Le colonie climatiche o elioterapiche: storia e ricordi di un’infanzia italiana
Probabilmente molti lettori avranno frequentato, come il sottoscritto, una colonia climatica, soprattutto marina. Per diverse generazioni di bambini italiani le colonie hanno rappresentato una delle prime esperienze lontano da casa: giorni di mare o di montagna, camerate affollate, divise tutte uguali, nuove amicizie e, naturalmente, un po’ di nostalgia per la famiglia.

Dalle cure all’educazione
Le colonie climatiche, chiamate anche elioterapiche, esistevano già fin dall’Ottocento. Nacquero con finalità terapeutiche e assistenziali, ma anche per offrire ai bambini, specialmente a quelli provenienti dalle famiglie meno abbienti, un periodo di villeggiatura in un ambiente ritenuto salubre, educativo e moralmente sano.
Il mare, il sole, l’aria di montagna, una vita ordinata e una corretta alimentazione erano considerati strumenti utili per rafforzare il fisico dei fanciulli. Con il passare del tempo alla funzione sanitaria si aggiunsero sempre più chiaramente quella educativa, ricreativa e sociale.
Durante il periodo fascista furono costruite molte grandi colonie, utilizzate anche per educare i giovani secondo i principi del regime. Caduto il fascismo, tuttavia, l’esperienza non terminò. Negli anni del dopoguerra e del boom economico le colonie aumentarono ancora, promosse da enti pubblici, organizzazioni religiose, industrie, partiti, associazioni e istituzioni private.
Un ruolo importante fu svolto anche dagli enti religiosi e, in particolare, dalla Pontificia Opera di Assistenza, che operava sul territorio attraverso le organizzazioni diocesane.
La Riviera romagnola e le “città delle colonie”
La Riviera romagnola fu uno dei luoghi in cui questo fenomeno divenne più evidente. L’espansione dei centri balneari favorì la nascita di vere e proprie “città delle colonie”, lunghe sequenze di edifici destinati all’accoglienza dei bambini.
Una recente ricognizione sul patrimonio delle colonie della costa emiliano-romagnola ha preso in esame circa 250 strutture. Negli anni Ottanta molte erano ancora in attività; oggi soltanto 22 conservano la funzione originaria, mentre numerosi edifici sono stati trasformati, abbandonati oppure demoliti. Alcuni sono diventati alberghi, residenze, centri sanitari o strutture turistiche.
Tra gli esempi più conosciuti si possono ricordare la Colonia Varese di Milano Marittima, la Colonia AGIP di Cesenatico, la Colonia Edoardo Agnelli a Marina di Massa e la grande struttura di Cattolica costruita per i figli degli italiani residenti all’estero. Quest’ultima, dopo un lungo restauro, ospita dal 2000 l’Acquario di Cattolica. Anche l’ex Colonia Fara di Chiavari è stata recuperata e trasformata.
Non soltanto colonie marine
Naturalmente non esistevano soltanto le colonie marine. Erano diffuse anche quelle montane, campestri, urbane e periurbane. Alcune accoglievano i bambini per più settimane, mentre altre funzionavano soltanto durante il giorno.
Tra le colonie montane più note vi fu quella realizzata dalla Olivetti a Brusson, in Valle d’Aosta. Molte strutture di montagna erano frequentate da bambini provenienti dalle città industriali del Nord, che potevano così trascorrere alcune settimane all’aria aperta.
I miei ricordi delle colonie
Ho citato soprattutto la Riviera romagnola non soltanto perché è stata una vera terra di colonie, ma perché, nei circa dieci anni in cui le ho frequentate, la maggior parte dei miei soggiorni si svolse proprio in quella regione.
Ricordo che, quando vedevo mia mamma preparare i bollini bianchi con un numero rosso da cucire o applicare sul corredo, capivo subito che la partenza si avvicinava. Arrivavano il taglio corto dei capelli, la valigia e le divise tutte uguali: per noi maschietti prevalevano solitamente il blu e il bianco, mentre per le bambine si sceglievano colori più chiari.
Il viaggio iniziava con l’imbarco su un pullman nei pressi della Stazione Centrale di Milano. La destinazione poteva essere Cesenatico, Rimini o un’altra località della costa. Ricordare oggi il nome di tutte le colonie in cui sono stato è quasi impossibile.
La malinconia per aver lasciato i genitori e il fratello più giovane certamente non mancava, anche perché sapevamo che per molti giorni non li avremmo rivisti e neppure sentiti al telefono: in casa, a quei tempi, non tutti ne possedevano uno e comunque non era certo a disposizione dei bambini.
Ricordo bene le enormi camerate e le battaglie serali a cuscinate. Se venivamo scoperti dalle inservienti, la punizione poteva essere severa: niente bagno in mare il giorno seguente. Rammento anche la canzoncina di Pinocchio che veniva intonata per farci addormentare.
Le giornate sulla spiaggia trascorrevano giocando con le biglie, dopo aver costruito piste complicate nella sabbia. Il momento del bagno sembrava durare sempre troppo poco: il fischietto dell’inserviente ci richiamava fuori dall’acqua e, una volta tornati sulla spiaggia, ci aspettava qualche esercizio di ginnastica per asciugarci.
Quando il tempo era brutto la giornata diventava inevitabilmente più noiosa, anche se le passeggiate per Cesenatico aiutavano a distrarsi. Il penultimo giorno ci accompagnavano spesso in un negozio, dove potevamo scegliere un piccolo ricordo da portare a casa.
Non mancavano la preghiera del mattino e della sera e la santa Messa della domenica. Non potendo comunicare per telefono, scrivevamo cartoline o lettere alle nostre famiglie. Aspettare la posta era un momento particolare: si sperava di sentire pronunciare il proprio nome e di ricevere una busta da casa. Per qualcuno era una gioia; per altri, quando la lettera non arrivava, una piccola tristezza.
Le località che ospitavano le colonie
Le colonie erano presenti lungo buona parte delle coste italiane e in numerose località montane. Tra le mete marine più conosciute ricordo:
- Lido di Jesolo e Lido Alberoni
- Marina di Ravenna, Cervia e Milano Marittima
- Cesenatico, Gatteo Mare, Bellaria e Igea Marina
- Torre Pedrera, Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica
- Senigallia
- Spotorno, Andora, Finale Ligure, Pietra Ligure, Loano, Chiavari e Ospedaletti
Tra le località montane si possono invece ricordare Castione della Presolana, Lenna, Ballabio, Selvino, Limone Piemonte e Santo Stefano d’Aveto.
Un ricordo che appartiene a molte generazioni
A questo punto penso proprio di fermarmi. Le colonie climatiche appartengono a una stagione ormai quasi scomparsa della storia italiana, fatta di grandi strutture, camerate, disciplina e vacanze collettive. Non tutto era facile e certamente ogni bambino le ha vissute a modo proprio.
Sono però sicuro che chi, come me, ha frequentato una colonia marina o montana si sarà riconosciuto in qualche episodio: il viaggio in pullman, la divisa, il fischietto sulla spiaggia, la posta attesa con impazienza o il piccolo ricordino acquistato prima di tornare a casa.
E forse, leggendo queste righe, qualcuno avrà anche ricordato il nome di una colonia che pensava di avere dimenticato per sempre.
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