"I temp de Carlo Codega": origine, significato e storia del modo di dire milanese

In milanese si dice "I temp de Carlo Codega" (o Cùdega) per indicare tempi antichissimi, qualcosa di passato da un pezzo. Il Restelli (1885) ci ricorda che si usa «quando si parla di cose antichissime». Ma chi era questo Carlo Codega? E cosa c'entrano le lanterne, i codini e la Restaurazione?
Significato del modo di dire
L'espressione "I temp de Carlo Codega" si usa per indicare un'epoca lontanissima, "ai tempi che furono". È un modo ironico e tutto milanese per dire che qualcosa è vecchio, superato o appartenente a un passato molto remoto. È l'equivalente dell'italiano "ai tempi dei Borboni" o "ai tempi di Garibaldi", ma con una sfumatura ironica e un po' polemica.
Dire oggi "l'è roba di temp de Carlo Codega" vuol dire:
- è una cosa vecchissima;
- appartiene a un tempo superato;
- è legata a un modo di pensare troppo conservatore per l'oggi.
In origine, quindi, non era solo un modo per dire "di tanto tempo fa", ma anche per prendere in giro quei milanesi che, nell'Ottocento, non volevano proprio saperne di cambiare.
Possibili origini del nome "Codega"
Chi fosse davvero Carlo Codega non è attestato: con ogni probabilità non è mai esistito come persona storica, ma è un nome di fantasia nato in ambito popolare. Sul significato del termine "codega" circolano due ipotesi principali, entrambe radicate nella tradizione orale milanese.
Il "codega" come portatore di lanterna
Tra Sette e Ottocento, quando le strade di Milano erano poco illuminate, alcuni nobili e benestanti si facevano precedere da un servo con lanterna, detto appunto codega (dal greco hodegós, "guida", secondo un'ipotesi etimologica diffusa). In seguito il termine passò anche a indicare i fattorini con ombrello all'ingresso di negozi e teatri, o chi riaccompagnava le ragazze a casa dopo gli spettacoli. Questa ipotesi collega il detto all'idea dei "tempi delle lanterne" — una Milano d'altri secoli, prima dell'illuminazione pubblica.
La "cotenna" per il codino
Un'altra lettura, più folclorica, lega "codega" alla cotenna di maiale, che si dice venisse usata per ungere e lisciare il codino in voga in certe epoche. Da qui un soprannome scherzoso, poi cristallizzato nel detto.
Il contesto storico: parrucche, codini e Restaurazione
Prima della Rivoluzione francese (1789) le élite europee portavano la parrucca incipriata con il codino. Non era solo un'acconciatura: era il segno di uno status sociale.
Dopo la Rivoluzione e soprattutto dopo il Congresso di Vienna (1815), quando in Europa tornano i vecchi sovrani (la Restaurazione), chi continuava a portare il codino veniva visto come conservatore, arretrato, reazionario. A Milano i popolani non la mandavano a dire: quando l'imperatore d'Austria Francesco I tornò in città, fu accolto con il celebre verso:
«Franceschin cont 'l covin, cont 'l tupè: va via vè!»
Cioè: "quel lì col codino, via!". Il segno esteriore (il codino) era diventato simbolo politico.
Da "Carlo V" a "Carlo Codega" (e a "Carlo Codino")
Secondo quanto riportato da studiosi e repertori milanesi, l'espressione più antica era "del temp de Carlo V" — cioè "una roba vecchissima, di secoli fa". Col tempo, in ambiente popolare, questo Carlo così remoto viene "aggiornato" e travestito con quello che per i milanesi dell'Ottocento era il segno del passato: il codino.
Così nasce "Carlo Codega" e, nella variante ricordata dal Pizzagalli (1932), anche "Carlo Codino". È lo stesso meccanismo: si prende un personaggio simbolo del passato remoto e lo si carica di un elemento visivo (il codino) che, dopo la Restaurazione, identifica il reazionario nostalgico dell'Antico Regime.
Il termine "codino" entra proprio in quegli anni anche nell'italiano generale, come attestano il Dizionario della lingua italiana di Tommaseo e Bellini (1861-1879), per indicare chi resta ostinatamente attaccato alle vecchie idee.
Esempi d'uso in milanese
- "Quell'attrezzi chì l'è de i temp de Carlo Cùdega!" → "Quell'attrezzo è di un'altra epoca!"
- "Parlét minga de modem, semm minga ai temp de Carlo Codega!" → "Non parlate di modem come se fossimo nel pleistocene!"
- "Quella roba lì l'è del temp de Carlo Codega, cambiela!" → "Quella cosa è vecchissima, cambiala!"
Nella parlata popolare compaiono le forme Codega e Cùdega, entrambe corrette e diffuse.
Le fonti citate
- Restelli, 1885 — ricorda l'uso "per cose antichissime".
- Tommaseo – Bellini, 1861-1879 — registra l'aggettivo codino in senso politico.
- Pizzagalli, 1932, professore di latino e greco al liceo Berchet — riporta anche la forma "Carlo Codino".
Testo e ricerca storica: Marco Boriani
Domande frequenti
Esisteva davvero Carlo Codega?
Non ci sono prove storiche: è quasi certamente un nome inventato a effetto, entrato nell'uso popolare come proverbio. Il "Carlo" originale era probabilmente Carlo V d'Asburgo, poi trasformato dal popolo milanese.
"Codega" è un cognome o un mestiere?
Nel detto richiama soprattutto il mestiere del portatore di lanterna (la "guida" nelle strade buie della Milano settecentesca). Esiste anche come cognome, ma l'origine del detto è legata al mestiere e/o al codino.
Si dice "Codega" o "Cùdega"?
Entrambe le forme sono attestate e usate. Cùdega è la pronuncia più vicina al milanese tradizionale, Codega è la forma più diffusa nell'uso corrente.
Perché il codino era un simbolo politico?
Dopo la Rivoluzione francese, la parrucca col codino era il segno dell'Antico Regime. Chi lo portava ancora dopo la Restaurazione veniva percepito come reazionario e nostalgico. Il termine "codino" entrò nel vocabolario italiano proprio con questo significato politico.
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