La Lega Lombarda e la battaglia di Legnano: verità e mito (1153-1176)

Nell'Italia del XIX secolo l'episodio culminante della lotta contro l'Impero, la battaglia di Legnano, crebbe fino a diventare episodio paradigmatico di unità nazionale: la vittoria dei Comuni alleati, patriotticamente reinterpretata come simbolo di ribellione al giogo straniero, fu paragonata da penne importanti (Pellico, Berchet, Carducci) al desiderio d'indipendenza dall'ormai agonizzante dominazione asburgica. Lasciata alle spalle la retorica romantica e risorgimentale, ormai liberi di scavare a fondo, ci chiediamo: cosa accadde realmente a Milano e in Lombardia nella seconda metà del XII secolo?
I liberi Comuni e le regalìe
I liberi Comuni sorti nel cuore dell'antico regno longobardo, vassalli del Sacro Romano Impero da quattrocento anni, si erano appropriati dei diritti regi di amministrare la legge, battere moneta, portare le armi, non rispondere alla chiamata militare, non pagare le tasse, oltre a concedere feudi ed eleggersi un podestà: l'auto-assegnazione delle "regalìe" colmava l'effettivo vuoto di potere causato dall'assenza dei sovrani tedeschi sul suolo italico.
In un'epoca in cui il concetto di lotta contro il potere straniero non esisteva ancora, prima i lodigiani, poi i cremonesi e i pavesi iniziarono a inviare ambascerie alla volta della Germania. Al cospetto di un ancor giovane Federico di Svevia, detto poi il "Barbarossa", i messi lombardi fecero a gara nel dimostrare la loro insofferenza nei confronti della città egemone: Milano.
L'arrivo del Barbarossa
Con una politica di conquiste talvolta brutale e un sistema mercantile evolutissimo, spazzando via la concorrenza dalle Alpi fino al lago di Garda, Milano si era guadagnata l'antipatia dei suoi vicini. Fresco sovrano dal pugno di ferro, Federico Hohenstaufen iniziò a ordire una fitta rete di alleanze con le città lombarde scontente: presto il tedesco ebbe dalla sua parte Como, Pavia, Lodi, Cremona, i marchesi del Monferrato, i Malaspina dell'Oltrepò, e perfino i giuristi bolognesi, stimati in tutta Europa. Conquistare la ricca Lombardia, a metà strada tra i commerci che legavano nord e sud dell'Europa, significava appropriarsi delle chiavi per il dominio dell'intera Penisola.
Nel 1154 Barbarossa scese in Italia e appiccò fuoco a Tortona. Nonostante l'alleanza con Brescia, Milano fu stretta d'assedio e ridotta alla fame; la città rinunciò ai suoi titoli e pagò le indennità dovute; Asti e Chieri furono distrutte, mentre Como e Lodi ritrovarono un'autonomia effimera sotto la supervisione del sovrano. Federico si incoronò re d'Italia a Pavia: l'autorità imperiale sul suolo italico parve restaurata, ma il sogno dell'imperatore fu di breve durata.
La distruzione di Milano
Non passò molto che i milanesi, riedificata Tortona a tempo di record, incendiando Lodi e attaccando Pavia, si accinsero a sfidare il Barbarossa in persona. La risposta non tardò: nel 1162 Federico tornò in Italia alla testa di un potente esercito, col quale si prefiggeva di sottomettere l'intera Lombardia. Dopo aver occupato Brescia, le armate incrudelirono sulla piccola Crema: usando gli ostaggi come scudi viventi, li legarono a torri mobili, sottoponendoli al "fuoco amico" delle frecce dei difensori. Infine costrinsero Milano, ancora una volta, alla resa: le mura della città e le maggiori contrade furono rase al suolo; i cittadini, ridotti al rango di servi, furono deportati in quattro borgate esterne.
Le reliquie dei Re Magi, simbolo di autonomia, furono trafugate e traslate nel duomo di Colonia — dove si trovano ancora oggi. Forte del consenso dei giuristi bolognesi, Barbarossa dichiarò Milano messa al bando: a tutte le città vicine fu proibito intrattenere rapporti con la ribelle.
La scomunica e la nascita della Lega
Questa volta l'Hohenstaufen aveva superato il limite. Il papa, Alessandro III, ostile all'imperatore, intervenne appoggiando i Comuni: Federico, che aveva nel frattempo sostenuto un antipapa, si trovò contro l'autorità spirituale della Chiesa oltre che le città lombarde.
Constatato che la presenza ingombrante del dominio straniero stava azzerando i privilegi consuetudinari di tutti, gran parte delle città lombarde cominciarono a tirarsi indietro e ad associarsi. Nel 1164 in Veneto Padova, Vicenza, Verona e Treviso, stanche dei soprusi dei funzionari imperiali, si strinsero nella cosiddetta Lega Veronese. Poi Mantova, Bergamo, Brescia e Cremona, giurando di difendersi a vicenda e di far valere gli antichi diritti, misero mano alla ricostruzione delle mura di Milano. Nel 1167, secondo la tradizione con il celebre — ma storicamente incerto — giuramento di Pontida, le città lombarde, emiliane e venete si fusero in un'unica alleanza: la Lega Lombarda (Societas Lombardiae).
La battaglia di Legnano
I tempi erano maturi. In onore del papa alleato fu fondata la resistente cittadella di Alessandria, presto assediata dal Barbarossa tra il 1174 e il 1175. I milanesi accorsero in aiuto con il leggendario "carroccio", il carro-altare simbolo dell'unità comunale. Finalmente, il 29 maggio 1176, si combatté la celeberrima battaglia di Legnano: l'avanguardia dei milanesi si scontrò con quella tedesca, sbaragliandola e disperdendo la cavalleria imperiale. Il comando effettivo delle truppe comunali fu del console milanese Guido da Landriano (la popolare figura di Alberto da Giussano, entrata nel mito risorgimentale, è considerata dagli storici una leggenda posteriore).
Dopo Legnano: verità e mito
In verità Federico di Svevia, inizialmente creduto morto in battaglia, non fu mai veramente sconfitto sul piano strategico; con la pace di Costanza del 1183 trattò la sua resa come una gentile concessione, riconoscendo ai Comuni l'autonomia in cambio di un formale giuramento di fedeltà. Tre anni dopo sarebbe addirittura entrato a Milano da amico, per celebrare il matrimonio del figlio Enrico VI con Costanza d'Altavilla, ultima erede del Regno di Sicilia: falliti i piani di conquista del Nord, la vecchia volpe si accingeva a tessere i fili per il futuro dominio del Meridione.
Il sovrano avrebbe infine trovato la morte annegando in un fiume della Cilicia, durante la Terza Crociata, nel 1190. Le imprese della Lega Lombarda, invece, cristallizzate dal mito, sarebbero passate per sempre alla storia — anche se, come spesso accade, la verità storica è assai più complessa e sfumata della leggenda risorgimentale.
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