Tarocchi: storia, mazzi e origini italiane delle carte più famose del mondo
Quando si parla di tarocchi occorre subito fare una distinzione: si tratta innanzitutto di carte da gioco, nate in Italia nel Quattrocento come raffinato passatempo di corte, e solo secoli dopo diventate strumento di cartomanzia. Il termine stesso — la cui etimologia più accreditata rimanda all'arabo turuq o, secondo alcuni studiosi, al latino tèrere (battere) con riferimento al tergo delle carte coperto di arabeschi — racconta già da solo la complessità di un oggetto che ha attraversato cinque secoli di storia, cultura e simbolismo.

La struttura del mazzo
Il tarocco tradizionale è composto da 78 carte, così suddivise:
- 22 Arcani Maggiori — le carte dei Trionfi, con figure simboliche come il Matto, il Mago, la Papessa, l'Imperatore fino al Mondo
- 56 Arcani Minori — divisi in quattro semi: Bastoni, Coppe, Denari e Spade, ciascuno con carte numerali e figure (Fante, Cavaliere, Regina, Re)
Varianti storiche e regionali
Accanto al mazzo standard da 78 carte esistono varianti storiche e regionali di grande interesse:
- Minchiate — di origine fiorentina, XVI secolo: 97 carte con 40 trionfi, che includono segni zodiacali, virtù e altri elementi. Il mazzo di tarocchi più completo mai creato.
- Tarocchino bolognese — 62 carte con varianti nei trionfi e una tradizione locale fortissima, senza alcun uso divinatorio.
- Swiss Tarot (1JJ) — 78 carte con modifiche iconografiche pensate per evitare polemiche religiose: Giove e Giunone al posto di Papa e Papessa.
Tutti questi mazzi venivano usati esclusivamente per giochi di carte, non per cartomanzia.
Le grandi famiglie dei tarocchi
Nel corso dei secoli si sono affermate alcune famiglie stilistiche principali, ognuna con il proprio sistema simbolico.
Tarot de Marseille — Nasce in Francia settentrionale e nell'Italia del nord nel XVII secolo. Struttura in 78 carte con uno stile simbolico, medievale e astratto. Gli Arcani Minori non sono illustrati ma riportano solo semi e numeri. Molto usato in Europa per lo studio simbolico.
Rider–Waite–Smith (RWS) — Pubblicato nel 1909 in Inghilterra, ideato da Arthur E. Waite e illustrato da Pamela Colman Smith. Primo mazzo in cui tutti gli Arcani Minori sono illustrati con scene narrative. Il suo simbolismo esoterico è semplificato rispetto ad altri mazzi, il che lo rende il più accessibile e diffuso ancora oggi.
Thoth Tarot — Creato da Aleister Crowley e Lady Frieda Harris negli anni Quaranta. Simbolismo denso, legato all'astrologia, alla qabbalah e all'alchimia. Alcuni nomi delle carte sono stati volutamente modificati. Di forte componente filosofica e magica, non è adatto ai principianti.
Esistono poi mazzi con variazioni tematiche — sempre strutturati in 78 carte — con grafica e simboli alternativi: tarocchi artistici, a tema fantasy, con animali, ispirati all'antico Egitto, ai Celti e così via. La struttura resta quella tradizionale, cambia solo il vestito iconografico.
Le origini italiane
Per comprendere i tarocchi è necessario tornare all'Italia del Quattrocento, dove nascono come gioco di prese — simile, anche se più complesso, alla briscola. Gli Arcani Maggiori, allora chiamati semplicemente Trionfi, servivano a battere le altre carte e non avevano ancora alcun significato esoterico.
Tra i mazzi italiani storici più importanti:
- Visconti–Sforza — uno dei mazzi rinascimentali più antichi esistenti, risalente al XV secolo. Carte dipinte a mano su fondo dorato, commissionate dalla corte milanese. Era un oggetto di lusso nobiliare usato esclusivamente come gioco di corte.
- Tarocchi piemontesi — 78 carte molto simili al Marsiglia, ancora oggi stampati. Sono i tarocchi da gioco italiani più diffusi.
- Minchiate fiorentine — il mazzo più ricco e complesso mai prodotto: 97 carte e 40 trionfi, con zodiaco, virtù cardinali e altri simboli. XVI–XVII secolo.
- Tarocchino bolognese — 62 carte a gerarchie uniche, senza usi divinatori, espressione di una tradizione ludica locale ancora viva.
- Swiss Tarot (1JJ) — variante storica europea nata per aggirare le censure religiose, con Giove e Giunone al posto delle figure ecclesiastiche.
Da gioco a strumento divinatorio
La svolta decisiva arriva nel 1780, quando l'intellettuale parigino Antoine Court de Gébelin sostiene — senza alcuna base storica verificabile — che i tarocchi deriverebbero da un antico libro sacro egizio e che gli Arcani Maggiori nasconderebbero una sapienza perduta. Una tesi affascinante e priva di fondamento, ma di straordinaria efficacia culturale.
Questa "invenzione" ispira Jean-Baptiste Alliette, noto con lo pseudonimo Etteilla, a creare il primo mazzo pensato espressamente per la cartomanzia: cambia l'ordine delle carte, ne modifica i nomi e costruisce un sistema divinatorio strutturato. È da questo momento che il tarocco smette di essere solo un gioco e diventa lo strumento esoterico che molti conoscono oggi.
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FAQ
I tarocchi sono nati come strumento di divinazione?
No. I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte di corte, simile alla briscola ma più complesso. Il loro uso divinatorio si sviluppa solo a partire dal Settecento, grazie all'influenza della scuola esoterica francese — in particolare di Antoine Court de Gébelin e di Etteilla.
Qual è la differenza tra Arcani Maggiori e Arcani Minori?
Gli Arcani Maggiori sono 22 carte con figure simboliche (il Matto, il Mago, la Papessa, la Ruota della Fortuna, il Mondo…): nel gioco originale erano i "trionfi", le carte più forti. Gli Arcani Minori sono 56 carte divise in quattro semi (Bastoni, Coppe, Denari, Spade) con struttura simile a un mazzo di carte tradizionale.
Qual è il mazzo di tarocchi più antico?
Tra i mazzi completi esistenti, il Sola Busca (conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano) è considerato il più antico. Tra i mazzi parzialmente sopravvissuti, i Visconti–Sforza del XV secolo sono tra i più preziosi e storicamente rilevanti, realizzati per la corte milanese.
Qual è il mazzo più adatto per chi si avvicina ai tarocchi per la prima volta?
Il Rider–Waite–Smith è generalmente considerato il punto di partenza ideale: tutti gli Arcani Minori sono illustrati con scene narrative, il che facilita l'interpretazione anche senza una conoscenza approfondita del simbolismo esoterico. Il Thoth Tarot, al contrario, è sconsigliato ai principianti per la sua complessità simbolica.
I tarocchi piemontesi sono ancora usati per giocare?
Sì. I tarocchi piemontesi sono i tarocchi da gioco italiani più diffusi ancora oggi, strutturati in 78 carte simili al Marsiglia. In alcune zone del Piemonte e della Lombardia la tradizione del gioco di tarocchi è ancora viva, ben distinta dall'uso cartomantico.
Nati come raffinato passatempo di corte, trasformati in strumento esoterico da un'invenzione settecentesca: la storia dei tarocchi è essa stessa un racconto avvincente, che attraversa secoli di cultura italiana ed europea.
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