Abbazia di Viboldone

abbazia viboldone 1La nascita dell’abbazia di Viboldone, una delle più belle del Milanese, risale alla seconda metà dell’XI secolo, quando un piccolo gruppo di monaci, che venivano dalla Francia, decise di stabilirsi in quelle terre paludose allo scopo di aiutare la popolazione locale, che in quel tempo era superstiziosa e ignorante.

Dopo anni e anni di lavoro, parte del complesso venne finalmente inaugurata e consacrata nel 1176, alla presenza dei membri dei Comuni che facevano parte della Lega Lombarda.
Solo sotto i Visconti, nel 1378, l’abbazia fu completata e affidata all’ordine degli Umiliati, che oltre a condurre una vita di preghiere e lavoro, erano dediti alla produzione di panni di lana e alla coltivazione dei campi con sistemi nuovi e innovativi per l’epoca.

Alla fine del Cinquecento un Umiliato tentò di uccidere San Carlo Borromeo durante uno dei suoi tanti viaggi pastorali.
L’attentatore fallì il suo obiettivo ma l’arcivescovo, ritenendo gli Umiliati troppo pericolosi, riuscì a far sciogliere l’ordine religioso dal Papa.
Nel 1600 il complesso fu affidato ai benedettini del gruppo degli Oliverani, che sono stati poi soppressi alla fine del Settecento dagli Austriaci.

Dall’Ottocento fino alla seconda guerra mondiale l’abbazia fu affittata a dei privati, fino a quando nel 1940 il cardinale Ildefonso Schuster, colpito dal suo stato di degrado, non la concesse a un gruppo di religiose, guidate da Margherita Marchi, che si erano separate dall’ordine dei Benedettini di Priscilla.

Il 1 maggio del 1941 l’abbazia venne consacrata come monastero benedettino e da allora le suore vi conducono un’intesa attività non solo di natura monastica, ma anche di produttrici di squisite confetture con la frutta locale.
Per anni il cappellano dell’abbazia è stato Luisito Bianchi, autore di “La messa dell’uomo disarmato” considerato dalla critica uno dei romanzi più belli sulla Resistenza dal punto di vista dei frati di un piccolo monastero tra le colline. abbazia viboldone 2

La facciata dell’abbazia, dalla forma a capanna, è solcata da due semicolonne che la dividono in tre parti, scandite da raffinate decorazioni in pietra bianca, mentre la lunetta del portale mostra Maria con il bambino tra sant’Ambrogio e Giovanni da Meda.
Vicino c’e il campanile, dalla curiosa forma a cono cestile, che è stato decorato con cornici in cotto e archetti alla base delle bifore.
All’interno dell’abbazia, con una pianta a sala rettangolare e divisa in tre navate con cinque campate sorretta da archi trasversali a sesto acuto, troviamo al centro cinque spicchi, dipinti con i colori dell’arcobaleno, che sorreggono la chiave di volta.
Numerosi sono gli affreschi che decorano la chiesa, tra cui ricordiamo la trecentesca Madonna con i Santi e un Giudizio Universale dello stesso periodo, tutti eseguiti dalla scuola pittorica degli allievi di Giotto. 
Inoltre, al primo piano di una palazzina che affianca l’abbazia, è possibile vistare la Sala della musica, che ospita una preziosa serie di strumenti musicali che vanno dal Quattrocento fino alla fine del Cinquecento.

Come arrivarci

Da Milano prendere Strada Statale Emilia  (SS 9) fino a S. Giuliano, attraversare tutto il centro abitato, al primo rondò, presso la Stazione FS prendere la direzione per Locale Triulzi (SP 46) per circa 15 km.

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