa
tu bilì bilì bilò.
Traduzione

Dammi la legna per fare il falò… ma il falò è già fatto con la legna dell'anno passato! La struttura circolare è tipica delle filastrocche da gioco: la frase iniziale ritorna alla fine, invitando a ricominciare.

LA VÈGIA TONTONA

La vègia tontona
la bala e la sòna…
la cunta i danee…
la tira el busciùn.
Traduzione

La vecchietta "sciocchina" balla e suona, conta i soldi, beve un bicchierino. Quadretto comico di vita quotidiana: la vecchia del quartiere, vista con affetto e un po' di ironia dai bambini che la osservavano.

TRENTA QUARANTA

Trenta quaranta, la pègora la canta…
la cavalla l'è in giardin, la domanda Giovanin.
El Giovanin l'è sul tecc, tirèmal giò per i urecc!
Traduzione

Filastrocca a catena: la pecora canta, si cerca il pastore, poi la padrona, la cavalla e infine Giovanino… che è sul tetto: "tiratelo giù per le orecchie!". La conclusione comica era il momento più atteso dai bambini.

DIDALÌN (il gioco delle dita)

Didalìn, spusalìn, lunghignàn,
frega oeucc, masa pioeucc.
Traduzione

Elenco delle cinque dita con soprannomi dialettali: pollice = "ditalino" (didalìn), anulare = "sposino" (spusalìn), medio = "lungagnone" (lunghignàn), indice = "strofina occhi" (frega oeucc), mignolo = "ammazza pidocchi" (masa pioeucc). Usato per imparare le dita in modo giocoso, come il nostro "questo dito ha trovato un uovo".

MI G'HOO FAMM

Mi g'hoo famm, mangia un scagn…
el scagn l'è dur, mangia el mur…
el mur l'è fatt, mangia el ratt…
el ratt el cur, mangia l'amor.
Traduzione

Ho fame! Mangia uno sgabello… è duro, mangia il muro… il muro è fatto, mangia il topo… il topo corre, mangia l'amore. Nonsense a catena dal ritmo comico incalzante: ogni risposta porta a un nuovo problema, fino alla soluzione absurda finale.

QUEST L'È BORLÀA IN DEL FÒSS (il gioco delle dita)

Quest l'è borlàa in del fòss.
Quest l'ha tiràa foeura.
Quest l'ha sugàa giò.
Quest l'ha faa la zopa.
E quest l'ha mangiada tutta.
Traduzione

Gioco delle cinque dita: questa è caduta nel fosso, questa l'ha tirata fuori, questa l'ha asciugata, questa ha fatto la zuppa e questa (il mignolo, di solito) l'ha mangiata tutta. La variante milanese del celebre gioco europeo delle dita.

TACCOM I TACC (scioglilingua)

Tì che te tacchet i tacc, taccom i tacch!
Taccàtt i tacch a tì che te tachett i tacch?
Taccheti tì i tò tacch, tì che te tacchett i tacch!
Traduzione

Tu che attacchi i tacchi, attaccami i tacchi! Li hai attaccati a te che attacchi i tacchi? Attaccali tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi! Scioglilingua virtuosistico basato sulla radice "tacc/tach": uno dei più noti della tradizione milanese, difficilissimo da pronunciare velocemente.

Mini glossario

  • minga = mica / non
  • l'è = è
  • el = il / lui
  • tecc = tetto
  • scal = scale
  • busciùn = tappo (vino alla spina)
  • zopa = zuppa
  • fèra = fiera
  • danee = denaro, soldi
  • sass = pietra, sasso
  • scagn = sgabello
  • fòss = fosso
  • legn = legna
  • pioeucc = pidocchi

Le voci possono variare per rione e provincia. Per approfondire il vocabolario del dialetto milanese, visita il nostro glossario del milanese.

Domande frequenti

Qual è la filastrocca milanese più famosa?

Crapa Pelada è probabilmente la più conosciuta, anche grazie alla versione canzone degli anni '30 (titolo originale: El piscinin). È entrata nella cultura popolare ben oltre Milano. Anche "El Domm" e "Didalìn" sono tra le più citate nelle scuole e nei libri di dialettologia.

Dove posso usare queste filastrocche?

Sono perfette per laboratori didattici alle elementari, feste tradizionali, spettacoli teatrali sul dialetto milanese, o semplicemente per insegnare ai bambini qualcosa sulla storia e la cultura di Milano. Molte scuole del Comune le usano nei progetti di educazione al patrimonio linguistico locale.

Le filastrocche milanesi sono diverse da quelle brianzole o lodigiane?

Sì. Il dialetto cambia sensibilmente da zona a zona, e con lui cambiano rime, vocaboli e persino il ritmo. Le varianti esistono anche all'interno della stessa filastrocca: è normale trovare versioni diverse dello stesso testo a seconda della fonte.

Esistono registrazioni audio di filastrocche milanesi?

Sì: la Biblioteca Braidense e alcune associazioni culturali milanesi conservano registrazioni storiche. Sul web si trovano anche video amatoriali e letture recitate. Cerca "filastrocche milanesi audio" o "dialetto milanese bambini" per trovare risorse di ascolto.

Come si pronuncia il dialetto milanese?

Il milanese ha suoni particolari che non esistono in italiano standard: la "ö" (oeu), la "ü" e la consonante "gh" aspirata. Nella sezione Come si legge trovi una guida rapida. Per approfondire, leggi il nostro articolo sulla grammatica e pronuncia del milanese.

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