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Sonetti scherzosi sull’amore: da Cecco Angiolieri a Belli, fino al dialetto milanese

sonetti scherzosi amore mf iaLa poetica italiana, ma non solo, è ricca di sonetti scherzosi, giocosi, ironici o burleschi di vario tipo, in particolare quelli sull’amore. Un poeta senese contemporaneo di Dante Alighieri fu Francesco (Cecco) Angiolieri. La sua poesia rispettava i canoni della tradizione comica toscana. Il primo sonetto che voglio proporvi è uno dei suoi più famosi, intitolato:

“S’i’ fosse foco”

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandere’ l’en profondo;
s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti i cristïani imbrigherei;
s’i’ fosse ’mperator, sai che farei?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similmente farìa da mi’ madre.
S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.

È indubbiamente un sonetto irriverente e giocoso, in stile iperbolico: esagerato, smisurato e paradossale.

Restando in terra toscana, ecco un altro sonetto ironico e giocoso sul tema dell’amore:

“Amor mi prese … ma lasciò il resto!”

Amor mi prese un dì per un orecchio,
dicendo: «Vieni, che si fa baldoria!»
Io, sciocco, corsi con gran lauto orgoglio,
ma lui scappò lasciandomi lo specchio.
Mi specchio, e vedo un volto da cotechio,
né più né meno: addio beltà e gloria!
Le donne ridon forte, e fan memoria
di quando avevo il petto più parecchio.
Ma pur le cerco, o almeno ci provo,
scrivo sonetti, offro fiori e vino,
le porto al mare… e torno sempre solo.
Amor, birbone, mi fa girar rotondo:
promette il cielo, poi mi dà lo stinco!
Ma intanto vivo, e rido di me in fondo.

Parlando di sonetti non può mancarne uno romano, magari del grande maestro Giuseppe Gioachino Belli, che ne scrisse oltre duemila. Si respira un tono bonariamente cinico e una certa ironia in questo sonetto dal titolo:

“Er giorno der giudizzio”

Quanno sarà er giudizzio universale,
e Cristo scenderà su la tera,
pe fa’ la spartizzione generale
tra ladri, assassini, e gente sincera;
Dio metterà du’ seggi su un altare,
e co’ le liste aperte su la schiera,
dirà: "Chi fu marito, vada a ffà lo spìo;
chi fu cojone, vada in Paradiso."
Lì s’intenderà tutto er matrimonia:
chi l’ha fatto pe’ forza, e chi pe’ presunzió’;
chi pe’ magnà, chi pe’ pijasse la dote…
E tante donne che se credean sante,
vedranno er posto loro più lontano
d’un cornuto, che je dava le botte!

Non posso però terminare questo breve excursus senza citarne uno in dialetto milanese, che una volta si sentiva cantare nelle vecchie osterie di periferia o nelle campagne. Riporto anche la traduzione in italiano.

“El coeur l’è come on tram de la Linea 2”

L’amor, te disi, l’è on tram de la due,
che passa quand gh’è sciòppa o quaj ritard,
te montet su cun l’idea d’andà a guard
ona belèssa... e te trovi i sò scarp bleu.
El coeur el sbanda, fa sciàmm e scundrùe,
l’è minga che’l segua on tragitt regolar:
te penset "l’è quella!", e l’è sol on caffè amàr,
che’l dura fin che ‘l zucar l’è andaa via.
Ghe n’è ona, bella, che la me fa l’occhietti,
ma quand mi parl, la staga su el so telefonin...
e mì me sent come on tapin de surbett.
L’amor, a Milan, l’è on bel grattacapo:
se te ghe provet, te ciappet su i ciappin...
ma senza provà, se viv minga… el sap!

Traduzione in italiano — Il cuore è come un tram della linea 2

L’amore, ti dico, è come un tram della linea 2,
che passa quando c’è sciopero o qualche ritardo,
sali con l’idea di vedere una bella ragazza...
e ti trovi solo le sue scarpe blu.
Il cuore sbanda, fa scintille e scossoni,
non segue mica un tragitto regolare:
pensi "è lei!", e invece è solo un caffè amaro,
che dura finché lo zucchero non è finito.
C’è una, bella, che mi fa gli occhietti,
ma quando parlo, sta sul suo telefonino...
e io mi sento come un poveretto di troppo.
L’amore, a Milano, è un bel grattacapo:
se ci provi, prendi solo schiaffi...
ma senza provare, non si vive… lo sai!

Qui termina questo breve — ma, spero, simpatico — viaggetto tra alcuni sonetti sull’amore.

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