I Ligera de Milan

ligera milano

Con il termine gergale ligera, o lingera, si voleva identificare la criminalità milanese che ha operato sino alla metà del XX secolo.

È bene precisare però che la definizione si riferiva soprattutto a criminali di bassa taglia, d’infima categoria quali strozzini, contrabbandieri, ricettatori, biscazzieri, borsaioli, giocolieri delle tre tavolette, la maîtresse, ossia tenutaria di una casa di tolleranza o anche prostituta, anche se da questa manovalanza sono usciti personaggi dal calibro di Luciano Lutring, Francis Turatello e altri.

Il gergo milanese si serviva, per indicare i lingera, anche del termine “locch”, cioè “pazzo”, inteso però come teppista. A tal proposito lo scrittore milanese Cletto Arrighi, dedicò alcune pagine alla figura del “locch”, nel romanzo “La canaglia felice” e nell’opera “Il ventre di Milano. Fisiologia della capitale morale”. Nell’opera “Gli scamiciati”, di Paolo Valera, vi è la descrizione della vita dei bassifondi milanesi, cioè della ligera. È doveroso precisare che il termine lingera, definizione per altro usata in tutta la Lombardia e non solo, era adoperato per indicare anche gli operai, soprattutto i minatori. Questi ultimi, con il termine lingera, tendevano a identificare quegli operai che avevano poca voglia di lavorare e che appena intascata la paga, la spendevano con donne e con copiose bevute. Lingera era anche sinonimo di operaio che si spostava sempre a piedi, anche se il percorso non era molto agevole. A tal proposito si ricorda una ballata milanese che, tradotto in lingua dice:

E con la cicca in bocca e il pane di pan miglio, la povera lingera va a portare i mattoni, e con tutti i tram che ci sono, viaggia sempre a piedi.

Nelle rievocazioni cantate il lingera assume sempre una connotazione positiva, esaltante, di sfida, di protesta, persino i malavitosi erano visti con un fare romantico, non così cattivi e privi di armi, ossia “leggeri”. La progressiva ma inesorabile estinzione della lingera è ben documentata da autori come Giovanni Testori e Umberto Simonetta, che ben descrivono il cambiamento sociale di Milano. Tuttavia il termine è stato riscoperto, tanto che un’enoteca di via Padova ha assunto proprio il nome di Ligera enoteca 70’s cafè, inoltre Ligera 73 è il nome di una rock band milanese nata nel 2003. Celebri sono alcune canzoni milanesi che parlano dei lingera, cantate da artisti quali, Giorgio Gaber, Walter Valdi, Enzo Jannacci, Svampa e altri.

Qual è l’origine del termine Lingera? Le versioni sono più di una, alcuni studiosi lo vogliono accostato alla Legge, nel senso di reati leggeri, oppure che apparteneva al mondo dei marginali, o ancora, tipico dei lavoratori stagionali, che viaggiavano con bagaglio leggero. Il poeta meneghino Delio Tessa dava a questo termine il significato di teppaglia, infatti, in una sua poesia dice:

Passen tramm ch’hin negher, gent sora gent…. Lingera…. tosann e banch de fera!

Come si vede le interpretazioni sono varie e spesso attinenti con l’aggettivo “leggero”, significato, ad esempio, così:

Persona leggera, senza cervello.

Borsaiolo, leggero nel rubare senza farsi accorgere dalla vittima.

Squattrinato, senza soldi in tasca, per cui leggero.

Un’interpretazione di origine piemontese, identifica il nome lingera, da “lingher”, termine malavitoso per indicare il pugnale, poi traslato in “gente di coltello”.

Desidero concludere con una strofa della canzone Quand Milan l’era Milan, di Walter Valdi. Dice così:

Quand Milan l’era Milan,

gh’era sì on quaj maraman.

Gh’era el gratta e l’imbrojon,

el ligera e el gargagnan,

ma eren tutti de Milan. 

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