Gita fuori porta alle ville di Corbetta

corbettaLe origini di Corbetta risalgono all’ VIII secolo A. C. quando era un insediamento celtico, mentre verso il II sec. A.C. passò sotto la dominazione romana. Nei secoli successivi arrivarono i Goti, i Longobardi e i Franchi, mentre il borgo diventava un feudo dell’arcivescovo di Milano Ariberto d’Intimiano.

Nel 1154 Federico Barbarossa assediò Corbetta e la distrusse come aveva già fatto con Magenta, Rosate, ed Abbiategrasso. Ricostruita successivamente, con la nomina di Ottone Visconti ad arcivescovo di Milano Corbetta divenne uno dei possedimenti viscontei. L’importanza strategica del borgo è testimoniata dal fatto che il castello fu più volte un luogo di riunioni e di truppe, ad esempio Ludovico il Moro vi insediò delle truppe mercenarie svizzere.

Dopo la vittoria francese  sul Duca, il borgo fu conteso tra la Francia e gli Sforza finché nel 1529 Milano passò nelle mani degli spagnoli. Con il trattato di Utrecht e Rastadt nel 1714, il paese finìsotto il dominio austriaco. In questo periodo vi è una notevole rinascita economica grazie alla politica amministrativa attuata da Maria Teresa. Dopo l’unità di Italia la storia di Corbetta diventa parte della storia nazionale.

Durante il XVIII secolo a Corbetta furono edificate delle magnifiche ville,  che si aggiunsero alla ricca  villa Frisiani Mereghetti edificata nel 1653. Costruite come dimore di villeggiatura, in breve  divennero il punto di riferimento di alcune grandi aziende agricole.
La Villa Frisiani Olivares Ferrario apparteneva ai conti Frisiani, e in seguito passò agli Olivares e ai Ferrario.

La pianta presente uno schema architettonico inusuale, con  ali laterali distanti  tra loro con l’altezza uguale al corpo centrale, con grande continuità tra le varie parti, sottolineata da delle fasce decorative orizzontali che corrono su tutta la facciata centrale, con un doppio ordine di sette archi retti da colonne isolate che poggiano sulla balaustra. Il porticato del piano terra è coperto da una volta a botte che ha fatto ipotizzare l’esistenza di un edificio precedente inglobato nella villa.

Dallo scalone d’onore diviso in due rampe si accede al piano superiore, coperto da un soffitto a cassettoni lignei, una volta decorati da pitture ormai scomparse. Il loggiato distribuiva i locali del piano nobile, tra cui il grande salone centrale (ora sala giunta) che si affaccia con un grazioso balconcino sul parco retrostante. Nelle sale del piano terra sono conservati alcuni camini di pietra e i resti di decorazioni pittoriche e graffiti.

Attraversando il portico arriviamo a un grandioso parco  all’inglese, abbellito da un laghetto artificiale con una grotta retta da colonne e una statua del Nettuno.

La Villa Borri Manzoli, costruita nel Settecento, fu completata nell’Ottocento, come dimostra  il sopralzo sporgente dal tetto. La villa ha inglobato parte del demolito castello, come le murature delle facciate principali. La facciata diretta in direzione della piazza è in mattoni a vista con archi in pietra bianca. L’interno presenta dei  saloni neoclassici, con bassorilievi e stucchi. Il parco, molto vasto, conserva tracce di un giardino all’italiana ed incorpora il fontanile Madonna  corrispondente, all’antico fossato difensivo.

La Villa Massari, costruita intorno alla seconda metà del 1700, apparteneva alla famiglia Carones, poi passò ai Gabuzzi e ai Massari Pisani Dossi.

L’edificio principale ha una pianta ad U riconducibile alla tipologia classica delle dimore settecentesche. Dall'ingresso si accede al cortile d’onore quasi con le ali a due piani e un corpo centrale più alto con un porticato su tre archi. La facciata è ben articolata, con degli spigoli arrotondati. Nel portico sono affrescati stemmi nobiliari e insegne araldiche. Altre insegne sono sul camino in pietra nel salone centrale del piano terra. Il giardino retrostante è ben tenuto, con uno scenografico viale d’accesso, caro al gusto dei giardini all'italiana di gusto romantico, sotto il quale era ricavata una grotta-ninfeo.

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