Gardone Riviera: il Vittoriale degli Italiani

vitto 1"Ho fatto di tutto me la mia casa; e l’amo in ogni parte. Se nel mio linguaggio la interrogo, ella mi risponde nel mio linguaggio."

(Gabriele D’Annunzio, Libro segreto)

Il Vittoriale non è solo  una villa, o un museo, è un piccolo mondo a parte, adagiato su di un colle terrazzato sulle rive del lago di Garda, qualcosa di unico, particolare, pieno di simbologie, di riferimenti,  colmo di oggetti singolari e preziosi.

Ogni costruzione, ogni arredo o suppellettile  ha una sua lettura, un suo motivo  di essere.

Il Vittoriale va visitato con calma, con un minimo di preparazione per poterne apprezzare almeno in parte l’enorme lavoro progettuale  e le bellezze artistiche che racchiude.

Attraverso il viale d’ingresso, dopo l’arco dell’Ospite, si accede  alla Piazzetta della Vittoria del Piave, ove è collocato il bronzo Vittoria del Piave.  A pochi passi il Pilo del dare in brocca (significa colpire il bersaglio al centro) che rappresenta la linea di difesa del Piave dal novembre 1917 all’ottobre 1918.

Proseguendo si incontra il Teatro all’aperto, dal quale si più ammirare l’isola del Garda, la punta di Manerba e la penisola di Sirmione.

Il Teatro, che il poeta chiamava Parlaggio, è ispirato ai canoni greci; il Vate  non ne vide la realizzazione definitiva, infatti venne completato solo nel 1953, ha un’acustica perfetta e può ospitare 1500 spettatori.

vittoriale La villa già esistente, la cosiddetta Prioria, che corrisponde al primo nucleo della casa e residenza del poeta, è divisa al suo interno in una serie di stanze, dai nomi molto singolari.

L’ingresso con una scala di sette gradini conduce  a un pianerottolo con due porte che conducono a sinistra all’Oratorio Dalmata per gli ospiti intimi e a destra  alla Stanza del Mascheraio per gli ospiti indesiderati.

Segue la Stanza della Musica, completamente rivestita, dalle pareti al soffitto, con stoffe scure e preziose per garantire una migliore acustica, ideata per i concerti che venivano tenuti da Luisa Baccara, la pianista amante del poeta, e la Stanza del Mappamondo, che era stata la biblioteca del precedente proprietario.

Proseguendo si incontra la stanza di servizio che introduce alla Zambracca, usata come studiolo e dove D’Annunzio morì, a causa di un’emorragia celebrale, il 1 marzo 1938.

Nella Stanza della Leda o camera da letto, sono raccolti oggetti rari e preziosi, tra i quali una coperta persiana di seta, un calco dello Schiavo morente di Michelangelo, numerosi idoli orientali, gli elefanti regalati al poeta dalla moglie e alcuni libri lasciati sul tavolino da notte.

La Veranda dell’Apollino, che illumina indirettamente la camera da letto, ospita numerosi animali in miniatura, mentre alle pareti sono esposti i calchi delle metope del Partenone e varie riproduzioni fotografiche di celebri dipinti.

Nella strabiliante stanza da bagno, dai sanitari di colore blu, vi sono circa novecento oggetti disseminati ovunque, mentre il pavimento è ricoperto da tappeti orientali.

Attraverso uno stretto corridoio si accede alla Stanza del Lebbroso, dove il poeta si recava a meditare nelle solenni ricorrenze, con un letto, sovrastato da un dipinto che raffigura San Francesco che abbraccia d’Annunzio lebbroso.

Attraversati il Corridoio della Via Crucis e la Stanza delle Reliquie e superate la Cucina, la Stanza delle Marionette e la Stanza del Giglio si arriva allo Scrittoio del Monco, lo studiolo  adibito alla gestione della corrispondenza.

Salendo tre alti scalini sormontati da un architrave, volutamente  bassa in modo che chi vi entra è costretto ad abbassare il capo, in senso di omaggio all’arte che qui nasceva, si arriva all’Officina, lo studio del poeta, dove sono ancora allineati sui vari tavoli di lavoro e sugli scaffali i manoscritti, i documenti e i volumi consultati. Sul tavolo è conservato il busto, velato, di Eleonora Duse.

Attraversando il Corridoio del Labirinto, si arriva alla sala da pranzo o Stanza delle Cheli, che prende il nome dalla tartaruga che troneggia a capotavola come monito alla sobrietà.

E’ questa stanza che congiunge la Prioria con Schifamondo.

Lo Schifamondo è la nuova ala avviata nel 1926 che, oltre ad alcune stanze, ospita un grande Auditorium per mostre, conferenze e concerti, alla cui cupola alla quale è sospeso il famoso aereo SVA 10 con il quale il poeta sorvolò Vienna, gettando i volantini per annunciare la vittoria italiana.

Dallo Schifamondo si accede al Viale di Aligi, che tra sentieri, fontane, ruscelli e cascate conduce a una rimessa che contiene il MAS 96, il motoscafo protagonista della Beffa di Buccari del 1918.

Continuando il percorso si incontra la prua della nave Puglia, un monumento scenografico che lascia stupefatti, costituisce un omaggio alla memoria di Tommaso Gulli e Aldo Rossi, due eroi dell’epopea fiumana, che morirono nelle acque di Spalato nel 1920.

La sommità dell’altura che sovrasta il parco del Vittoriale è dominata dal Mausoleo,  monumento funebre allestito dall’architetto Maroni dopo la morte del poeta, nel luogo in cui d’Annunzio aveva sistemato delle antiche arche, risalenti all’epoca romana, donategli della città di Vicenza.

Nel parco è anche possibile ammirare angoli particolarmente suggestivi come la Cascata dell’Acquapazza e il bellissimo Laghetto delle danze.

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