Una volta si giocava così: giochi di strada e con la palla
Il giocare: un momento di svago, ma anche di socializzazione, di condivisione, di arrabbiature, di delusioni, di soddisfazioni. Insomma, un momento di crescita. È innegabile che una volta si giocasse molto di più: oggi certa tecnologia ha invaso lo spazio del gioco, con conseguenze purtroppo non edificanti, in primis l’isolamento.

Mi sento, prima di continuare, di sottolineare queste parole: bambini, bambine, tornate a giocare, non lasciatevi portare via un momento di gioia che il gioco sa donare. Saranno i momenti più belli, quelli che non si dimenticano mai.
Detto questo, passo a raccontare i giochi di una volta e come si giocava. Ovviamente non posso descriverli tutti — ne verrebbe fuori un libretto più che un articolo — per cui mi limito. Sono però sicuro che chi, come me, è entrato nella nuova giovinezza nell’età dei “7…anta”, non solo li ricorda, ma ci avrà anche giocato. È possibile che lo stesso gioco acquisti un nome particolare legato alla Regione o al luogo, spesso nel proprio dialetto.
L’elenco è piuttosto corposo, e si può suddividere in cinque categorie: giochi di movimento e di strada; giochi con la palla e con la corda; giochi con oggetti semplici, detti anche “giochi dei poveri”; giochi di gruppo, di società e da tavolo; giochi cantati, di filastrocche e indovinelli. In questa prima parte ci occupiamo delle prime due categorie: i giochi di strada e quelli con la palla. Le altre le racconteremo in un articolo successivo.
Giochi di movimento e di strada
Nascondino. Un giocatore conta a occhi chiusi, appoggiato a un muro, fino a un numero prestabilito, mentre gli altri si nascondono. Terminata la conta deve andarli a cercare e, una volta visti, raggiungere la “tana” (il luogo della conta) prima dell’avvistato. Una variante prevedeva che chi veniva scoperto, se riusciva a raggiungere la tana e a dire una formula prestabilita, liberasse uno o più compagni già catturati.
Acchiapparella. Dopo una conta, chi viene scelto deve inseguire gli altri e riuscire a toccarne uno, che diventa a sua volta inseguitore. Simile è il gioco del “Ce l’hai”, così come il “Mago libero”, dove chi veniva preso doveva mettersi in un angolo con le braccia a parte, sperando di venire toccato da uno non ancora preso per tornare libero.
Rialzo. Per sfuggire all’inseguitore bisognava salire su un rialzo: un gradino, una pietra, qualsiasi punto sopraelevato e sicuro.
Quattro cantoni. Quattro giocatori occupano quattro angoli, mentre un quinto, dopo una regolare conta, sta al centro e cerca di conquistare un posto quando gli altri si scambiano rapidamente.
Guardia e ladri. Due gruppi si dividono i ruoli. Le guardie devono catturare i ladri e portarli in prigione; i compagni rimasti liberi possono tentare di liberarli.
Un, due, tre, stella! Il giocatore prescelto sta rivolto verso il muro e pronuncia la formula. Gli altri, a una certa distanza, devono avanzare con attenzione, perché quando si volta deve vederli immobili. Chi viene sorpreso in movimento è eliminato. Vince chi riesce a raggiungere il muro della conta. Era un gioco molto amato dalle bambine, e lo si sente giocare ancora oggi.
Strega comanda color. La “strega” nomina un colore. I giocatori devono raggiungere o toccare qualcosa di quel colore prima di essere catturati.
Mosca cieca. Un giocatore bendato, nell’impossibilità di vedere, deve cercare di catturare gli altri affidandosi al tatto e all’udito. Doveva svolgersi in un perimetro definito e privo di ostacoli pericolosi.
La prigione. Due squadre si affrontano cercando di catturare gli avversari e portarli in una zona identificata come prigione. Vince chi riesce nell’intento.
Bandiera. Si formano due squadre, poste una di fronte all’altra a una distanza prestabilita da una linea che divide il campo. Al vertice sta il mossiere, che tiene un fazzoletto o una bandana come bandiera. Ogni componente ha un numero — oppure il nome di un fiore, un animale o altro — e quando il mossiere lo chiama, i due avversari che si sentono chiamare devono correre verso di lui, prendere la bandiera e portarla nel proprio campo senza farsi acchiappare. Le regole sono comunque ben definite.
Giochi con la palla
Palla a muro. Consiste nel lanciare una palla contro un muro eseguendo sequenze e figure prestabilite: con una mano, con due mani, battendo le mani e così via. Era un gioco di abilità.
Palla avvelenata. La palla viene tirata contro i giocatori avversari. Chi viene colpito deve abbandonare il terreno di gioco, magari sottoponendosi a una penitenza.
Palla prigioniera. Due squadre si lanciano la palla cercando di colpire gli avversari. Chi viene colpito finisce nella zona dei prigionieri. Si stabiliva un perimetro entro cui restare: chi ne usciva, anche solo con la punta del piede, era eliminato.
Calcio. Credo non necessiti spiegazioni.
Palla in buca. Il gioco consiste nel colpire la palla con una mazza cercando di mandarla dentro una buca predisposta. Una variante prevedeva più di una buca.
Pallamaglio. La palla doveva essere colpita con un maglio, di legno o metallo, percorrendo un tracciato prestabilito fino alla meta. Il percorso poteva prevedere porte, archi, scalini o altri ostacoli.
Bocce. Il gioco delle bocce, ancora oggi in voga, è questione di abilità e strategia. Si gioca individualmente o a squadre: si inizia lanciando il “pallino”, poi i giocatori tirano a turno le proprie bocce. Alla fine ottiene punti la squadra che ha una o più bocce più vicine al pallino rispetto alla migliore boccia avversaria.
Mi accorgo che il percorso è ancora lungo, e un articolo invita a non esagerare: mi riservo di continuare il discorso in un prossimo appuntamento, con i giochi dei poveri, quelli da tavolo e i giochi cantati. Intanto, che ne dite se torniamo a farci una giocata?
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