Varon e Prissian: i padri del vocabolario milanese (1606)
Tra Cinque e Seicento, quando i dialetti erano lingua viva della quotidianità, a Milano compaiono due opuscoli destinati a lasciare il segno: il Varon de la lengua de Milan di Giovanni Capis e il Prissian de Milan de la par-nonzia milanesa di Giovanni Antonio Biffi (1606). Due lavori agili ma rivoluzionari: il primo con taglio etimologico e “semibilingue”, il secondo dedicato a pronuncia e accento. Da qui passa la prima sistemazione “dotta” dell’idioma meneghino.
Perché contano
Capis e Biffi sono considerati i precursori dei lessici milanesi: raccolgono voci d’uso, le confrontano con latino e greco, fissano grafie e pronunce. Nel XIX secolo, quando Francesco Cherubini pubblica (1839) il suo monumentale Dizionario milanese-italiano, riconosce esplicitamente il debito verso questi “primi tentativi”.
Capis e il Varon de la lengua de Milan (1606)
Sotto lo pseudonimo di “Varon milanes” (omaggio al latino Varrone), Capis ordina un abbozzo di vocabolario: registra termini, ne spiega il senso e ne propone l’origine (“allaminee”, “ascort”, “nagott”…), traducendo “in lingua toscana”. Non un repertorio esaustivo, ma un metodo: dimostrare che il milanese è lingua con storia, etimo e stile.
Biffi e il Prissian de Milan (1606)
Biffi, richiamandosi al grammatico Prisciano, punta su pronuncia e accento. È una sorta di “ortofonia” ante litteram: consigli pratici, esempi d’uso, suggerimenti di resa grafica. Una guida agile pensata per chi il milanese lo parla, ma vuole scriverlo e leggerlo in modo coerente.
Dal Varon a Cherubini e ai lessici moderni
Dai due opuscoli si arriva all’Ottocento: oltre al Cherubini (1839), circolano i lavori di Cletto Arrighi (Hoepli, 1896), Francesco Angiolini (1897) e altri repertori (Banfi, Centemeri, Cima). Nel Novecento e oggi proseguono aggiornamenti e scelte ortografiche che cercano equilibrio tra tradizione e leggibilità contemporanea.
Glossario storico (selezione)
Di seguito una selezione ragionata dalle voci riportate nel Varon (ortografia storica conservata; tra parentesi la resa italiana/nota):
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- ALLAMINEE
- voce d’uso nuziale (allusione a “imeneo”).
- AGGRESGAA
- mettere fretta; affrettare (lat. agesis).
- AL ME DUVIS
- mi pare (dal lat. videtur).
- ANCONA
- tavola/tela con immagine sacra.
- ANTA
- anta di finestra (lat. antae).
- ARBION
- piselli (derivazione greca).
- ARENT
- appresso, vicino.
- ARTICIOCCH
- carciofo.
- ASCA
- senza (da absque).
- ASCORT
- chi fa le cose presto e bene.
- AZACA
- attaccare, appendere.
- ACONS-ACONS
- piano, piano.
- BALTRESCA
- ballatoio/altana su tetto.
- BASLOTT
- catino di terra.
- BIGILAN
- pane ad anello; per figura, “ignorante”.
- BICOCCA
- arcolaio.
- BOFETTON
- schiaffo.
- BABAO
- babbeo; spauracchio.
- BACIOCCH
- senza giudizio.
- BAGAA
- bere smisuratamente (da Bacco).
- BAT EL FETON
- fuggire in fretta.
- BAGIAN
- omone poco di senno; “campagnolo”.
- BAJÀ
- burla; “dà la baja”.
- BARAA / BARADOR
- ingannare / ingannatore.
- CARSENZA
- focaccia, schiacciata.
- CAVEZAA
- mettere in ordine, ornare.
- CIAPOTTON
- imbroglio pasticciato.
- FRIS
- fregio, stemma.
- FARIOEU
- mantellina.
- GABAN
- mantello a ruota.
- GADAN
- ignorante.
- GIUBIANA
- fantasma; figura longilinea.
- GALFIONE
- ciliegie grosse; per metafora, sciocco.
- LIZON
- fannullone.
- MAROSSERA
- sensale di matrimoni.
- MORTADELLA
- salsicce (uso seicentesco).
- NAGOTT
- “neppure una goccia”.
- NAPPION
- naso smisurato.
- PASQUEE
- piazzetta lastricata a ciottoli/erba.
- PRIGUER
- pericolo, rischio.
- SAGOLL
- satollo, sazio.
- SCIANFORGNA
- scacciapensieri.
- SCIERVELLAA
- budello ripieno (per risotti).
- SCILOSTER
- candela grossa di legno (surrogato).
- SCIOSTRA
- scalo su ripa di fiume/naviglio.
- SCISGIER E BUELL
- ceci e budella; legame strettissimo.
- STAMEGNA
- impannata di carta/tela alle finestre; per estensione, tirchieria.
Domande frequenti
Come si scrive “correttamente” in milanese?
Esistono diverse scelte ortografiche (storiche e moderne). Nei lavori antichi si tendeva a rendere i suoni “a orecchio”; i repertori moderni cercano un equilibrio tra tradizione, fonetica e leggibilità contemporanea.
Perché Capis si firma “Varon milanes” e Biffi “Prissian”?
Per omaggiare i “padri” della linguistica: Varrone per l’etimologia e Prisciano per la grammatica. È insieme citazione dotta e sorriso meneghino.
Da dove ripartire oggi per studiare il milanese?
Dai classici (Cherubini) e dai repertori recenti, senza dimenticare l’uso vivo: teatro, canzone, letteratura e parlato quotidiano.
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