Personaggi del folclore italiano: Mommotti, Linchetto e Anfisbena
È trascorso un po’ di tempo dall’ultimo articolo dedicato ai personaggi del folclore italiano, e non solo, quindi ecco altri tre protagonisti pronti a riportarci in un mondo di fantasia e, a volte, di magia. Iniziamo dai Mommotti.
I Mommotti
I Mommotti, noti anche come bobbotti, momotti o mommoti, rappresentano una figura tradizionale nata con lo scopo di spaventare i bambini. Possono essere associati all’Uomo nero, essere amorfo, cattivo e oscuro presente nelle tradizioni di diversi paesi, oppure anche a una sorta di orco malvagio incaricato di rapire i bambini cattivi.
Il Mommotti è descritto come un uomo coperto da un lungo mantello nero provvisto di cappuccio, capace di nascondere completamente il volto e gli occhi. Presenta una barba folta e incolta, e vederlo senza cappuccio sarebbe qualcosa di terrificante, soprattutto se si incrociasse il suo sguardo. Ai piedi porta un paio di scarponi neri, piuttosto malconci, e si accompagna con un nodoso bastone.
Il suo compito è passare di casa in casa per ascoltare se qualche bambino faccia i capricci. In alcune zone della Sardegna questa figura viene associata perfino al diavolo. L’origine del nome, secondo alcune interpretazioni, potrebbe anche richiamare i Mamuthones, le celebri e inquietanti maschere nere tipiche dell’isola.
Il Linchetto
Questa volta abbiamo a che fare con un folletto presente nella tradizione popolare della provincia di Lucca, in Versilia e in Garfagnana. Il Linchetto è uno spiritello non cattivo, ma decisamente dispettoso, che svolge la sua attività soprattutto di notte, entrando nelle case e divertendosi a combinare burle di ogni tipo.
Tra i suoi dispetti più noti ci sono quelli di scoprire chi sta dormendo, bussare alle porte, nascondere oggetti oppure entrare nelle stalle e legare le code dei cavalli e delle vacche. La sua descrizione è piuttosto variegata: talvolta viene raffigurato come un animale, altre volte come un uccello, oppure in forma ibrida, ad esempio come una creatura a metà tra topo e uomo.
Il suo ambiente è la campagna, ma anche le periferie dei paesi. Con i bambini è generalmente affettuoso e non procura loro fastidi, mentre non sopporta le donne anziane, alle quali combina ogni genere di scherzo. La tradizione popolare tramanda anche alcuni rimedi e scongiuri per tenerlo lontano: accendere una candela benedetta lo terrebbe distante sia dalle case sia dalle stalle, mentre appendere del ginepro dietro la porta lo costringerebbe a contare tutte le foglie, impedendogli così di dedicarsi ai suoi dispetti.
Uno scongiuro che, secondo la tradizione, riesce a far fuggire il Linchetto è il seguente: “Alla faccia del Linchetto mangio cacio, questo pane e questo cacetto”. Esistono anche modi di dire associati a questo folletto. Ad esempio, “sei peggio di un linchetto” si può dire a un ragazzo o a una ragazza particolarmente scalmanati; quando invece si avverte un peso sul petto o il respiro diventa affannoso, si può sentir dire: “Oh Dio, mi prende il linchetto”.
L’Anfisbena
L’Anfisbena è invece un mitico serpente dotato di due teste, una a ogni estremità del corpo, mentre gli occhi brillano intensamente come lampade. Il mito greco lo identifica come nato dal sangue gocciolato dalla testa della Gorgone Medusa. Esistono diverse citazioni in merito, tra cui quella di Plinio il Vecchio e quella di Dante nel canto XXIV dell’Inferno.
Il nome nasce dal greco con il significato di “che va in due direzioni”. Anche l’araldica si è impossessata di questa figura, disponendo sullo scudo un serpente piegato a forma di esse o di cinque. Le sue due teste gli permettono infatti di procedere sia in avanti sia all’indietro senza alcuna differenza. Quando una testa dorme, l’altra resta sveglia di guardia.
Anche questa piccola “fatica” è terminata, in attesa di una prossima conoscenza con altri fantastici personaggi del folclore, capaci ancora oggi di farci viaggiare tra paure antiche, superstizioni e immaginazione.
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