Streghe a Milano: Piazza Vetra, i processi e le leggende più nere
Tra magia e paura: la Milano di ieri
Vi abbiamo già raccontato spesso una Milano più antica, piena di misteri, superstizioni e tradizioni popolari. Oggi entriamo in un capitolo più cupo: quello delle accuse di stregoneria, dei processi e delle esecuzioni che, tra Medioevo ed età moderna, hanno segnato anche la nostra città.
Attenzione: quando si parla di “streghe” non si parla (quasi mai) di magia come la immaginiamo nei racconti, ma di paure collettive, conflitti sociali, calunnie e tribunali che cercavano colpevoli in tempi difficili. E Milano, come tante città europee, non fa eccezione.

Quando la stregoneria diventava un’accusa “seria”
Per secoli, essere accusati di stregoneria poteva significare finire in un ingranaggio terribile: interrogatori, processi, pressioni psicologiche e, in molti casi, tortura per estorcere confessioni. Oggi ci sembra inconcepibile, ma allora era una prassi prevista in diversi contesti giudiziari.
È importante ricordarlo: molte “streghe” non erano affatto tali. Spesso erano donne ai margini, persone sole, domestiche, guaritori popolari o semplicemente individui scomodi. L’etichetta “strega” diventava un modo per trasformare la paura in condanna.

Sibilla Zanni e Pierina Bugatis (1390): le prime streghe documentate
Tra le testimonianze più antiche legate alla stregoneria a Milano compaiono gli atti del processo a Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, condannate nel 1390. In alcune ricostruzioni si parla di raduni e “sabba” nella zona di Porta Romana, in un’area che la tradizione popolare descrive come più boschiva rispetto a oggi.
Il punto, qui, è doppio: da una parte c’è la storia documentata dei processi; dall’altra, la leggenda che nel tempo ha aggiunto dettagli, luoghi precisi e personaggi “da racconto”. Ed è proprio questa miscela che rende la Milano “noir” così affascinante… e così delicata da trattare con attenzione.
Piazza Vetra: il luogo che Milano associa ai roghi
Se chiedi a un milanese dove “finivano le streghe”, un nome torna quasi sempre: Piazza Vetra. Oggi è una zona vissuta, accanto al Parco delle Basiliche, ma per la memoria cittadina è legata a esecuzioni pubbliche e alla crudeltà esibita come “giustizia”.
In quest’area, nei secoli, la folla assisteva alle condanne: una pagina di storia che oggi suona vergognosa, soprattutto perché molte accuse nascevano da faide, rancori, interessi o paura. Per questo, quando si raccontano le streghe di Milano, Piazza Vetra torna sempre come scenario simbolo.
Caterina Medici (1617): “la strega della Vetra”
Tra i casi più noti c’è quello di Caterina Medici (nota anche come “Caterina Medici da Broni”), accusata dal senatore Luigi/Alvisio Melzi di avergli procurato un maleficio. Sottoposta a interrogatori durissimi, finì per confessare, e venne condannata.
Secondo le cronache, l’esecuzione avvenne in Piazza Vetra il 4 marzo 1617: Caterina fu prima strangolata e poi il corpo venne dato alle fiamme. Una storia che racconta molto della mentalità dell’epoca: la “strega” diventava il contenitore perfetto per spiegare malattie, sfortune, paure… e per trovare un colpevole quando serviva.
1641: Anna Maria Pamolea e Margarita Martignona
L’episodio spesso ricordato come l’ultima esecuzione di “streghe” a Milano (nel senso più popolare del termine) risale al 12 novembre 1641: in Piazza Vetra Anna Maria Pamolea e la sua domestica Margarita (Margherita) Martignona furono messe a morte, poi arse sul rogo.
Queste vicende mostrano quanto l’accusa di stregoneria potesse colpire in modo trasversale: non solo “guaritrici” o figure isolate, ma anche persone inserite in case e relazioni sociali. E quando l’accusa attecchiva, la difesa diventava quasi impossibile.
1680: l’ultimo “stregone” messo a morte
Per completezza, vale la pena aggiungere un dettaglio: anche dopo il 1641, Milano ricorda un caso successivo legato a pratiche magiche o “sortilegi”. Il 30 luglio 1680 venne giustiziato in piazza Santo Stefano Carlo Maurizio Anna, spesso citato come “l’ultimo stregone di Milano”.
Questo non contraddice l’idea che la Vetra sia il luogo più iconico dei roghi di streghe, ma aiuta a capire che la mentalità del sospetto (e i processi) non spariscono da un giorno all’altro.
Mini-itinerario “noir” in centro
Se ti incuriosisce questa Milano antica (senza spettacolarizzare il dolore), puoi costruire un giro breve, tutto a piedi:
- Piazza Vetra: oggi parco e passeggio, ieri memoria di esecuzioni pubbliche.
- Basilica di Sant’Eustorgio e la zona intorno: qui trovi anche la Colonna di San Pietro Martire, figura legata all’Inquisizione, spesso raffigurata con l’arma conficcata nel capo.
- Porta Romana: per leggende e racconti popolari su raduni notturni e “sabba” (da prendere come tradizione narrativa, non come certezza storica).
È una passeggiata che fa vedere Milano con occhi diversi: non solo bella e scintillante, ma anche capace di ricordare i suoi lati più scuri.
FAQ
Qual è il luogo più legato alle streghe a Milano?
Il posto che ricorre più spesso nelle cronache e nella memoria popolare è Piazza Vetra.
Chi era Caterina Medici “la strega della Vetra”?
Una donna accusata di stregoneria e condannata: l’esecuzione avvenne in Piazza Vetra nel 1617.
Le “ultime streghe” di Milano quando furono giustiziate?
Una data simbolo è il 12 novembre 1641, con l’esecuzione di Anna Maria Pamolea e Margarita Martignona in Piazza Vetra.
È vero che dopo il 1641 non ci furono più casi?
Ci furono ancora episodi legati a “sortilegi” e reati affini: nel 1680 viene ricordata la messa a morte di Carlo Maurizio Anna in piazza Santo Stefano.
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