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Il Ponte di Ognissanti: buon onomastico a tutti

tutti-i-santiEccoci al primo ponte tanto agognato dalla fine delle vacanze estive - insieme a quello del patrono di Milano (Sant'Ambrogio, il 7 dicembre) - per cercare di tirare avanti alla bell’e meglio sino a Natale.

Tutti ricordano il 1° novembre come il ponte dei Morti, in realtà in questo giorno si festeggiano tutti i Santi, mentre ai Morti è dedicato il giorno successivo.

C’è poi anche la tradizione della notte delle streghe, altrimenti conosciuta come festa di Halloween, che ormai ha scalzato tutte le usanze trasmesseci anni fa da nonni e genitori. Ma di questa moda se ne parla tanto in lungo e in largo che mi piacerebbe dedicarmi a quanto passato in retroscena, o meglio, nel retroscena del retroscena: i Santi. (E senza per questo voler mancare di rispetto ai Morti, sia chiaro).

Si sa che i Santi, soprattutto i più tosti, sono quelli che hanno avuto un passato decisamente burrascoso ma che alla fine, attratti dal messaggio cristiano, rivoluzionario e controcorrente alle logiche del mondo, sono capitolati, trasformandosi a loro volta in diffusori di speranza, carità e amore. In realtà il Vangelo parlerebbe di creta plasmata dalle mani del Signore. Del resto si sosteneva in un filmetto ormai datato, leggero ma sincero, che “nessun buono è così buono come un cattivo quando diventa buono” (Chi trova un amico trova un tesoro, 1981).
Ma senza ricorrere agli estremismi, da più voci si è sentito ripetere che tutti siamo votati alla santità, tutti siamo chiamati ad essa, non c’è nessun privilegiato. Si tratta di un obiettivo che chiunque, se vuole, può porsi perché non si tratta di fare gesti eroici e plateali, ma di vivere al meglio la quotidianità con le sue pene e i suoi ostacoli, nel rispetto dell’altro e di se stessi in primis, magari riuscendo a strappare e ad elargire qualche sorriso in più. E a fine giornata scoprire di aver fatto un gradino in più sulla scala verso il Paradiso.
Confesso che sono sempre stata una patita della materia, tanto da avere appeso in bagno un calendario con segnato per ogni giorno il nome del santo che viene ricordato, in modo da controllare ogni mattina qual è quello del giorno, leggere semmai qualche breve notizia su di lui e inviare gli auguri di buon onomastico a chi, nella mia cerchia di parenti, amici e conoscenti, è portatore di quel nome. Nella mia famiglia la festa dell’Onomastico ha sempre avuto una certa importanza, tanto da guadagnarsi – il festeggiato – una torta e un pensierino. A mia volta quando ho dovuto scegliere i nomi dei miei figli, l’unica condizione posta a mio marito è stata che fossero nomi “da calendario”.

È nota la questione della scelta dei nomi, e del buon senso che dovrebbero avere i genitori pensando alle conseguenze che certe scelte possano comportare. Che senso ha chiamare un figlio come l’attore preferito, o la figlia come la protagonista di un romanzo, quasi che avessero un qualche ascendente fortunato su di loro; o addirittura recuperare nomi originalissimi che non rientrano neanche nella lista di quelli comuni di persona. Non mi addentro oltre, ma aggiungo solo una ulteriore considerazione circa l’attribuzione del nome dei nonni ai figli per ricordarli: intanto bisognerebbe fare almeno quattro figli per non fare dei torti a nessuno, e poi bisognerebbe specificare ogni volta se si tratta del senior o junior, con le complicazioni burocratiche e non che ciò comporta.

E se da una parte ha ragione Giulietta quando chiede a Romeo di rinnegare il suo nome “Che cos'è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo” (Romeo e Giulietta, W. Shakespeare), è altrettanto vero che il nome ci identifica come soggetti unici e irripetibili. E una volta abituatisi al nome di una persona, in realtà non si presta neanche più attenzione al nome proprio della persona in quanto esso si è fuso in un tutt’uno con la persona stessa. Quando ci si presenta a qualche estraneo che sia uno, due quattro, si è talmente concentrati a pronunciare il proprio nome che non si presta neanche caso a quello altrui, dimenticandolo a fine giro presentazioni.
Poi, andando per il sottile, si potrebbe analizzare la compatibilità del nome con il volto: alcuni nomi si portano dietro una ben specifica personalità che tanto volte stona con la persona che effettivamente porta quel nome.

Qualche mese fa il papa Francesco commentava alcuni scandali della chiesa pronunciando una frase molto rivoluzionaria: “la santità è più grande degli scandali; l’aspetto dogmatico e morale devono essere sempre accompagnati dall'amore di Dio”. Perché la santità tiene conto del fatto che siamo persone di carne e ossa, deboli e inclini ad inciampare, ma va oltre questi concetti terreni. E’ quel seme di buono che c’è comunque in ciascuno di noi; forse siamo proprio noi i primi a non crederci, i primi a non saperlo, i primi poco fiduciosi di quello di cui saremmo capaci se solo osassimo un po’ di più, se solo volessimo imbrigliarci a tutti i costi in convenzioni che ci imprigionano invece che liberarci.
La lezione dei Santi? Servire gli altri. Il talento ci è dato per fare del bene. Scrive Alessandro d’Avenia che “la società e la verità delle relazioni nasce dalla scarsità di beni che uno può donare”. Rifacendosi a Caterina da Siena che nel suo Dialogo alla Provvidenza sostiene proprio come Dio pur potendolo non abbia dotato tutti gli uomini di tutte le capacità, ma abbia appositamente distribuito i talenti in modo così differente che tutti necessariamente avessero bisogno di reciproco aiuto. “L’uomo non può fare a meno d’usare atti di carità”.

E concludo con un augurio di buon onomastico a tutti quanti, servendomi di queste perle di saggezza:

Il tuo nome dice chi sei.
Vanne fiero. È unico, speciale,
sempre pronto a reinventarsi,
senza rinnegare il passato.
Perché la sua storia possa
prendere nuove direzioni
rimanendo sempre la stessa.

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