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Piero Portaluppi: l'architetto delle grandi famiglie milanesi

Ritratto dell'architetto milanese Piero Portaluppi
Piero Portaluppi (1888-1967), tra i grandi protagonisti dell'architettura milanese del Novecento.

Piero Portaluppi è stato uno dei più importanti architetti milanesi del Novecento: l'uomo che, tra gli anni Venti e Trenta, diede forma alle dimore delle grandi famiglie borghesi di Milano e ridisegnò alcuni dei luoghi simbolo della città. Uno stile inconfondibile, elegante e raffinato, che ancora oggi si riconosce a colpo d'occhio.

Uno stile inconfondibile

Le case progettate da Portaluppi sono razionali e funzionali, ma al tempo stesso preziose e ricercate negli arredi, con un uso inusuale di materiali come pergamena, ottone, radica e malachite. Il suo tocco si riconosce nei pavimenti in noce intarsiato, nel marmo verde Alpi dei bagni, nei copri-termosifoni in ottone lavorato a losanghe, fino alla radica di tuja delle porte scorrevoli. Un esempio per tutti: l'appartamento ideato nel 1940 per Luigi Diana, dove perfino il mobile bar incassato nel muro nascondeva un'incisione settecentesca dell'editore inglese Boydell con Diana e Atteone — uno dei tanti raffinati leitmotiv dell'architetto.

Origini e formazione

Piero Portaluppi nasce a Milano il 19 marzo 1888 da Oreste, ingegnere edile, e Luisa Gadda; è cugino dello scrittore Carlo Emilio Gadda. Dopo il diploma all'Istituto tecnico Carlo Cattaneo, si iscrive al Politecnico di Milano, dove si laurea in architettura nel 1910 iniziando subito l'attività professionale. Al Politecnico tornerà da docente: professore di composizione architettonica dal 1936, sarà preside della Facoltà di Architettura per oltre vent'anni, tra il 1939 e il 1963.

Ettore Conti e la borghesia milanese

Nel 1912 inizia una lunga collaborazione con Ettore Conti, tra le figure più importanti dell'imprenditoria elettrica italiana e suo futuro suocero: per lui Portaluppi progetta numerose centrali idroelettriche lungo l'arco alpino (Verampio, Crego, Crevola d'Ossola). Tramite Conti si lega all'alta borghesia milanese, che diventa la sua clientela: i Borletti, i Fossati, i Crespi, Angelo Campiglio, Mino Brughera. Tra i primi lavori, la riforma della Pinacoteca di Brera e il restauro della Casa degli Atellani in corso Magenta.

Le utopie ironiche: SKNE, Allabanuel, Hellytown

Pochi sanno che Portaluppi fu anche un grande ironista. Negli anni Venti elaborò una serie di progetti utopici e mai realizzati, vere parodie dei miti della metropoli moderna, i cui nomi sono giochi di parole arguti: il grattacielo da 85 piani SKNE per New York (1920), il cui acronimo va letto come "Skappane!", un monito contro l'insensata modernolatria; il quartiere a scacchiera Allabanuel, che letto al contrario svela "l'è una balla"; e la città verticale e "infernale" Hellytown (1926). Non a caso, nel 1927, insieme a Marco Semenza pubblicò un beffardo piano regolatore intitolato Milano com'è ora, come sarà: un umorismo che gli valse il soprannome di "Barbarossa".

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, ex convento di San Vittore restaurato da Portaluppi
L'ex convento di San Vittore, trasformato da Portaluppi nel Museo della Scienza e della Tecnologia.

I capolavori milanesi

Il ruolo di Portaluppi si consolida con una serie di opere divenute icone. Nel 1929 firma il Planetario Hoepli, donato alla città dall'editore, e nello stesso periodo la Casa Boschi di Stefano (oggi casa-museo) e i palazzi delle famiglie Crespi. Ma il capolavoro assoluto è la Villa Necchi Campiglio (1932-35), oggi bene del FAI e set cinematografico amatissimo, perfetta sintesi del suo stile tra modernità e lusso discreto. Sempre suo il progetto della Villa del sabato per gli sposi per la V Triennale del 1933.

Il dopoguerra e i grandi restauri

Tra i suoi interventi sui grandi edifici storici milanesi spiccano il restauro della Cappella Portinari e soprattutto il lungo lavoro su Santa Maria delle Grazie, con la sistemazione della sagrestia bramantesca dopo i danni di guerra. A lui si devono anche la trasformazione del convento di San Vittore nel Museo della Scienza e della Tecnologia, il riassetto della Ca' Granda come sede dell'Università Statale, il disegno del sagrato di piazza del Duomo e la collaborazione con l'amico Giò Ponti per la sede milanese della RAS.

Riconosciuto da incarichi prestigiosi (presidente dell'Ordine degli architetti, membro del Consiglio Superiore per le Belle Arti), Piero Portaluppi muore nella sua casa di corso Magenta il 6 luglio 1967. La sua abitazione-studio ospita oggi la Fondazione Piero Portaluppi, che ne custodisce l'archivio.

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