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Saggezza contadina nei detti e proverbi milanesi

danze popolari lombardeVoglio riprendere, tanto per non perdere l’abitudine, di scrivere un poco anche nel nostro dialetto meneghino, e così mi sono cimentato nel riscoprire alcuni modi di esprimersi dei nostri nonni o bisnonni che, con madre terra, avevano un rapporto molto diverso da quello nostro.

Prima che arrivasse la grande Industria, il lavoro principale era legato alla terra e le periferie della nostra Milano erano campi, prati e orti, e non poche erano le cascine con la presenza di animali. Ricordo gli orti e i giardini che sorgevano a fianco dell’Ospedale di Niguarda, tra cui quello che aveva mio nonno e che coltivava con molta passione. La civiltà contadina, io la considero tale, tra le molte cose che ci ha lasciato in eredità, ci ha donato anche un modo di esprimersi con detti e proverbi che con poche parole bene esprimono il loro significato e, nonostante il tempo passato, sono ancora più che mai attuali, allargando il loro significato alle più varie azioni umane.

È doveroso precisare che i proverbi citano temi universali, mentre il detto è più circoscritto, anche se il medesimo si riscontra anche in regioni diverse, dove cambiano gli accenti e le parole ma non il significato. Non si può slegare la parola “contadino” al termine lavoro, è proprio con il lavoro che voglio iniziare questo excursus, riservandomi di trattare altri “modi di dire” in un futuro nuovo articolo.

La terra l’è bàssa e lavorà stracca. È sempre stato così, lavorare vuol dire, comunque, faticare. Se i nostri due ingenui progenitori non avessero dato retta a uno che in quanto a parole ha da insegnare a venditori, avvocati e politici, probabilmente non si sarebbe coniato neppure il detto ma tant’è, per cui affermare l’avorà l’è dur e la terra l’è bàssa è, nell’anno del Signore 2016, ancora attuale.

Solo che non è sufficiente possedere il pezzo di terra o il proprio lavoro, bisogna saperla lavorare, imparare a tenerselo, ecco allora il consiglio del contadino che dice: se te voeùret pàn porta l’ingrass, che vuol significare non solo metterci il giusto concime, ma anche sapersi adattare ai lavori più umili. Come si comprende il detto si può ben applicare anche ad altri lavori che non siano attinenti la campagna.

Altro accorgimento è quello di preparà el terrèn e palpà el terrèn, che non è proprio la stessa cosa, infatti, la prima indicazione, suggerisce di predisporre le cose in maniera da ottenere ciò che si vuole, mentre il secondo modo di dire ci invita, prima di intraprendere un’azione o iniziare un discorso, a valutare la situazione e conoscere le condizioni.

Questo ci porta al detto: chi bèn semina bèn cattà su, per fare ciò è necessario curà el propri òrt, ricordandosi che in de l’òrt e in del molin se va de mattina prest, ossia non aspettare a fare ciò che si deve fare, anche perché il rischio l’è quell de lassà cress l’erba sòtt i pèe.

Un discorso a arte va fatto al fannullone, a chi non ha voglia di impegnarsi, infatti, c’è il detto: al zappadòr gràmm ogni zàppa la dà dolòr, e quando el va a scorlì el sacch de la farina, rimane senza più nulla. Quindi a conti fatti conviene proprio tirà l’acqua al propri molin se non si vuole fare San Martin.

 

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