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Marco De Marchi: chi era il naturalista milanese e perché ha lasciato un’eredità tra Milano e i laghi

  • Redazione MilanoFree.it
Marco De Marchi: naturalista e mecenate milanese
Marco De Marchi (1872–1936): scienza, filantropia e un’eredità ancora visibile tra Milano e i laghi.

Non tutti lo conoscono per nome, ma a Milano lo si incontra anche solo su una targa stradale: Marco De Marchi (Milano, 5 dicembre 1872 – Varenna, 5 dicembre 1936) è stato un naturalista, mecenate e grande appassionato di ricerca scientifica. La sua storia intreccia impresa, studio e beneficenza, con un lascito che ancora oggi si riconosce tra istituti scientifici, musei e luoghi simbolo del territorio.

Dall’impresa di famiglia alla vocazione scientifica

De Marchi nacque in una famiglia benestante e, da giovane, dovette dedicarsi anche alla gestione di attività industriali e commerciali legate al patrimonio familiare. Questo non spense la sua curiosità: continuò a studiare da autodidatta e poi riprese un percorso universitario completo, con un approccio rigoroso e “da ricercatore” anche quando non faceva scienza come professione esclusiva.

I colibrì e la tesi sui Trochilidi

Una delle sue passioni più note riguarda i Trochilidi (i colibrì). De Marchi approfondì classificazione e comportamento di queste specie e dedicò loro un importante lavoro universitario, con osservazioni su nutrizione, canto e corteggiamento: un esempio di studio “totale”, non limitato alla sola descrizione delle specie.

Dalla zoologia alla fauna lacustre

Negli anni successivi si concentrò sempre più sugli ecosistemi d’acqua dolce e sulla fauna dei laghi, con ricerche anche in contesto alpino. Questa linea di interesse, legata alla limnologia e allo studio delle acque interne, è quella che segnerà in modo più duraturo la sua eredità scientifica.

Il mecenate: società scientifiche, musei, pubblicazioni

De Marchi non fu solo studioso: fu soprattutto un mecenate. Sostenne società scientifiche, pubblicazioni e collezioni, contribuendo a rafforzare istituzioni culturali e naturalistiche. Tra le iniziative ricordate, spiccano il supporto alla Società Italiana di Scienze Naturali e l’attenzione verso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, arricchito con donazioni e interventi che evitarono la dispersione di materiali importanti.

Pallanza e Varenna: il sogno di un istituto di ricerca

Il progetto più visionario nacque insieme alla moglie Rosa Curioni: trasformare la villa di vacanza sul Lago Maggiore (Pallanza) in un centro dedicato allo studio delle acque interne. La morte di Marco non fermò quel disegno: Rosa portò avanti l’idea e nel 1938 venne istituito l’Istituto Italiano di Idrobiologia “Dott. Marco De Marchi” a Verbania Pallanza, realtà che nel tempo confluirà nel sistema di ricerca nazionale.

Accanto a Pallanza, anche Villa Monastero a Varenna entra in questo racconto: luogo amato dai coniugi e legato alla loro idea di scienza, paesaggio e cultura. Oggi Villa Monastero è visitabile e conosciuta per giardino botanico, museo e attività culturali.

Villa Monastero a Varenna: giardino e dimora storica legata ai De Marchi
Villa Monastero (Varenna): un luogo in cui natura, storia e ricerca si sono incontrate.

Milano: Museo del Risorgimento e filatelia

Il legame con Milano resta fortissimo anche sul piano culturale. La famiglia De Marchi è collegata a Palazzo Moriggia, oggi sede del Museo del Risorgimento. Inoltre, Marco De Marchi fu un appassionato filatelico: dopo la sua scomparsa, la raccolta e i materiali legati alla filatelia contribuirono alla nascita di un percorso di studio e valorizzazione, che per un periodo fece di Milano un punto di riferimento per gli appassionati.

Perché ricordarlo oggi

Marco De Marchi è un esempio raro di “milanese europeo” prima ancora che l’espressione diventasse di moda: imprenditore, studioso, benefattore. La sua eredità non è un monumento singolo, ma una rete di luoghi e istituzioni: dalla ricerca sulle acque interne alla tutela delle collezioni, fino alla cultura civica. E forse è proprio questo il segno più forte: aver lasciato strumenti che continuano a produrre conoscenza.

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