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Personaggi del folclore italiano: Borda, Maskinganna e Munaciello

È noto che il folclore attiene a numerose forme di cultura popolare, comprendenti leggende, racconti, tradizioni e usanze diffuse in tutto il territorio della nostra Penisola. Mi sono reso conto, nell’effettuare questa ricerca per farne un articolo, che sono davvero tante, e quindi ho deciso di procedere a tappe, prevedendo così più articoli. Proseguendo in questo affascinante cammino di conoscenza, questa volta vi narro della Borda, del Maskinganna e del Munaciello. Andiamo allora a conoscerli meglio.personaggi folclore italiano borda maskinganna munaciello mf ia

La Borda

La Borda è una creatura leggendaria che appartiene alla tradizione della Pianura Padana. Si tratta di una sorta di strega dall’aspetto orribile, sempre bendata, di giorno e di notte, e che uccide chiunque la incontri. Abita nelle zone paludose e acquitrinose. Probabilmente è una personificazione della paura legata a zone paludose e pericolose, soprattutto per i bambini.

Nel nostro milanese la parola “borda” significa vapore condensato a terra e, in senso più ampio, potrebbe voler dire anche nebbia. Vi è tuttavia, da parte di alcuni studiosi, la certezza che il termine Borda derivi dalla radice “bor”, da ricondurre alla divinità celtica Borvo, la quale presiedeva le acque sorgive e termali. La località termale di Bormio e il fiume Bormida originerebbero da quel termine celtico. La Borda affonda il suo mito nel dio celtico Borvo il Ribollente e nella Bormana, sacri alle acque termali e ai corsi d’acqua.

Vi sono nella tradizione romagnola alcune ninne nanne che avevano come protagonista proprio la Borda; ninne nanne piuttosto inquietanti, per la verità. Ve ne riporto una per conoscenza:

«Ninna nanna, la Borda
lega i bei bambini con una corda.
Con una corda e con una cordicella,
lega i bei bambini e poi li stringe,
con una corda e con un legaccio,
lega i bei bambini e poi li ammazza.»

Alcuni ricercatori fanno notare che questa modalità di uccidere descritta nella ninna nanna ricalca sacrifici umani praticati da antichi culti celtici, come testimonierebbero corpi di persone soffocate con un laccio e poi annegate. A tal proposito si fa notare il ritrovamento in alcune torbiere di alcuni corpi, come ad esempio l’“uomo di Tollund”, una mummia di palude scoperta nel maggio del 1950 e che esami hanno datato tra il 300 e il 400 a.C.

Il Maskinganna

La seconda nostra conoscenza si chiama Maskinganna, che tradotto significa “Maestro degli inganni”. Per trovarlo dobbiamo recarci in terra di Sardegna, dove è anche conosciuto con il nome di “S’ingannadore”. Questo Maestro degli inganni si diverte a prendersi gioco delle persone che dormono, facendole svegliare improvvisamente terrorizzate.

Mostra l’aspetto di un diavolo silvestre, ossia dei boschi, tuttavia ha il potere di assumere qualsiasi forma desideri; ad esempio quella di una bella fanciulla, di un bambino piangente, di un’anziana donna eccetera. Gli studiosi convengono nel ritenere che il “mostro” altro non fosse che la spiegazione popolare legata ai fenomeni di illusione ottica e acustica e ritenuto responsabile di essi. La Library of Congress – Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti – ha ritenuto il personaggio degno di interesse culturale. I Sileni e i Satiri possono essere accostati, o viceversa, al Maskinganna.

Il Munaciello

Il nostro terzo personaggio si chiama “Munaciello”, spiritello legato al folclore napoletano. Il termine rimanda a “piccolo monaco” e rappresenta uno spirito sia di natura benefica che dispettosa. Viene normalmente raffigurato come un ragazzino deforme oppure una persona di bassa statura, abbigliato in un saio e con fibbie argentate sulle scarpe. Vi è anche un detto che lo identifica e che dice: «’O munaciello o arricchisce o manna ’n malora» (“il munaciello o arricchisce o manda in malora”).

Due sono le ipotesi inerenti questa figura. La prima dice che sarebbe un personaggio realmente esistito, frutto di un amore contrastato dalla famiglia della ragazza; una seconda ipotesi vuole che il Munaciello fosse un “pozzaro”, ossia un antico gestore dei pozzi d’acqua. Questi pozzari erano di corporatura piuttosto minuta e quindi riuscivano a infiltrarsi nelle case passando per i canali che servivano a calare il secchio, per arraffare monili preziosi oppure per un incontro con l’amante. Una terza ipotesi vuole che il Munaciello altro non sia che un piccolo demone piuttosto dispettoso.

La tradizione vuole che i luoghi abitati dal Munaciello siano le abbazie e i monasteri in rovina, oppure le vie sotterranee di Napoli. Se entrando in una casa i presenti gli paiono simpatici, lascia dei soldi o dei numeri del lotto, però nascosti; se invece gli sono antipatici, combina loro degli scherzi.

Eduardo De Filippo, nella sua opera Questi fantasmi, scambia il personaggio dell’amante della moglie per un Munaciello. Vari sono i Munacielli nella zona campana, come ad esempio quello di Secondigliano, del centro storico e altri.

Anche questa “fatica” è finita, per cui… alla prossima.

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