Giovanni Testori: il cantore della Milano degli emarginati tra teatro, arte e letteratura

Giovanni Testori è stato uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento: scrittore, drammaturgo, poeta, critico letterario, storico dell’arte, pittore, regista e attore. Una figura complessa e potentissima, profondamente legata a Milano e al suo hinterland, che ha saputo raccontare come pochi altri le periferie, gli emarginati, la religiosità, la carne, il dolore e la grandezza umana.
Chi era Giovanni Testori
Nato il 12 maggio 1923 a Novate Milanese, da famiglia originaria dell’Alta Brianza, Testori studiò al Liceo San Carlo di Milano e si laureò in Lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1946. Fin da giovanissimo mostrò un forte interesse per la letteratura e per l’arte, collaborando con riviste culturali e scrivendo saggi di critica.
Fu allievo di Roberto Longhi e si impose presto anche come studioso della pittura lombarda tra Cinquecento e Settecento, senza però limitarsi al passato: guardò con attenzione anche ad artisti contemporanei come Cassinari, Morlotti e Guttuso. Questa doppia anima, letteraria e figurativa, accompagnerà tutta la sua vita.
I Segreti di Milano e il legame con la città
Nei primi anni Cinquanta Testori avviò il percorso narrativo che lo avrebbe reso celebre. La sua prima importante prova fu Il Dio di Roserio, cui seguirono le opere del ciclo dei “Segreti di Milano”, forse il punto più alto del suo legame con la città.
In queste pagine Milano non è mai solo uno sfondo: è un organismo vivo, contraddittorio, duro e tenerissimo insieme. Il mondo delle case di ringhiera, delle periferie, delle passioni violente, delle cadute morali e degli slanci disperati diventa materia letteraria altissima. Testori guarda soprattutto a chi resta ai margini della buona società, e proprio per questo è stato definito il cantore della Milano degli emarginati.
Accanto a Il Dio di Roserio, tra i titoli più ricordati di questa stagione ci sono Il ponte della Ghisolfa, La Gilda del Mac Mahon, Il fabbricone e Nebbia al Giambellino, pubblicato postumo ma centrale nel suo immaginario narrativo.
Il teatro, L’Arialda e lo scandalo
Testori non fu solo narratore: il teatro è una parte decisiva della sua opera. Il suo esordio drammaturgico al Piccolo Teatro avvenne nel 1960 con L’Arialda, destinata a suscitare grande scandalo per la durezza del linguaggio e per temi allora considerati scandalosi, tra cui l’omosessualità.
Il testo fu censurato e la sua vicenda contribuì a rendere ancora più noto il nome di Testori al grande pubblico. In quegli anni prese forma anche il suo sodalizio con Luchino Visconti, figura decisiva per il teatro e il cinema italiani, che intuì la forza scenica e la modernità della sua scrittura.
Nel mondo teatrale di Testori convivono tragedia e dialetto, corpo e spirito, comicità e ferita. La sua lingua è personalissima: fonde italiano, lombardo, inflessioni popolari e invenzioni espressive in una voce immediatamente riconoscibile.
Arte, giornalismo e critica
Parallelamente alla narrativa e al teatro, Giovanni Testori fu anche un importante critico d’arte e un autorevole giornalista culturale. Dal 1977 iniziò a collaborare con il Corriere della Sera, dove divenne presto una firma di primo piano, succedendo idealmente a Pier Paolo Pasolini come commentatore e assumendo un ruolo centrale anche nelle pagine artistiche.
Negli anni Ottanta la sua attività critica si intensificò ulteriormente. Molti giovani artisti devono anche a lui una parte della propria notorietà, perché Testori seppe riconoscere e sostenere talenti nuovi con una partecipazione rara, spesso militante, mai distaccata.
Dagli Scarrozzanti agli ultimi anni
Dal 1972, insieme a Franco Parenti, Testori portò in scena la Trilogia degli Scarrozzanti — L’Ambleto, Macbetto ed Edipus — sperimentando un teatro originalissimo e dando vita, con Andrée Ruth Shammah, al Salone Pier Lombardo, poi diventato Teatro Franco Parenti.
La morte della madre, nel 1977, segnò una svolta profonda e dolorosa. La sua scrittura si fece ancora più attraversata dalla dimensione religiosa e spirituale. Nacquero così testi come Conversazione con la morte, Interrogatorio a Maria e Factum est, nei quali il rapporto con Dio, con la sofferenza e con il mistero dell’esistenza si fece più esplicito.
Negli anni successivi collaborò intensamente con Franco Branciaroli e fondò con Emanuele Banterle il Teatro degli Incamminati. Anche nei suoi ultimi testi continuò a osservare Milano con lucidità feroce, come nel caso di In exitu, che racconta le ultime ore di un tossicodipendente nei pressi della Stazione Centrale.
Dopo una lunga malattia, Giovanni Testori morì il 16 marzo 1993. Alla sua scomparsa lasciava dietro di sé non solo romanzi, drammi e poesie, ma anche centinaia di articoli e interventi che continuano a testimoniare la vastità del suo pensiero.
Perché leggere Testori oggi
Leggere Testori oggi significa entrare in contatto con una delle voci più intense e scomode della cultura italiana. La sua Milano non è mai da cartolina: è una città vissuta, sofferta, sporca, umanissima. Nei suoi libri e nei suoi drammi trovano spazio gli esclusi, i fragili, gli scandalosi, i poveri, i corpi e le anime ferite.
Ma proprio in questa umanità lacerata Testori cercò sempre anche una possibilità di salvezza, di bellezza, di verità. È per questo che resta un autore fondamentale non solo per capire Milano, ma anche per capire meglio il Novecento italiano.
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