Storie di fantasmi: Matelda di Poppi, la casa di Sant’Orso e il vescovo di Orte
Questa volta voglio dedicarmi a un articolo che racconti storie di fantasmi: al di là del fatto che ci si creda o meno, restano sempre affascinanti. Etimologicamente, la parola fantasma deriva dal greco e rimanda ai concetti di figura, visione, apparizione. Fatta questa precisazione, passiamo ai racconti.

Il fantasma della Torre dei Diavoli di Poppi
Nel borgo medievale di Poppi, nel Casentino (provincia di Arezzo), nella cosiddetta Torre dei Diavoli, un fantasma — da tempo immemorabile — infesterebbe questo luogo.
L’autore drammatico, giornalista e novelliere Gatteschi Gattesco, nato nel Casentino nel 1854 o 1855, scrisse in versi nel 1925 della leggenda di Matelda di Poppi.
È mezzanotte e riddano
l’anime uscite fuor di sepoltura.
È mezzanotte e sulla torre squallida
si leva paurosa una figura
e par che le pieghe diafane
tutta l’avvolgano in funereo velo.
Su per la torre lentamente s’agita,
striscia, si allunga e quasi tocca il cielo,
la luna intanto illumina
quel notturno fantasma vagabondo;
volto di donna con occhiaie livide
spicca del cielo sopra il cupo fondo.
A quella vista tremano
i contadini e abbassano la voce,
facendo in fretta il segno della croce.
Matelda, detta Telda, era una contessa Guidi e moglie dell’uomo più potente di Poppi. Si racconta che, rimasta vedova, venne cacciata dal castello dove viveva e prese dimora in una torre. Era tuttavia ancora bella e piacente, e questo la spinse — si dice — a rendere meno pesanti le solitarie giornate invitando alcuni giovani che passavano nei pressi della torre a trascorrere con lei la notte.
Per paura che si spargessero nel contado voci maligne, al mattino si sbarazzava dell’amante attraverso un trabocchetto lungo il percorso d’uscita. Ma, come è risaputo, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: venne scoperta e si decise di punirla murandola viva. Morì di fame, di sete e di solitudine.
Non passò molto tempo dopo la sua morte che il suo fantasma cominciò ad apparire nelle notti di luna piena e, qualcuno afferma, che ancora oggi possa essere possibile imbattersi nello spettro della contessa Matelda.
La casa infestata di Sant’Orso
Ci spostiamo nei pressi di Aosta, vicino al borgo di Sant’Orso, dove, tra alcune vigne, sorge una casa abbandonata da moltissimi anni. Un tempo apparteneva ai banchieri di Rèan, i quali l’avevano acquisita dalle monache di Saint-Bénin, espulse dal suolo francese. Le religiose vi dimoravano in completa clausura.
Una notte, un gruppo di cavalieri di mala fama assalì la magione, causando danni notevoli e abbandonandosi a ogni sorta di violenza. Le monache rimaste abbandonarono la casa e, da subito, cominciarono a verificarsi fenomeni inquietanti.
Gli abitanti del paese iniziarono a vedere, nottetempo, luci dalle finestre; qualcuno parlò di risate e canti provenire da alcune stanze. Altri affermavano di sentire passi, scricchiolii, porte e finestre sbattute, tintinnii di posate e cristalleria, e mormorii come di preghiere recitate.
Chi aveva osato mettere piede all’interno assicurava di aver visto ombre spettrali comparire lungo corridoi e saloni. Sarà ancora così?
Il fantasma del vescovo di Orte
Ci trasferiamo in provincia di Viterbo, tra le mura di Orte, dove, nella notte di San Silvestro, appare una figura vestita di bianco che grida per tre volte: “Il Vescovo di qui ti benedice. Orte felice!”. Poi scompare, in attesa di riapparire l’anno successivo.
L’apparizione è legata a una storia triste, avvenuta quando la peste faceva da padrona. Pare che una strega del luogo convincesse il popolo che, per porre fine alla pestilenza, si dovesse giustiziare una giovane ragazza appartenente a una delle famiglie più ricche della città: Bertrada de’ Vincenzi.
La folla, in preda a una pazzia collettiva, corse alla casa della fanciulla per trascinarla in piazza e darle la morte. A quel punto arrivò il vescovo, non più giovane, che cercò di proteggerla e calmare gli animi. Alcuni esaltati non ascoltarono e uccisero anche il vescovo.
Da quel momento, il fantasma del sant’uomo continuerebbe ad apparire, e c’è chi è pronto a giurare di averlo visto in più di un’occasione.
FAQ
Perché le storie di fantasmi affascinano così tanto?
Perché stanno sul confine tra paura e curiosità: anche chi non ci crede, spesso ama ascoltarle.
Questi racconti sono storia o leggenda?
Si tratta di leggende e tradizioni popolari: cambiano nei dettagli a seconda di chi le tramanda.
Ci sono storie “da brivido” anche vicino a Milano?
Sì: tra città, castelli e borghi, non mancano racconti di presenze e luoghi misteriosi.
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Prima di terminare, per chi volesse conoscere altri episodi legati ai fantasmi, segnalo il libro “Guida ai Fantasmi”, edito da Armenia, a cura di Jean De Blanchefort, da cui ho tratto — con autorizzazione dell’autore — i racconti qui esposti.
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