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Il Pendolare Imbruttito: identikit del vero pendolare lombardo

  • Redazione MilanoFree.it
Pendolari in attesa sulla banchina di una stazione ferroviaria lombarda
Codice interminabili, ritardi, posti a sedere contesi: la vita del pendolare lombardo ha le sue regole non scritte.

La vita del pendolare, si sa, non è facile: app che si bloccano, ritardi improvvisi, il posto a sedere che diventa un bene prezioso quanto un biglietto per un concerto sold out. È dunque in costante aumento la presenza del cosiddetto Pendolare Imbruttito, curioso esemplare della fauna ferroviaria lombarda, riconoscibile da alcune caratteristiche fondamentali. Se prendi Trenord ogni giorno e temi la metamorfosi, dai un'occhiata qui sotto: potresti già essere uno di loro.

L'identikit del Pendolare Imbruttito

  1. È disposto a tutto per un posto a sedere. Non appena le porte del treno si aprono, si fionda all'interno della vettura a una velocità che nemmeno ai 100 metri olimpici. Raggiunto l'obiettivo, è deciso a difenderlo a qualsiasi costo: cede il posto solo a persone in evidente stato di disabilità o gravidanza — non senza aver prima provato a ignorarle fingendo un sonno profondissimo.
  2. Ha un rapporto complesso col volume altrui. Se gli altri viaggiatori parlano ad alta voce, il Pendolare Imbruttito inveisce silenziosamente contro di loro. Nutre però un certo interesse ad ascoltare le vicende private dei vicini di posto — soprattutto se raccontate al telefono, a voce alta, per l'intero tragitto Milano-Lodi.
  3. Conosce vita, morte e miracoli dei suoi compagni di viaggio, pur senza aver mai scambiato una parola con loro (vedi punto 2). Sa chi ha divorziato, chi ha cambiato lavoro, chi sta litigando col condominio — tutto ascoltato di sfuggita in tre mesi di pendolarismo silenzioso.
  4. Guarda con aria di sfida chi aspetta di salire, mentre lui scende dal treno. Lo sanno tutti che prima bisogna far scendere i passeggeri, eppure ogni giorno qualcuno prova a salire mentre lui sta ancora scendendo — e lui non perde occasione per farglielo notare con lo sguardo.
  5. Se il treno è in ritardo, ne parla per tutto il giorno — dopo averlo documentato minuziosamente con foto del tabellone Trenord, naturalmente condivise nelle chat di gruppo dei colleghi o nelle storie Instagram, con didascalie sempre più creative man mano che i minuti passano.
  6. Se il treno è puntuale, trova comunque qualcosa di cui lamentarsi. Il vicino di posto, il finestrino bloccato, il condizionatore troppo freddo o assente. Il Pendolare Imbruttito non si lamenta mai per mancanza di argomenti: si adatta.
  7. Migliora costantemente il proprio record sui cento metri che separano l'ingresso della stazione dallo sportello del treno — un allenamento quotidiano involontario che nessuna palestra potrebbe replicare.
  8. Se, nonostante l'allenamento, perde il treno, si lamenta per tutto il giorno (vedi punti 5 e 6, applicati con doppia intensità).
  9. Se riesce a prendere il treno prima del solito, uscito in anticipo dall'ufficio per una volta nella vita, vive un'euforia paragonabile a quella di una vittoria della Nazionale ai Mondiali.
  10. Ha sviluppato un sesto senso per i cambi di binario dell'ultimo minuto, capacità che nessun annuncio in stazione riesce mai a comunicare con abbastanza anticipo, costringendo l'intera banchina a una corsa collettiva verso il binario giusto.
  11. Conosce ogni scorciatoia della stazione: il sottopasso meno affollato, l'ascensore che nessuno usa, il punto esatto della banchina dove si ferma la porta più vicina all'uscita di casa.
  12. Si lamenta, sempre. Eppure, se dovesse cambiare mezzo di trasporto, sentirebbe la mancanza del suo treno, dei suoi compagni di viaggio silenziosi, delle sue (dis)avventure quotidiane da Pendolare Imbruttito. In fondo, è una storia d'amore complicata — come tutte quelle vere.

Ti ci sei riconosciuto?

Se hai annuito almeno a metà di questi punti, benvenuto nel club. Non è una diagnosi, è una condizione condivisa da centinaia di migliaia di pendolari lombardi ogni giorno — e in fondo, tra un ritardo e l'altro, è anche quello che rende speciale la piccola comunità informale che si forma ogni mattina sulla stessa banchina, alla stessa ora, con le stesse facce familiari mai davvero conosciute.

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