Il Paradiso nelle religioni del mondo: significati e visioni spirituali
Il Paradiso nelle diverse religioni
Il Paradiso, o Eden come è anche chiamato… ma cosa significa il termine? La parola deriva dal persiano Pairidaez = pardes, ossia recinto, parco, giardino. Luogo delizioso in cui, secondo la Sacra Scrittura, Dio ha collocato Adamo ed Eva, detto anche Paradiso Terrestre; da questo deriva il nome figurativo per rappresentare il luogo di dimora dei beati, dei giusti, dei santi dopo la morte. Generalmente, è considerato un luogo di felicità.
Riflettendo sul termine, sorgono indubbiamente diverse domande: ad esempio, il paradiso è un luogo, uno stato, o entrambi?
È così per tutte le religioni? Proviamo a curiosare e cercare di capire meglio.
Il Paradiso cristiano
Per un cristiano è, o dovrebbe essere, la meta e l’obiettivo della sua esistenza su questa terra, per raggiungere la piena comunione con Dio e la piena felicità. Nella Bibbia il paradiso è un posto reale, e nel Nuovo Testamento il termine “paradiso” è citato per ben 276 volte. Diversi sono i passi che lo menzionano, ad esempio in Matteo 5,8: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio».
Il Concilio di Firenze (1439) e il Concilio di Trento (1545-1563) hanno dettato le condizioni per entrare in paradiso dopo la morte terrena e così essere pienamente nell’amore di Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1023 conferma: «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e sono perfettamente purificati vivono per sempre con Cristo. Son per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come Egli è” (1 Gv 3,2)».
Nel n. 1024 si descrive il Paradiso come: «La comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli Angeli e tutti i beati». Per la teologia cattolica il Paradiso non è solo uno stato spirituale, ma una realtà di comunione con Dio. Vi sono stati santi e sante che hanno avuto la visione del Paradiso (alcuni/e anche dell’inferno e del purgatorio) e che lo descrivono nei loro diari. Questo è il Paradiso della cristianità, dove l’unica cosa che ci attende è Dio, il Suo amore, la piena felicità e null’altro.
Il Paradiso ebraico
I testi descrivono il Paradiso come un giardino recintato, al cui interno si trovano mirti e rose; nel centro del giardino vi sarebbe l’Albero della Vita. In questo Paradiso vi sarebbe la possibilità di passeggiare insieme a Dio. Nel Talmud si parla di Gan Eden per descrivere il Paradiso e si lascia intendere che l’aldilà sia un ritorno alla beata esistenza di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden, prima della loro “caduta”.
Si ritiene che nel Gan Eden l’anima umana esista in uno stato disincarnato fino al tempo della risurrezione corporea ai giorni del Messia. Solo le anime veramente giuste accedono direttamente al Giardino dell’Eden, mentre le persone “medie” scendono in un luogo di punizione o purificazione, indicato come Gehinnom o Gei Hinnom (la Geenna evangelica), nome di una valle a sud di Gerusalemme un tempo utilizzata per il sacrificio di bambini dalle nazioni pagane di Canaan.
L’idea del Paradiso ebraico appare piuttosto simile al concetto cristiano: il protagonista unico è esclusivamente Dio.
Il Paradiso musulmano
Nell’Islam il Paradiso è indicato come Jannah, che tradotto significa “Giardino dell’Eden”. Secondo la dottrina teologica islamica, il Paradiso è collocato sotto il Trono di Allah, sopra il cielo più alto, e viene distinto dall’Eden in cui vissero Adamo ed Eva.
Il più alto livello del Paradiso è quello in cui sono posti i profeti dell’Islam, i martiri e i più devoti tra i musulmani. Il Corano parla anche di un generico numero di spose purissime, le huri, a disposizione dei maschi islamici che avranno accesso al Paradiso.
Il Paradiso buddhista
Secondo il buddhismo, il Paradiso – ma anche l’inferno – non sono luoghi dove si va dopo la morte, ma stati mentali che sperimentiamo nella vita presente. Il Paradiso rappresenta stati di gioia, pace e contentezza. Si afferma la transitorietà di questi stati, in quanto impermanenti e soggetti a cambiamento.
Il punto centrale per il buddhismo è la credenza nella reincarnazione. Non vi è il concetto di creazione, poiché per loro non esiste né inizio né fine, ma solo un ciclo infinito di nascita, sofferenza e morte.
Il Paradiso induista
Nell’induismo il Paradiso di Indra, conosciuto come Svarga (“luce del cielo”), è situato sulla cima del monte Meru, la montagna sacra. Il Paradiso di Indra simboleggia il piacere sensuale estremo e ogni tipo di godimento. In questo luogo si trova anche la “vacca dell’abbondanza” e “l’albero che realizza tutti i desideri”.
Nell’induismo recente, questo Paradiso viene considerato una forma di beatitudine.
Il Paradiso confuciano
L’insegnamento di Confucio è una tradizione incentrata sul raggiungimento e il mantenimento dell’armonia sociale. Il suo scopo è quello di raggiungere uno stato di totale virtù o gentilezza, noto come ren.
Per i confuciani, il cielo stabilisce le virtù morali per gli esseri umani, esercitando potenti influenze etiche. Come natura, il Paradiso rappresenta tutti i fenomeni non umani, i quali hanno però un ruolo positivo nel mantenere l’armonia tra cielo e terra. Il confucianesimo implica il culto degli antenati e sostiene che gli esseri umani sono composti da due parti: uno spirito del cielo e un’anima della terra. Quando una persona nasce, le due metà si uniscono, separandosi alla sua morte.
Ovviamente questo articolo è stato, per ragioni di sintesi, privo di un commento personale, poiché il suo scopo è non solo incuriosire, ma anche portare a riflettere e, magari, stimolare uno scambio di opinioni.
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